Il 31 agosto 2026, l’Islanda ha detto no all’Unione Europea. Con il 52,8% dei voti, gli islandesi hanno bocciato il referendum che avrebbe riaperto i negoziati per l’adesione all’Ue, interrotti nel 2013. Una decisione che ha gelato Bruxelles e rilanciato i movimenti sovranisti in tutta Europa.
La premier islandese, Kristrún Frostadóttir, ha commentato la sconfitta con lucidità, sottolineando che il voto rappresenta una vittoria per la democrazia. “Abbiamo mantenuto la promessa di ascoltare i cittadini”, ha dichiarato, precisando che il tema dei negoziati con l’Ue non sarà ripreso almeno fino alla fine del suo mandato, nel 2028.
Un Paese diviso: la capitale contro le zone rurali
Il referendum ha evidenziato una spaccatura profonda nel Paese, non solo politica ma anche geografica. Nella capitale Reykjavík, il sì ha sfiorato il 57%, mentre nelle circoscrizioni rurali il no ha superato il 60% in tre collegi su quattro. Questo risultato riflette le diverse esigenze economiche del Paese, con le aree rurali, legate alla pesca, che hanno mostrato una forte resistenza all’adesione all’Ue.
Il fronte del no è stato trasversale, con il sostegno di partiti dalla sinistra radicale alla destra nazional-conservatrice, mentre il sì è stato appoggiato dall’Alleanza socialdemocratica e dal partito liberale ViÐreisn. La premier Frostadóttir ha ribadito che l’Islanda continuerà a rafforzare il suo attuale rapporto con l’Ue, basato sull’accordo di libero scambio Efta e sulla partecipazione al mercato comune nel See.
Bruxelles in silenzio: le reazioni dell’Unione Europea
La reazione di Bruxelles è stata gelida con un silenzio durato per tutta la giornata. Solo più tardi, una portavoce del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha dichiarato che l’Islanda rimane “uno dei partner più stretti e fidati” e che c’è un comune desiderio di “continuare a rafforzare le relazioni”. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non ha rilasciato dichiarazioni.
Un portavoce della Commissione ha poi diffuso un comunicato in cui si afferma che l’esecutivo Ue “prende atto dell’esito del referendum e rispetta la scelta del popolo islandese”. Un risultato che rappresenta un’amara sorpresa per Bruxelles, che sperava in una storia di successo di allargamento a Nord dell’Unione, dopo le batoste della Brexit e le difficoltà per far avanzare gli altri paesi candidati.
I sovranisti esultano: da Le Pen a Farage
La sconfitta dell’Ue in Islanda ha galvanizzato i movimenti sovranisti in tutta Europa. Marine Le Pen, leader di Rassemblement National e candidata alle presidenziali francesi della prossima primavera, ha commentato il voto islandese come un “messaggio limpido: i popoli devono poter decidere da soli del loro futuro”.
“Nel momento in cui alcuni spingono per un maggiore federalismo”, ha aggiunto Le Pen, “questo voto ricorda che un’altra Europa è possibile, un’Europa delle nazioni libere, sovrane e che cooperano volontariamente sui temi di interesse comune”. Anche il populista britannico Nigel Farage, campione della Brexit, ha espresso la sua soddisfazione, complimentandosi con gli islandesi “per aver mantenuto la propria indipendenza”.
In Italia, la Lega ha incalzato: “Se un progetto è così vincente ed efficace, perché viene bocciato dai cittadini?”, mentre il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci ha dichiarato che “questa Ue viene ripudiata anche da chi avrebbe ogni interesse ad aderire”.



