Il Forest Green Rovers, squadra di Nailsworth che milita nella National League, ha compiuto una scelta inattesa: dalla partenza del preside tecnico Robbie Savage il 2 ottobre il club ha deciso di non sostituirlo con un nuovo manager. Il proprietario Dale Vince, noto per le sue iniziative ambientaliste, ha dichiarato che la squadra potrà operare “senza un capo egoista” per un periodo di prova, lasciando spazio a una gestione collettiva. L’idea, seppur provocatoria, nasce in un momento delicato, con il club che occupa il sedicesimo posto e registra solo quattro vittorie nelle prime dodici giornate.
Il club elimina il ruolo di manager unico
Vince ha spiegato che non esiste alcuna vacancy da colmare e che, per ora, non sono in corso colloqui né ricerche di candidati. L’obiettivo è osservare come la squadra reagirà a un modello più orizzontale, dove le decisioni tattiche e organizzative non ricadranno più su una singola figura. Secondo il proprietario, un grande ego non garantisce scelte migliori al contrario, la condivisione delle responsabilità potrebbe favorire decisioni più equilibrate e razionali. Il club intende osservare i risultati per qualche settimana, prima di valutare eventuali aggiustamenti.
Il nuovo organigramma: Bowen, Klukowski e Gould
Al posto di un manager, la panchina è stata affidata a tre membri dello staff tecnico già presenti: Josh Bowen e Yan Klukowski, entrambi first-team coach e Jonathan Gould, responsabile degli allenamenti dei portieri e delle situazioni di palla inattiva. I tre collaborano alla programmazione degli allenamenti, alla scelta della formazione e alla gestione quotidiana del gruppo. Nessuno di loro è stato ufficialmente nominato “capo allenatore”, ma tutti e tre condividono la responsabilità di mettere la faccia sul lavoro svolto a bordo campo.
Prime partite senza manager
La sperimentazione è iniziata in maniera poco luccicante: nella prima gara diretta, il Forest Green ha subito una sconfitta per 4-2 contro l’Hartlepool United, giocata proprio nello Stadio di Nailsworth. Nonostante il risultato negativo, il proprietario ha sottolineato che Bowen, Klukowski e Gould “conoscono la squadra alla perfezione” e che le decisioni prese collettivamente dovrebbero portare a una crescita costante. Il prossimo impegno è la partita di FA Cup contro il Chesham, che offrirà un’altra occasione per valutare l’efficacia della nuova gestione.
Contesto storico e precedenti di sperimentazione
Il Forest Green non è la prima squadra a sperimentare un modello senza un capo tecnico singolo. In Norvegia, il Viking, campione nazionale, dal 2020 è guidato da due allenatori, Bjarte Lunde Aarsheim e Morten Jensen, che hanno condiviso pari responsabilità. Anche la nazionale inglese, fino al 1946, si affidava a un comitato per la scelta della formazione. In ambito più modesto, il United London FC, qualche anno fa, ha sperimentato una gestione decisionale affidata ai tifosi, sebbene nella Serie locale. Questi esempi, però, rimangono rari rispetto alla tradizione del calcio inglese, dove il manager è l’unica figura visibile all’esterno.
Un club già noto per le sue innovazioni
La volontà di rompere gli schemi non è nuova per il Forest Green. Dal 2010, quando Dale Vince ha acquistato la squadra, il club si è distinto per le sue politiche di sostenibilità ambientale lo stadio è stato alimentato da pannelli solari, il prato è completamente organico e irrigato solo con acqua piovana, e nel 2015 il menu dei giorni di partita è diventato 100 % vegano. Nel 2023 il club ha anche scelto Hannah Dingley, prima donna a guidare una squadra maschile professionistica in Inghilterra. L’attuale esperimento sulla panchina si inserisce quindi in una lunga tradizione di scelte fuori dal comune.
Prospettive future e rischi dell’esperimento
Il successo di questo progetto dipenderà in gran parte dai risultati sportivi nei prossimi mesi. Se la squadra riuscirà a migliorare la classifica e a ottenere risultati più consistenti, il modello a “tri-coach” potrebbe diventare una testimonianza concreta di alternative al tradizionale manager-centric. In caso contrario, la pressione dei tifosi e la necessità di evitare la retrocessione spingeranno probabilmente il club a tornare a una figura di capobanda più tradizionale. Per ora, la sfida è mantenere l’entusiasmo e dimostrare che una gestione più collettiva possa effettivamente tradursi in prestazioni migliori sul campo.



