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11 Giugno 2026

Record mondiale di hike-and-fly: Aaron Durogati supera i 19.000 metri in meno di 24 ore

Aaron Durogati ha conquistato il record mondiale di hike-and-fly sul monte Slogen in Norvegia, accumulando 19.424 metri di dislivello in meno di 24 ore. Un'impresa straordinaria che ridefinisce i limiti di questa disciplina estrema.

Record mondiale di hike-and-fly: Aaron Durogati supera i 19.000 metri in meno di 24 ore

Il monte Slogen, in Norvegia, è stato teatro di un’impresa straordinaria. Aaron Durogati, atleta italiano Red Bull, ha stabilito un nuovo record Mondiale di hike-and-flyaccumulando ben 19.424 metri di dislivello positivo in appena 23 ore e 42 minuti. Un risultato che supera di oltre 1.890 metri il precedente primato, stabilito nel 2026 da Tanguy Renaud-Goud.

L’hike-and-fly è una delle discipline più complete e dure degli sport di montagna. La sfida consiste nell’accumulare il maggior dislivello possibile in 24 ore, salendo a piedi e tornando a valle in parapendio. Durogati ha completato 18 salite sullo stesso versante, ognuna da circa 1.080 metri di dislivello, a una media di 900 metri all’ora. Delle quasi 24 ore, oltre 21 le ha trascorse in salita, mentre i voli verso valle, fulminei, hanno ‘pesato’ in totale poco più di un’ora.

La preparazione e la strategia dietro il record

Un’impresa così non si improvvisa. Per riuscirci servono il controllo del vento, la gestione dei voli quando la luce cala, un’alimentazione pianificata nel dettaglio e attrezzatura ridotta all’osso. Per questo la scelta è caduta su una località nordica: in Norvegia, a inizio giugno, la luce non se ne va mai del tutto, e le 24 ore di chiarore riducono i rischi e fanno guadagnare tempo prezioso.

Il tracciato scelto da Durogati è quello del chilometro verticale che Kilian Jornet, il ‘GOAT’ dell’endurance di montagna, scelse per il suo tentativo di record: 2,57 km che si alzano quasi dal livello del mare, dritti dal fiordo, per circa 1.080 metri di dislivello a salita. Una linea ripidissima, perfetta da ripetere lap dopo lap. Su questa salita Aaron ha ripetuto la sequenza essenziale dell’hike-and-fly, piedi, decollo, volo, e di nuovo all’attacco della montagna, toccando in volo punte di 86 km/h e coprendo complessivamente 103 chilometri tra cammino e parapendio.

I momenti più duri e il supporto fondamentale

I momenti più duri sono arrivati prima di quanto si possa immaginare: ‘Ho avuto un paio di momenti complicati: già dopo 4.000-5.000 metri di dislivello ero davvero stanco, soprattutto pensando alle 20 ore che avevo ancora davanti’, racconta Aaron Durogati. ‘Ma ho cercato di restare concentrato su ogni lap, su ogni passo. Ho provato a dividere la salita in tanti piccoli pezzi e a essere preciso, efficiente e veloce in volo. È stata particolarmente dura di notte, quando è calato il buio e c’è stato qualche rovescio di pioggia… però avevo un supporto fantastico che mi ha tenuto motivato fino alla fine.’

Dietro al risultato c’è un lavoro maniacale sui dettagli. Il record si è giocato sul filo dei secondi: ‘È stato l’insieme di tutto. Ho lavorato tantissimo sulla forza e sulla preparazione fisica, ho modificato i parapendii appositamente per questo progetto, usando zaini e imbraghi speciali’, spiega Durogati. ‘Sapevo che, su ogni giro, riuscendo a guadagnare 10 secondi qua e là, avrei recuperato un minuto, un minuto e mezzo… moltiplicato per 18 giri, sarebbe stato quello a fare la differenza tra avere o non avere un record del mondo. Per questo ero così motivato a essere il più efficiente possibile.’

Un progetto di lungo respiro

Il record sullo Slogen è stato inseguito a lungo: ‘È una sensazione incredibile, perché è stato un progetto di lungo respiro. Il mio programma di gare è intenso, e per portare a casa il primato mi sono serviti circa tre quarti di un anno… oltre al tempo necessario per trovare il posto giusto e mettere insieme una buona squadra’, conclude Aaron. ‘Era qualcosa che mancava nella mia carriera: quest’anno ho trovato la motivazione, il luogo e il momento. Nelle ultime 24 ore tutto si è incastrato, e ce l’ho fatta.’

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.