La storia di Matteo Messetti dal Chievo alla vita familiare

Il racconto di Matteo Messetti: una carriera iniziata con la vittoria in Primavera, esperienze in Lega Pro e la decisione di ritirarsi per priorità familiari

La vicenda di Matteo Messetti può essere letta con semplicità: un ragazzo cresciuto nel vivaio che ha toccato l’apice giovanile con la vittoria del campionato Primavera del Chievo nel 2014 e poi ha vissuto stagioni intense in Lega Pro. Questi passaggi raccontano tanto delle sue qualità tecniche, come il sinistro elegante e una capacità creativa che spesso ha fatto la differenza, ma anche della complessità delle carriere sportive: contratti che saltano, prestiti che non si concretizzano e scelte dettate dalle logiche delle società. Qui ripercorriamo il suo percorso e le motivazioni che lo hanno portato a dire basta.

Carriera giovanile e prime esperienze da professionista

Il traguardo del 2014 rimane un punto fermo: la squadra del Chievo guidata da un tecnico preparato ottenne il primato nel girone e Messetti fu tra i protagonisti. Successivamente il passaggio alla Lega Pro lo ha visto in campo con la Cremonese per sei mesi e poi con la Reggiana per circa un anno e mezzo, esperienze che lo hanno formato dal punto di vista tattico e di mentalità. In questa fase la sua fama incontrò anche l’etichetta di eterna promessa, definizione che molti giovani talenti subiscono, ma che per lui non è mai stata un macigno: ha conservato serenità e concentrato energia nel gioco.

Il valore del sinistro e il ruolo nelle squadre

Nel corso degli anni il suo piede mancino si è confermato come una delle armi migliori: un sinistro capace di calciare con precisione e inventare giocate negli spazi stretti. Questo tratto tecnico lo ha reso apprezzato nel panorama veronese, dove la sua creatività è stata spesso la scintilla nei momenti più difficili delle partite. Più che cifre e statistiche, però, ad emergere è stata la capacità di incidere con pochi tocchi, qualità che lo ha accompagnato fino ai campionati dilettantistici in cui ha continuato a divertirsi e dare il suo contributo.

Il ritorno in Veneto e la scelta dei dilettanti

Dopo l’ultimo anno in giro per l’Italia e un tentativo di proseguire la carriera a livello professionistico, Messetti è tornato nella sua regione e ha trascorso circa dieci stagioni nel calcio veronese. In quel contesto ha riscoperto il significato più puro del pallone: il calcio dilettanti inteso come passione, voglia di giocare con gli amici e costruire esperienze condivise, senza le pressioni tipiche dei palcoscenici maggiori. Il rientro non è stato vissuto come una sconfitta ma come una scelta consapevole, dove il divertimento e la quotidianità hanno avuto nuovamente centralità.

L’addio alla Montebaldina Sona United

Negli ultimi anni Messetti ha indossato la maglia della Montebaldina Sona United, società in cui si è trovato molto bene sia sul piano umano sia su quello sportivo. Nonostante ciò, divergenze con la dirigenza lo hanno portato a decidere di lasciare il gruppo prima del previsto; una scelta maturata anche con la consapevolezza che avrebbe comunque concluso la carriera a fine stagione. Il rapporto con l’allenatore e i compagni resta motivo di affetto, e la speranza nutrita da tutti è che la squadra possa raggiungere gli obiettivi stagionali, come i playoff, senza il suo apporto in campo.

Priorità cambiate: famiglia e lavoro fuori dal campo

La decisione di ritirarsi è stata influenzata principalmente da nuovi orizzonti personali. Da due anni Messetti vive a Bussolengo con la compagna Silvia e recentemente è arrivata la figlia, Vittoria Sofia, evento che ha ridefinito le sue priorità. Accanto a questo, la routine lavorativa fuori dal calcio lo vede svegliarsi alle quattro per lavorare nel laboratorio di famiglia, gestito dai genitori Romana e Riccardo, e ritagliare tempo per momenti semplici come uscire a pescare con il padre durante il giorno libero. Queste attività sono la nuova dimensione in cui trova equilibrio e soddisfazione.

Rimanere sereno guardandosi allo specchio, racconta Messetti, è stato l’elemento fondamentale che gli ha consentito di chiudere con il calcio senza rimorsi: non si è mai sentito «un fallimento» per quelle che altri avrebbero definito opportunità perdute. Al contrario, la sua storia è la dimostrazione che una carriera sportiva può declinarsi in tanti modi, e che il valore umano spesso supera la notorietà. Il suo percorso insegna che la passione può convivere con la scelta di cambiare vita e dedicarsi a chi si ama.

Scritto da Roberto Marini

Napoli e Conte, perché Sarri non è la soluzione immediata