Il 15 ottobre, a Corso Re Umberto 46, la città di Torino e il Torino FC hanno commemorato il settantaduesimo compleanno di una drammatica perdita: la morte di Gigi Meroni la celebre “Farfalla Granata”. Il luogo, esattamente dove l’artista del calcio perse la vita in un incidente stradale, è stato trasformato in un punto di ritrovo per tifosi, ex calciatori e rappresentanti istituzionali, che hanno voluto onorare la memoria del giovane genio.
Arrivato al club nel 1964 provenendo dal Genoa per una cifra record di oltre 300 milioni di lire, Meroni ha subito incantato il pubblico torinese con dribbling reali capolavori e con un carisma fuori dagli schemi. Il suo stile, caratterizzato da calzettoni arrotolati, maglia fuori dai pantaloncini e il numero 7 sulla schiena, è diventato un simbolo di libertà e creatività, ancora ricordato da chi lo ha visto giocare e da chi lo ha conosciuto tramite filmati d’archivio.
La cerimonia commemorativa in Corso Re Umberto
Intorno al cippo dedicato a Meroni, un gruppo di circa cinquanta persone si è radunato per una breve ma intensa cerimonia. L’evento, promosso dal Circolo Soci Torino FC 1906 in collaborazione con la società, ha visto la partecipazione di volti storici del club: l’ex trequartista Renato Zaccarelli, l’attaccante Claudio Sala e il difensore Giuseppe Pallavicini, tutti protagonisti dello scudetto del 1976. In loro compagnia, l’assessore Mimmo Carretta ha aperto i lavori, sottolineando l’importanza di mantenere viva la memoria intergenerazionale.
Presenze istituzionali e benedizione
Il rito è proseguito con la benedizione impartita da Don Gian Luca Carrega che ha sostituito Don Riccardo Robella. Il sacerdote ha tracciato un parallelismo tra la figura di Santa Teresa d’Avila e quella di Meroni, evidenziando come entrambi abbiano guardato oltre i confini del proprio ruolo per aprire nuove prospettive. Dopo la preghiera, i fiori erano disposti attorno al monumento, mentre gli invitati hanno avuto modo di condividere ricordi personali.
Ex calciatori e tifosi sul posto
L’atmosfera è stata arricchita dalle parole di chi ha vissuto in prima fila i successi del passato: Zaccarelli ha ricordato la “stravaganza” di Meroni in campo, mentre Sala ha descritto il suo talento come “imprendibile e unico”. I tifosi presenti, molti dei quali hanno attraversato generazioni, hanno esibito striscioni granata e cantato in coro l’inno del club, trasformando il tributo in una vera e propria festa di riconoscenza.
Il fascino intramontabile di Gigi Meroni
Al di là del doloroso ricordo, la vita di Meroni continua a influenzare la cultura sportiva e non solo. Il giovane, oltre a calcare il prato, era un artista poliedrico: amava dipingere, cucire i propri abiti e collezionare dischi dei Beatles e jazz. Questa sua multifacetica attitudine lo ha reso un simbolo di autenticità, capace di fondere sport e creatività in un unico percorso di libertà personale.
Il contributo in campo e la personalità fuori dal campo
Nel ruolo di esterno offensivo, Meroni collezionò sei presenze in Nazionale, segnando due gol, ma il suo vero impatto è stato quello di introdurre un “arte-dribbling” che ha cambiato la percezione del calcio italiano degli anni ’60. Il suo rifiuto di trasferirsi alla Juventus, nonostante la proposta di 750 milioni di lire, ha alimentato una “insurrezione” popolare che ha ciclicamente rinvigorito l’identità granata. Fu anche un pioniere nella moda: realizzava i propri vestiti, cosa rara per un calciatore dell’epoca.
Il ricordo nella cultura granata
Il ricordo di Meroni è perpetuato in iniziative come la trasmissione radiofonica di Massimo Paravani su Radio GP Magazine, intitolata “Il mondo ha la forma di un pallone”. Il programma, in onda per tutta la settimana, racconta la storia di un talento che ha saputo legare passione, libertà e malinconia, dimostrando come un campione possa diventare leggenda non solo per le imprese sportive, ma anche per la capacità di parlare al cuore della sua comunità. Così, anche a distanza di quasi sei decenni, la “Farfalla Granata” continua a volare sui cuori dei torinesi.



