Durante una puntata di Radio Tutto Napoli, il giovane ex centrocampista del club, Michele Pazienza ha condiviso la sua visione sul futuro tattico della squadra. Il dialogo è nato subito dopo la sconfitta per 2-0 contro il Villarreal in Champions League, una partita che ha messo in evidenza diverse lacune, sia difensive che mentali. Pazienza ha sottolineato come gli infortuni recenti – la perdita di due titolari per ogni giocatore che ritorna in campo – abbia reso difficile la continuità del progetto tecnico di Allegri creando un contesto di instabilità che influisce direttamente sui risultati.
Il centrocampista ha poi spostato l’attenzione sul possibile impiego della difesa a tre come soluzione a medio-lungo termine per il Napoli. Secondo lui, il modulo offre vantaggi tattici dati i profili dei difensori presenti: un terzino capace di spingersi in avanti, un centrale affidabile nell’aria e un terzo giocatore più versatile. Tuttavia, ha avvertito che la struttura non è una panacea; occorre lavorare, sistemare e migliorare il gioco di squadra prima di poter attribuire i recenti problemi al semplice cambio di formazione.
Difesa a tre: opportunità e limiti per il Napoli
Nel suo resoconto, Pazienza ha evidenziato che il passaggio a una linea difensiva a tre non deve essere percepito come una risposta immediata ai fallimenti contro il Villarreal, ma piuttosto come una scelta strategica a lungo termine. Gli attuali difensori, descritti come “adatti a spazi laterali ampi e a coperture più flessibili”, potrebbero trarre beneficio da una disposizione più compatta, aumentando la capacità di coprire rapidamente i contropiedi avversari. L’ex giocatore ha anche rimarcato che, nonostante la struttura a tre, restano fondamentali gli aspetti di coordinazione e comunicazione tra i terzini, elemento che al momento è compromesso dagli infortuni continui.
Un punto cruciale sollevato riguarda l’impatto psicologico: la continuità di un sistema di gioco richiede tempo per essere assimilata, dopodiché la squadra può sviluppare una maggiore stabilità difensiva. Pazienza ha concluso che, se il club investirà nella coesione difensiva e nella gestione dei rotatori, la difesa a tre potrebbe diventare un vero punto di forza, ma al pari di ogni scelta tattica, richiede costante revisione e adattamento.
Reazione di squadra e il caso De Bruyne
Il discorso è passato poi alla capacità del Napoli di reagire alle difficoltà durante le partite. Dopo il pareggio contro il Villarreal, la squadra non ha saputo mantenere la concentrazione nei momenti cruciali, perdendo opportunità di segnare. Pazienza ha dichiarato che il passo successivo del club è “imparare a reagire alle avversità”, poiché la mentalità di squadra è decisiva per superare gli ostacoli tattici. Secondo lui, una risposta pronta e un atteggiamento deciso nei minuti di pressione rappresentano il “salto di qualità” ancora mancante al Napoli.
Un’occasione per mettere alla prova questa mentalità sarà la prossima sfida contro il Venezia. Dopo una sconfitta pesante in Europa, la partita è vista come un banco di prova per “rispondere alle difficoltà” e per avviare un percorso di crescita. Pazienza ha definito l’incontro “insidioso ma fondamentale”, invitando i giocatori a trasformare la tensione in un’opportunità di miglioramento.
Infine, l’ex centrocampista ha affrontato una questione più ampia: come dovrebbe comportarsi un allenatore se un talento come Kevin De Bruyne rifiutasse un ruolo diverso da quello abituale. Ha condiviso un episodio personale in cui un calciatore, inizialmente perplesso, ha accettato una nuova posizione e ha poi trovato vantaggi inattesi. Tuttavia, ha sottolineato che nel caso di De Bruyne, “la percezione di allontanarlo dalla porta riduce la sua sicurezza” poiché ha sempre operato a 20-25 metri dalla rete avversaria. Se Allegri dovesse insistere, potrebbe compromettere la produttività del giocatore; al contrario, una gestione attenta e flessibile, sfruttando al massimo le “caratteristiche di De Bruyne”, sarebbe la strada più sensata.



