Ciro Immobile, uno dei bomber più prolifici della storia recente del calcio italiano, ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato. A 36 anni, il centravanti di Torre Annunziata ha deciso di chiudere una carriera straordinaria, segnata da numeri impressionanti e momenti indimenticabili.
Il suo addio è stato accompagnato da una lettera commovente pubblicata sui social, in cui Immobile ha ripercorso il suo viaggio, dai campetti sgarrupati di Torre Annunziata alla Tour Eiffel, passando per le maglie di Juventus, Torino, Lazio, Borussia Dortmund, Siviglia e Paris FC.
Un percorso straordinario
Immobile ha iniziato la sua avventura calcistica all’età di 4 anni nel Torre Annunziata ’88, con la maglia numero 20 perché quella numero 9 era stata rubata. Crescendo, ha sognato di diventare come Alessandro Del Piero, il suo idolo, e alla Juventus ha esordito al suo posto sia in Serie A che in champions league.
La sua carriera è stata una carrellata di brividi ed emozioni Siena, Pescara, Grosseto, Genoa, Torino due volte, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e Paris FC. Ogni esperienza ha lasciato un segno, ogni maglia una storia da raccontare.
I record e i trofei
Con la Lazio, Immobile ha trovato la sua dimensione ideale, diventando uno dei centravanti più prolifici del calcio italiano. Ha realizzato 207 gol con la maglia biancoceleste, di cui 201 in Serie A, un bottino che lo colloca all’ottavo posto nella classifica dei migliori marcatori di sempre del torneo.
Il momento più alto della sua carriera è stato nella stagione -20, quando ha segnato 36 reti in campionato, eguagliando il record di Gonzalo Higuain per il maggior numero di gol realizzati in una singola stagione di Serie A. Con la Lazio ha conquistato due Supercoppe Italiane e una Coppa Italia, oltre a un legame fortissimo con la tifoseria.
Il futuro del calcio italiano
Immobile ha parlato anche delle difficoltà strutturali del movimento calcistico italiano e della mancanza di veri eredi nel ruolo di attaccante. Secondo il bomber, il problema principale è la base, ovvero le strutture. Ha citato come esempio il Paris FC, che ha uno stadio moderno e un ambiente accogliente per i tifosi.
“In Italia siamo in ritardo sotto questo punto di vista”, ha dichiarato Immobile. “La gran parte delle cose che so fare le ho imparate per strada quando ero ragazzino. Oggi i giovani non giocano più per strada, ma bisogna che i giocatori di oggi e quelli di domani abbiano ben in testa che lo scopo resta quello di divertirsi, ovunque tu decida di giocare.”
Immobile ha anche parlato del cambiamento nel ruolo dell’attaccante, che oggi è visto più come un regista avanzato che come un bomber puro. “Prima si chiedeva agli attaccanti di finire le azioni, di mettere la palla dentro. Oggi, un allenatore è contento se l’attaccante ha fatto giocare la squadra, che segni o no.”
Pio Esposito, l’erede designato
Tra i giovani attaccanti italiani, Immobile ha indicato Pio Esposito come l’unico in grado di seguire il suo percorso. Tuttavia, ha notato che anche Esposito cerca prima l’azione decisiva che il gol puro e duro.
L’addio e il futuro
Immobile ha annunciato il suo ritiro con una lettera a cuore aperto, ringraziando tutti coloro che hanno fatto parte del suo viaggio: dagli allenatori ai compagni di squadra, dalla famiglia ai tifosi. “Non riesco più a essere il Ciro di una volta”, ha scritto, “il fisico mi ha presentato il conto, quindi meglio fermarsi. Con il sorriso.”
Il bomber ha anche annunciato che non intende allontanarsi completamente dal calcio e soprattutto dal Paris FC. “Tornerò a Parigi perché voglio seguire la squadra. Non siate tristi per me perché io sono felice di poter vivere la mia famiglia e poter pensare a tanti progetti futuri.”



