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19 Giugno 2026

Sostegno ufficiale a Malagò da AIC e AIAC: la replica di Giancarlo Abete

Le AIC e AIAC hanno ufficializzato il sostegno a Giovanni Malagò alla vigilia delle elezioni FIGC del 22 giugno; Giancarlo Abete risponde duramente parlando di un comunicato «vuoto assoluto» e ricordando le dimissioni del 2014 dopo l'eliminazione ai gironi del Mondiale.

Sostegno ufficiale a Malagò da AIC e AIAC: la replica di Giancarlo Abete

Il panorama della guida del Calcio italiano si prepara a un cambio di vertice: il 22 giugno sarà scelto il successore di Gabriele Gravina alla presidenza della FIGC. In questo contesto, hanno assunto rilievo le dichiarazioni e i posizionamenti delle organizzazioni di categoria: sia l’AIC sia l’AIAC hanno reso noto il loro appoggio a Giovanni Malagòconsolidando un fronte che potrebbe influenzare in modo decisivo il voto.

La presa di posizione delle due associazioni arriva dopo il sostegno già espresso da alcuni club di Serie Ae getta una luce politica sull’intero confronto elettorale. Lo schieramento compatto proposto da AIC e AIAC viene però contestato dallo sfidante Giancarlo Abeteche ha espresso in termini netti il proprio disappunto, utilizzando frasi che hanno richiamato l’attenzione sull’eventuale mancanza di argomentazione del pronunciamento delle associazioni.

La reazione netta di Giancarlo Abete

Nella sua replica Abete ha evidenziato la sorpresa e il rammarico per la scelta di AIC e AIAC, sottolineando come in passato tali organismi gli fossero stati vicini. Con parole forti ha sintetizzato il suo stato d’animo: “Non so se sono più sorpreso o deluso”ha dichiarato, e ha aggiunto che “Il loro comunicato era il vuoto assoluto”. Queste espressioni hanno immediatamente polarizzato il dibattito attorno alla campagna elettorale, mettendo in evidenza non solo la scelta di schieramento ma anche la modalità comunicativa adottata dalle associazioni.

Il commento di Abete non si è limitato a una critica formale: ha dato risalto al valore simbolico della perdita di appoggi storici, indicando come la mancanza di motivazioni articolate possa pesare sul giudizio degli elettori interni alla federazione. In questo senso, la questione diventa più ampia e tocca temi di fiducia, rappresentanza e legittimazione politica dentro il mondo del calcio.

Il richiamo al 2014 e la questione della competitività

Abete ha poi riportato lo sguardo al passato per spiegare la propria visione dello stato attuale del movimento: ha ricordato le dimissioni presentate nel 2014 dopo l’eliminazione dell’Italia ai gironi del Mondiale e ha rimarcato il dato di fatto secondo cui, da allora, la nazionale non si è più qualificata per una Coppa del Mondo. Sul piano personale e istituzionale ha sintetizzato il disappunto con una frase netta: “Se me lo sarei mai immaginato? Neppure nel peggiore degli incubi”.

Nel richiamare quel periodo, Abete ha citato anche figure di riferimento di allora per spiegare le analisi condivise in campo tecnico, affermando che “Prandelli, che era il mio ct”aveva colto segnali di perdita di competitività che avrebbero richiesto interventi strutturali. Questo passaggio riporta al centro del dibattito elettorale il tema della ricostruzione del sistema calcistico nazionale, un elemento che qualsiasi nuovo presidente della FIGC dovrà affrontare.

Implicazioni per la campagna elettorale del 22 giugno

L’impegno pubblico di AIC e AIAC nei confronti di Malagò potrebbe rendere la sfida meno incerta, ma la reazione di Abete indica che la partita non è puramente numerica: si tratta anche di convincere corpi intermedi e stakeholder sul merito delle proposte e sulla capacità di restituire identità e risultati al calcio italiano. La disputa verbale mette in luce come le alleanze associative pesino nelle dinamiche federali e come la qualità della comunicazione istituzionale possa influenzare la percezione degli attori coinvolti.

Nei giorni che precedono il voto del 22 giugno, la discussione si concentrerà sia sui supporti formali che sulle argomentazioni presentate dai candidati. La dichiarazione di Abete e il sostegno espresso da AIC e AIAC sono fatti concreti che definiscono il quadro politico interno della FIGCrichiamando attenzione sulle priorità da affrontare, in particolare sulla ripresa della competitività della nazionale e sulla governance delle competizioni nazionali.

Il confronto tra sostegno associativo e critica dello sfidante riassume la tensione di una tornata elettorale che dovrà gestire questioni operative e simboliche: dalla composizione delle alleanze alla capacità di presentare proposte credibili per il futuro del calcio in Italia.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.