Gianfranco Zola, oggi alla guida delle attività giovanili del Club Italia, ha offerto una valutazione lucida sullo stato attuale del calcio italiano. In diverse occasioni ha evidenziato come la percezione della maglia azzurra sia cambiata rispetto ai suoi anni da protagonista, e ha illustrato le sfide che la Federazione deve affrontare per tornare competitiva sul palcoscenico internazionale.
Zola e la trasformazione della percezione della maglia azzurra
Il campione di Chelsea, Parma e Cagliari ricorda che, quando lui giocava, vestirla era la massima aspirazione per ogni calciatore. Oggi, secondo le sue parole, la priorità dei giovani è più spesso orientata verso le competizioni di club, in particolare le partite di Champions League, dove l’aspetto economico è determinante. “L’ambizione di molti è giocare partite importanti di Champions, anche per i soldi”, ha dichiarato, aggiungendo però che “la Nazionale deve rimanere la massima aspirazione”. Per Zola, partecipare a un Mondiale o a un Europeo con la maglia del proprio Paese rimane “la cosa più bella che ti possa capitare”.
Il progetto di base di Club Italia: vivai 5-14 anni
Nel suo ruolo di coordinatore, Zola ha posto l’accento sui settori giovanili, concentrandosi in particolare sulla fascia d’età compresa tra i 5 e i 14 anni. “Si parlava di settore giovanile, in particolare il focus era sull’attività di base, ragazzi dai 5 ai 14 anni”, ha spiegato, sottolineando che la Federazione sta dialogando con le diverse componenti del calcio nazionale per capire dove intervenire. Il ranking dei vivai italiani è considerato buono, ma Zola non nasconde che “ci sono nazioni che stanno facendo veramente molto bene”, rendendo necessaria una ridefinizione delle strategie di crescita.
Confronto con le realtà estere
Secondo l’ex fantasista, l’Italia deve “alzare l’asticella”. La difficoltà, secondo le sue parole, è proprio il fatto che “la nostra asticella, come dico sempre, è posta in alto”, rendendo il miglioramento più complesso ma non impossibile. Questa metafora evidenzia la necessità di spostare l’obiettivo da una semplice posizione di classifica a un vero crescita qualitativa soprattutto nei primi anni di formazione.
Sfide di talento e il futuro della nazionale
Un’analisi oggettiva della qualità disponibile in Italia evidenzia una “fisiologica scarsità di elementi dotati di quella genialità” che caratterizzava leggende come Francesco Totti, Alessandro Del Piero e Roberto Baggio. Zola ammette che, sebbene ci siano “buoni giocatori”, manca ancora quella capacità di risolvere le partite in maniera decisiva. La sua proposta è di migliorare ciò che già funziona, in particolare il settore giovanile affinché gli “elementi già buoni” possano evolversi in fuoriclasse.
Per superare questo momento critico, Zola insiste sulla necessità di avere più coraggio nella gestione dei giovani talenti. “Servirebbe più coraggio coi nostri ragazzi, immaginare cosa potranno dare in prospettiva e non solo nell’immediato”. Sottolinea che un calciatore di 18 anni non è ancora “completo” e che il compito delle strutture è “fargli fare il miglior percorso possibile”.
L’appello è chiaro: investire nei vivai, confrontarsi con le migliori realtà internazionali e dare spazio alla crescita a lungo termine dei giovani, perché solo così l’Italia potrà tornare a creare fuoriclasse capaci di brillare in Europa e nel mondo.



