Vito Tisci, presidente del Comitato Regionale Puglia della Lega Nazionale Dilettanti ha raggiunto un traguardo storico con la sua quarta conferma consecutiva alla guida del Settore Giovanile e Scolastico della Figc. Dodici anni di leadership rappresentano un riconoscimento del suo impegno nella formazione e nella crescita dei giovani talenti.
Il nuovo presidente federale Giovanni Malagò ha rinnovato la fiducia in Tisci, scegliendo la continuità nel percorso sviluppato in questi anni. Tisci ha espresso gratitudine verso Malagò e il Consiglio Federale, sottolineando come questa fiducia sia un riconoscimento del lavoro svolto da tutta la struttura federale.
La visione di Tisci per il futuro del calcio giovanile
Per Tisci, la continuità non significa conservazione, ma la capacità di consolidare quanto costruito e affrontare nuove sfide. Il Settore Giovanile e Scolastico è diventato una vera infrastruttura tecnica, educativa e territoriale della Federazione. La priorità del nuovo mandato sarà rendere la qualità della formazione accessibile in ogni territorio, rafforzando il Sistema di Qualità dei Club lo sviluppo territoriale, la formazione degli adulti e la tutela dei minorenni.
“Il nostro obiettivo non è soltanto formare più calciatori, ma persone e organizzazioni sempre più competenti. Solo una base di qualità può riportare il calcio italiano ai massimi livelli”, afferma Tisci.
La collaborazione con Claudio Ranieri
Il nuovo Direttore Tecnico della Figc e presidente del Club ItaliaClaudio Ranieri ha indicato nel Settore Giovanile il punto da cui ripartire per rilanciare il calcio italiano. Tisci sottolinea l’importanza di una collaborazione stretta tra tutte le aree tecniche federali.
“È fondamentale che Settore Giovanile e Scolastico, Settore Tecnico, Club Italia, Nazionali, Leghe e società condividano linguaggi, metodologie e obiettivi. La presenza di Claudio Ranieri può favorire questo raccordo”, spiega Tisci.
Il passaggio dal settore giovanile al professionistico
Uno dei principali ostacoli per i giovani talenti italiani è il passaggio dal settore giovanile al calcio professionistico. Tisci riconosce che non esiste una sola causa, ma sottolinea l’importanza di percorsi di transizione, maggiore dialogo tra vivai e prime squadre, seconde squadre e incentivi che valorizzino chi concede spazio ai giovani.
“Non chiediamo protezione, ma opportunità”, afferma Tisci, sottolineando la necessità di investire davvero sui giovani.
La creatività nel calcio giovanile
Tisci condivide parzialmente l’idea che il calcio giovanile abbia privilegiato la tattica rispetto alla tecnica. “La tattica è fondamentale, ma non deve limitare la capacità dei ragazzi di osservare, scegliere e creare”, spiega.
Per recuperare i principi del calcio di strada, Tisci suggerisce di promuovere il gioco libero, uno contro uno, spazi ridotti, futsal, meno specializzazione precoce e maggiore accettazione dell’errore. “La creatività non si insegna con un esercizio, ma costruendo un ambiente che permetta ai giovani di decidere e sperimentare autonomamente”, conclude.
Il ruolo delle scuole calcio
Le scuole calcio devono affrontare costi crescenti e aspettative sempre maggiori. Tisci sottolinea l’importanza di riportare il bambino al centro del progetto, attraverso allenatori qualificati, attività adeguate all’età, pari opportunità e attenzione al benessere.
“Le famiglie devono essere coinvolte in una vera alleanza educativa. Lo spessore di un club non si misura dai trofei conquistati, ma dalla capacità di accompagnare ogni ragazzo nel proprio percorso di crescita”, afferma Tisci.
Il futuro del calcio italiano
Tisci immagina un futuro in cui nessun bambino sarà escluso dal calcio per motivi economici, sociali o per i suoi tempi di maturazione. “Vorrei un movimento con una base ancora più ampia e qualificata, capace di accompagnare più giovani fino al calcio professionistico senza dimenticare che lo sport forma prima di tutto cittadini”, conclude.
Per Tisci, il successo del Settore Giovanile e Scolastico si misurerà nella capacità di accogliere, educare, far crescere e far innamorare i ragazzi del calcio. “Perché l’eccellenza nasce sempre da una base ampia, inclusiva e competente”, afferma.



