Il lunedì 14 settembre, poco dopo le 21, le calciatrici della squadra femminile di Borgata Gordiani si trovavano a fare esercizio nel parco Don Cadmo Biavati, situato in via delle Palme. In quell’ora, l’ambiente è solitamente poco frequentato e, secondo le testimonianze, è stato improvvisamente avvolto da un clima di paura. Le giovani atlete hanno raccontato di aver sentito delle voci maschili che urlavano minacce di violenza, accompagnate dal lancio di bottiglie contro il gruppo.
L’attacco nel parco Don Cadmo Biavati
Secondo le ricostruzioni, le intimidazioni includevano la frase: “Se non ve ne andate vi spariamo”. Le ragazze, sorprese e spaventate, hanno dovuto interrompere l’allenamento quando le luci del parco si sono spente in modo improvviso. Il parco Don Cadmo Biavati era già stato oggetto di segnalazioni da parte del Municipio V per problemi di sicurezza e degrado, soprattutto nelle ore serali, quando il luogo si svuota e la percezione di insicurezza aumenta.
Reazioni delle istituzioni
Il minisindaco del Comune, Mauro Caliste, ha condannato l’accaduto definendolo “inaccettabile” e ha ribadito che nessuno dovrebbe sentirsi minacciato mentre pratica sport, soprattutto le ragazze. L’assessore al Verde, Edoardo Annucci, ha richiesto alla Questura un approfondimento, ricordando che l’area è già stata segnalata alla Prefettura e discussa nell’Osservatorio per la sicurezza. Entrambi hanno sottolineato l’importanza di garantire la fruibilità degli spazi pubblici senza che la paura ne limiti l’uso.
Il dibattito sulla sicurezza degli spazi pubblici
Le attiviste di Borgata Gordiani hanno colto l’occasione per evidenziare il problema più ampio della perdita di libertà negli spazi cittadini. Hanno affermato che parchi, ville e piazze devono essere luoghi di incontro e socialità, non territori controllati da gruppi criminali. La sicurezza non deve tradursi nella chiusura o nell’abbandono degli spazi, ma nella loro vita attiva e condivisa. Il caso ha riacceso la discussione su come le amministrazioni locali possano migliorare l’illuminazione, la videosorveglianza e la presenza di forze dell’ordine nei momenti più critici.
Le richieste della squadra e dei sostenitori
Le calciatrici hanno denunciato alla polizia il fatto, lamentando una risposta iniziale di “impossibilità di intervenire”. Successivamente, la polizia sarebbe giunta sul posto ma ha trovato il parco già vuoto, sollevando dubbi sull’efficacia dell’intervento immediato. Gli attivisti chiedono un impegno concreto da parte delle autorità per assicurare che episodi simili non si ripetano e per promuovere iniziative di collaborazione con il terzo settore, al fine di programmare l’utilizzo sicuro delle aree verdi.
Il caso della squadra femminile di Borgata Gordiani, quindi, non è solo un episodio di violenza isolata, ma un segnale che invita a ripensare la gestione e la tutela degli spazi pubblici nella capitale. La volontà delle giovani atlete di tornare a praticare sport liberamente, insieme alle richieste di responsabilità da parte delle istituzioni, potrebbe rappresentare un passo decisivo verso una Roma più sicura e inclusiva per tutte le cittadine.



