Morte di Alex Manninger: l’addio al portiere che ha giocato in Serie A e Premier League

Il ricordo di Alex Manninger: la carriera tra Premier League e Serie A, l'incidente a Salisburgo e le testimonianze di compagni e club

La notizia della morte di Alex Manninger ha scosso il mondo del calcio: l’ex portiere è deceduto in un grave incidente stradale mentre la sua auto veniva travolta da un treno in prossimità di un passaggio a livello nei pressi di Salisburgo. Le cronache riportano che Manninger era da solo nel veicolo e che i soccorritori hanno tentato di rianimarlo senza esito. Questa tragedia ha riaperto il cassetto dei ricordi per chi lo aveva conosciuto sul campo e nello spogliatoio, dove era noto per la sua professionalità e il carattere schivo.

Nel corso della sua carriera internazionale Manninger ha collezionato 33 presenze con la nazionale austriaca e ha giocato a lungo tra Italia, Inghilterra e Germania. Dopo il ritiro dal calcio professionistico è tornato alla sua vecchia attività di falegname, scelta che ribadiva la sua ricerca di una vita lontana dal clamore mediatico. Il cordoglio dei club in cui ha militato e dei compagni di squadra è stato immediato, con messaggi pubblici e momenti di commemorazione.

L’incidente e le circostanze

Secondo le prime ricostruzioni l’auto di Alex Manninger è stata investita da un treno mentre attraversava un passaggio a livello senza barriere nei pressi di Salisburgo. Le autorità locali e i soccorritori sono intervenuti rapidamente, ma i tentativi di rianimazione sono stati vani. La dinamica dell’accaduto ha suscitato domande sulla sicurezza di quel tipo di attraversamenti e ha avviato indagini per chiarire tutti i dettagli. Per molti tifosi e colleghi la notizia è arrivata come uno choc, perché Manninger era ricordato non solo per le sue doti tecniche ma anche per il comportamento riservato e la capacità di fare gruppo.

Un portiere viaggiatore: la carriera nei club

La carriera di Manninger è stata contraddistinta da continui spostamenti: cresciuto in Austria, si è trasferito giovanissimo in Inghilterra all’Arsenal, dove ha vissuto anni da secondo alle spalle di David Seaman, vincendo tra l’altro la premier league e altri trofei nazionali. In Italia ha vestito diverse maglie: la prima esperienza in Serie A avvenne con la Fiorentina nella stagione 2001/02, seguita da passaggi al Torino, al Bologna, al Brescia e soprattutto al Siena, dove ha raccolto il maggior numero di presenze nel nostro campionato.

Gli anni in Italia

In Toscana, sponda Siena, Manninger ha trovato spesso la titolarità e una relazione affettiva con la piazza, totalizzando circa 87 presenze con la maglia bianconera del club senese e guadagnandosi stima e riconoscenza. Il passaggio alla Juventus nel 2008 lo ha visto invece ricoprire un ruolo di affidabile alternativa a Gigi Buffon: in bianconero ha collezionato oltre quaranta presenze tra campionato e coppe e ha fatto parte della rosa vincitrice dello scudetto 2011/12, contribuendo con il suo apporto nello spogliatoio e in allenamento.

Esperienze estere e riconoscimenti

Oltre all’Inghilterra e all’Italia, Manninger ha proseguito la carriera in Germania, all’Augsburg, dove si è reso protagonista di momenti importanti come parate decisive che hanno contribuito alla salvezza del club. Ha chiuso il suo percorso professionale al Liverpool in Inghilterra, dove ha svolto il ruolo di elemento d’esperienza nello staff, prima del definitivo ritiro nell’estate del 2017. Il suo palmarès comprende la vittoria della Premier League con l’Arsenal e lo scudetto con la Juventus, oltre a coppe nazionali e supercoppe.

Il ricordo collettivo e la vita dopo il calcio

Alla notizia della scomparsa, club come Arsenal, Juventus, Fiorentina, Siena, Augsburg e Liverpool hanno espresso cordoglio ufficiale, mentre numerosi ex compagni e allenatori hanno ricordato la figura umana di Manninger. Gigi Buffon, Thierry Henry, Andrea Pirlo, Claudio Marchisio e altri hanno condiviso messaggi di affetto che sottolineano il ruolo di Manninger come punto di riferimento nei gruppi con cui ha condiviso spogliatoio. La Fiorentina ha chiesto e ottenuto l’osservanza di un minuto di silenzio in suo onore durante una gara, gesto che ha evidenziato il rispetto per la sua memoria.

La scelta della semplicità

Dopo il ritiro Manninger è tornato volontariamente a una vita più tranquilla, riprendendo il lavoro di falegname che aveva praticato prima di diventare professionista. In varie interviste aveva ribadito di preferire la semplicità alle luci del mondo del calcio moderno: una scelta che molti compagni avevano commentato con ammirazione. Oggi, oltre al dolore per la perdita, resta il ricordo di un atleta che ha saputo essere un professionista discreto e un compagno apprezzato, la cui eredità sarà custodita da familiari, amici e da tutti i club che lo hanno avuto tra le proprie fila.

Scritto da Gianluca Esposito

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