Infantino conferma l’Iran ai Mondiali 2026: respingimento in Canada e scenari aperti

Infantino ribadisce che l'Iran giocherà negli Stati Uniti; il presidente della federcalcio Mehdi Taj è stato respinto in Canada e la partita politica intorno al Mondiale resta aperta

In apertura del Congresso FIFA a Vancouver il presidente Gianni Infantino ha ribadito con fermezza che l’Iran parteciperà alla Coppa del Mondo 2026 e che disputerà le proprie gare negli Stati Uniti. L’annuncio ha l’obiettivo di rassicurare gli organizzatori e i tifosi nonostante la complessità del contesto geopolitico; secondo le indicazioni ufficiali, la nazionale iraniana affronterà Nuova Zelanda il 15 giugno, Belgio il 21 giugno e Egitto il 26 giugno. Allo stesso tempo emergono tensioni che legano frontiere, sicurezza e immagine internazionale: il caso del presidente della federcalcio iraniana, respinto dal Canada, è diventato il simbolo delle difficoltà in vista del torneo.

Il fraintendimento tra sport e politica è stato alimentato anche dall’intervento pubblico di figure internazionali: il presidente Donald Trump si è mostrato favorevole alla partecipazione della squadra dopo le dichiarazioni di Infantino, sottolineando che la decisione del numero uno della FIFA va rispettata. Parallelamente, sul piano pratico, la federazione iraniana ha segnalato cancellazioni di amichevoli e ritardi nell’organizzazione della preparazione, mentre le autorità canadesi hanno respinto l’ingresso del presidente federale generando un flusso di dichiarazioni e contro-dichiarazioni.

Il respingimento a Toronto: fatti e motivazioni

L’episodio più eclatante riguarda il respingimento all’aeroporto Pearson di Toronto del presidente della federazione iraniana, Mehdi Taj, accompagnato dal segretario generale Hedayat Mombeni e dal vice Hamed Momeni. Nonostante il possesso di visti validi, i tre dirigenti sono stati bloccati alle frontiere e invitati a lasciare il territorio canadese; Taj ha denunciato un comportamento degli agenti dell’immigrazione definito “inaccettabile”. Dal canto suo il governo canadese ha motivato la decisione facendo riferimento a legami passati tra Taj e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), un organismo che il Canada considera un’organizzazione terroristica. Questo contrasto mette in luce come la valutazione dei singoli ingressi possa influire su eventi sportivi di portata globale.

Reazioni diplomatiche e implicazioni pratiche

La vicenda ha generato reazioni da più parti: la FIFA ha sottolineato che non esistono al momento federazioni sospese e che la priorità è garantire lo svolgimento delle gare; l’assenza della delegazione iraniana al Congresso di Vancouver (su 211 federazioni accreditate erano presenti 210) è stata spiegata in chiave tecnica ma resta un segnale. Sul piano operativo, il respingimento solleva interrogativi sul seguito della squadra e sul personale che potrebbe accompagnarla negli Stati Uniti, con la necessità di fornire garanzie di sicurezza e di conformità alle normative migratorie dei paesi ospitanti.

Calendario sportivo e scenari alternativi

Oltre all’aspetto strettamente politico, il calendario del Mondiale impone decisioni rapide: l’organizzazione del torneo co-ospitato da Stati Uniti, Messico e Canada con 48 squadre richiede certezze sulle partecipanti per definire sedi e logistica. Diverse fonti giornalistiche hanno indicato scadenze e incontri decisivi: alcune segnalazioni parlano di una decisione che avrebbe dovuto arrivare entro l’11 maggio per motivi organizzativi, mentre è confermata la convocazione di un vertice a Zurigo fissato per il 20 maggio, dove la FIFA intende verificare la volontà della federazione iraniana. Questa sovrapposizione di scadenze testimonia l’incertezza che ancora caratterizza la situazione.

Ipotesi di sostituzione e pressioni politiche

Tra le conseguenze pratiche, non è mancata chi ha evocato il ripescaggio di una squadra qualora l’Iran non fosse potuto partecipare: l’imprenditore Paolo Zampolli ha proposto l’idea di inserire l’Italia in caso di forfait, citando la posizione in classifica e la tradizione calcistica italiana. Tuttavia figure istituzionali statunitensi, incluso il segretario di Stato citato in alcuni interventi, hanno precisato che il problema non riguarda gli atleti ma eventuali accompagnatori con legami con il IRGC. Anche il giudizio del presidente Trump, che ha espresso sostegno alle parole di Infantino, influenza il dibattito ma non definisce automaticamente le procedure ufficiali della FIFA.

Infantino e la dimensione politica della leadership FIFA

Nel contesto del Congresso di Vancouver, Gianni Infantino non si è limitato al caso Iran: il presidente della FIFA ha ufficializzato l’intenzione di ricandidarsi per la presidenza nel 2027, con l’elezione confermata durante il 77° Congresso FIFA il 18 marzo 2027 a Rabat. Infantino, eletto nel 2016 e rieletto nel 2019 e nel 2026, ha motivato la scelta con la necessità di continuare a “unire le persone” attraverso il calcio, ribadendo che lo sport può essere un fattore di coesione anche in tempi di divisione. Questa dimensione politica del ruolo presidenziale rende evidente come decisioni tecniche e scelte di leadership siano intrecciate nei dossier internazionali della federazione.

La partita aperta intorno all’Iran per il Mondiale 2026 è quindi un esempio emblematico di come logistica, diritto di ingresso, valutazioni di sicurezza e scelte istituzionali si combinino in vista di un grande evento sportivo. Nei prossimi giorni e settimane gli incontri previsti e le comunicazioni ufficiali chiariranno se la squadra iraniana confermerà la propria presenza senza impedimenti o se si apriranno scenari alternativi, con conseguenze operative e politiche per gli organizzatori e per le nazioni ospitanti.

Scritto da Roberto Marini

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