Nella Striscia di Gaza, dove la guerra ha lasciato profonde ferite fisiche e psicologiche, il calcio sta diventando un simbolo di speranza e resilienza. In un piccolo campo da calcio a Deir el-Balah, un gruppo di giovani donne con arti artificiali sta ritrovando la forza di vivere attraverso lo sport. Le loro storie sono un esempio di coraggio e determinazione in un contesto di grande difficoltà.
La squadra di calcio femminile amputata di Gaza
La squadra di calcio femminile amputata dell’Associazione Palestinese è composta da 11 giocatrici, nove con amputazioni degli arti inferiori e due con amputazioni degli arti superiori che giocano come portieri. Queste donne hanno perso gli arti durante i bombardamenti israeliani o a causa di ferite mortali. La squadra è nata con l’obiettivo di aiutare le giocatrici a riprendersi fisicamente e mentalmente dalle prove che cambiano la vita.
Le storie delle giocatrici
Tra le giocatrici c’è Farah Abu Qinas, una 23enne che ha perso una gamba a causa di un bombardamento. Dopo l’amputazione, Farah ha dovuto affrontare l’isolamento e la difficoltà di adattarsi alla nuova realtà. Grazie alla squadra di calcio, ha ritrovato la fiducia in se stessa e la voglia di vivere. Anche Rozan Khaira e Aisha al-Abadla hanno storie simili: Rozan ha perso una gamba a causa di un attacco aereo, mentre Aisha è nata con un braccio incompleto, probabilmente a causa dell’esposizione al fosforo bianco durante la gravidanza di sua madre.
Il calcio come terapia
Il calcio è diventato un metodo importante per il recupero fisico e psicologico delle giocatrici. Il dottor Khader Abdelhadi, psicologo dello sport e allenatore della squadra Gaza Hope, afferma che il calcio aiuta i sopravvissuti a ritrovare fiducia e a riconnettersi con la società. Le giocatrici, che inizialmente sperimentavano isolamento e ritiro, ora sono sul campo non solo come sopravvissute alla guerra, ma come atlete con ambizioni e obiettivi.
La squadra continua ad affrontare sfide enormi, tra cui risorse limitate e supporto insufficiente. Tuttavia, grazie agli sforzi e alle partnership della comunità, è riuscita a sopravvivere fino ad ora. In un contesto in cui 1.009 membri della comunità atletica palestinese sono stati uccisi nella guerra genocida di Israele contro Gaza, la squadra di calcio femminile amputata rappresenta un raggio di speranza.
La festa per la Spagna a Gaza
Mentre la squadra di calcio femminile amputata lotta per sopravvivere, nella Striscia di Gaza si festeggia anche la vittoria della Spagna ai Mondiali. Video di bambini in festa tra le macerie sono circolati sui social network, mostrando come il calcio possa unire le persone anche in tempi di grande difficoltà. La Roja è stata una delle nazionali più tifate nel mondiale degli Stati Uniti, insieme all’Egitto di Mohammed Salah.
La festa per la vittoria della Spagna ha avuto un significato politico, con la Spagna di Pedro Sánchez supportata da Gaza per le sue scelte politiche sulla questione palestinese. Al contrario, l’Argentina di Javier Milei è stata sostenuta dall’ultradestra israeliana, con Benjamin Netanyahu e i suoi ministri che hanno espresso il loro sostegno all’Albiceleste. La finale tra Spagna e Argentina ha quindi assunto un significato che va oltre il calcio, riflettendo le tensioni politiche internazionali.
In un contesto di grande difficoltà, lo sport diventa un mezzo per superare il trauma e riconquistare la propria vita.


