La seconda edizione del formato rinnovato della massima competizione per club europei si è chiusa con la vittoria del paris saint-Germain (PSG) nella finale giocata a Budapest, ottenuta ai calci di rigore contro l’Arsenal dopo l’1-1 dei tempi supplementari. Oltre al prestigio sportivo, il successo ha generato un impatto economico significativo: la manifestazione ha visto un incremento complessivo dei ricavi portati a circa 2,5 miliardi di eurocon una distribuzione dei premi progettata per valorizzare maggiormente la partecipazione e i risultati nell’arco della stagione.
Come sono composti i premi e i bonus distribuiti dalla UEFA
La struttura dei pagamenti prevede diversi elementi distinti. Ogni club ha ricevuto un bonus di partecipazione fisso pari a 18,62 milioni di euro, a cui si aggiungono importi legati alla graduatoria della fase a gironi: la posizione nella classifica unica genera un premio minimo che parte da 275mila euro e può essere leggermente ritoccato in funzione delle quote non spese per i pareggi. Sui singoli risultati, dal 2026/25 le vittorie valgono 2,1 milioni di euro e i pareggi 700mila euro, valori inferiori rispetto ai cicli precedenti ma comunque rilevanti per il conteggio finale dei ricavi di ciascuna squadra.
Bonus per i passaggi di turno e piazzamento finale
Oltre ai riconoscimenti per singole partite e alla graduatoria di primo turno, sono previsti importi supplementari per il superamento dei turni a eliminazione diretta: dai sedicesimi/ottavi fino alla finale, ogni fase raggiunta comporta un premio incrementale. Infine, la vittoria del trofeo aggiunge un’ulteriore tranche consistente. Questi elementi combinati hanno trasformato la partecipazione in una voce di bilancio determinante per molti club europei, soprattutto per quelli che hanno raggiunto le fasi avanzate della competizione.
Il ruolo dei “value pillar” nella distribuzione dei proventi
Una novità importante della redistribuzione è il cosiddetto value pillarun meccanismo che aggrega il market pool televisivo e un componente storico/decennale. Questa somma viene divisa in due segmenti: la parte europea, calcolata sulla base del peso del mercato nazionale e del ranking UEFA a cinque anni, e la parte non europea, legata al ranking storico/decennale ma esclusiva dei punti relativi ai titoli conquistati. Il risultato è una ripartizione che premia contemporaneamente il valore televisivo dei mercati e la tradizione internazionale dei club.
Classifica dei ricavi: chi ha incassato di più nella Champions 2026-26
La combinazione di bonus partecipazione, risultati, passaggi di turno e value pillar ha prodotto una graduatoria chiara: in cima c’è il PSG con circa 145,5 milioni di euro complessivi, seguito dall’Arsenal con 142 milioni e dal Bayern Monaco con 127,5 milioni. Diverse grandi piazze storiche superano la soglia dei 100 milioni, tra cui Liverpool, Atletico Madrid, Barcellona e Real Madrid. Questi numeri riflettono non solo il percorso in campo ma anche il peso mediatico e televisivo dei rispettivi mercati nazionali.
Posizioni delle squadre italiane
Le quattro formazioni italiane si collocano a quote molto diverse: l’Inter è tra le migliori della serie con circa 71,3 milioni di euro, l’Atalanta segue a 70,4 milioni mentre la Juventus si attesta intorno ai 64,1 milioni. Il Napoli, pur essendo presente nella competizione, ha totalizzato una cifra inferiore rispetto alle altre italiane, con circa 48,6 milioni. Questi importi evidenziano come la performance sportiva e il market pool abbiano pesi differenti nella definizione delle entrate finali per i club.
Complessivamente la lista completa delle 36 società mostra una forte concentrazione delle risorse verso i club che sono arrivati più avanti nella competizione e che operano in mercati televisivi di maggiore valore. Tra le posizioni intermedie compaiono nomi noti come Chelsea, Tottenham e Manchester City, mentre realtà più piccole o di mercati meno remunerativi si attestano su cifre sensibilmente inferiori, alcune sotto i 40 milioni di euro. Il nuovo formato sta quindi rimodellando il panorama economico europeo, aumentando sia l’appeal del torneo che la pressione sulla gestione finanziaria dei club partecipanti.



