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19 Maggio 2026

Geovani da Silva, il ricordo del gol al Franchi e la carriera tra Vasco e Bologna

Il ricordo del centrocampista offensivo che nel 1989 incantò i tifosi rossoblù con un tiro da trenta metri

Geovani da Silva, il ricordo del gol al Franchi e la carriera tra Vasco e Bologna

La notizia della scomparsa di Geovani da Silva ha riaperto i cassetti della memoria per molti tifosi rossoblù. Il brasiliano, morto il 18 maggio 2026 a Vila Velha all’età di 62 anni, era rimasto impresso nei ricordi della città per una stagione breve ma carica di episodi destinati a rimanere nella storia popolare. Dopo una carriera luminosa al Vasco da Gama e molte presenze con la nazionale verdeoro, il suo passaggio in Italia è stato accompagnato da grandi speranze e altrettante recriminazioni.

Per molti testimoni quell’anno a Bologna fu più una storia di affetto che di risultati: 10 miliardi di lire spesi dal presidente Gino Corioni per assicurarsi le sue prestazioni, lo striscione dei tifosi con la scritta “Testimoni di Geovani” e, soprattutto, un gol che rimase nella memoria collettiva. Anche se la sua esperienza sotto le Due Torri durò una sola stagione, il legame con i sostenitori non si è mai spezzato e il suo sorriso è sempre stato ricordato con affetto.

La stagione italiana e il gol al Franchi

La stagione 1989-90 segnò la breve parentesi italiana di Geovani. Arrivato come fulcro del centrocampo, il brasiliano faticò a trovare la completa fiducia del tecnico Gigi Maifredi e dei ritmi del campionato italiano. Eppure il 5 novembre 1989, in una partita che sarebbe rimasta segnata anche per il contesto emotivo dopo gli episodi di violenza estivi, Geovani realizzò un gol da trenta metri al Franchi, beffando il portiere avversario e regalando al Bologna un successo per 1-0 contro la Fiorentina. Quell’immagine, un tiro scagliato con personalità, è diventata la sua cartolina più riconosciuta.

Il trasferimento e le aspettative

L’ingaggio di Geovani era accompagnato da promesse e paragoni: sul suo passato al Vasco da Gama pesava un curriculum ricco di titoli e presenze nelle selezioni giovanili e olimpiche, mentre la cifra pagata fece emergere grandi aspettative su scala locale. Tuttavia, la sua fisicità e il ritmo di gioco richiesto in Italia non sempre combaciavano con il suo stile elegante e tecnico. Nonostante questo, le 28 presenze e le 3 reti tra campionato e Coppa Italia testimoniano come, almeno a livello numerico, il suo contributo non sia stato nullo.

Carriera, numeri e vita dopo il campo

Prima di approdare in Europa, Geovani brillò al Vasco da Gama, condividendo il campo con campioni come Romario e Roberto Dinamite e collezionando anche 21 presenze e 3 gol con la maglia della nazionale brasiliana. Dopo la breve parentesi italiana passò in prestito al Karlsruhe e poi fece ritorno in Brasile, dove concluse la carriera nel 2002. Terminata l’attività agonistica, si dedicò anche alla politica locale, proseguendo una vita pubblica che lo tenne vicino ai suoi concittadini e ai tifosi che lo avevano amato.

Il rapporto con i tifosi

Anche se le critiche non mancarono, il rapporto con la curva rossoblù rimase affettuoso. Lo striscione “Testimoni di Geovani” e i messaggi di stima nel tempo ricordano come, al di là delle statistiche, la sua immagine fosse diventata parte della cultura popolare del Bologna. Un gesto emblematico fu un post, condiviso un anno fa, a maggio, in cui il brasiliano si complimentava con i tifosi per una vittoria importante: piccoli segnali di un legame che non si è mai dissolto.

Problemi di salute e gli ultimi anni

Gli ultimi vent’anni della vita di Geovani furono segnati da difficoltà fisiche: dopo aver convissuto con un tumore e una sindrome di polineuropatia, negli ultimi tempi affrontò ricoveri prolungati e terapie complesse. Nonostante la volontà e la riservatezza con cui gestì le sue condizioni, la salute era diventata un tema dominante della sua vita quotidiana. La notizia dell’arresto cardiaco che lo ha portato via a Vila Velha ha colpito la comunità sportiva e i tanti tifosi che lo ricordano per il talento e per il carattere umano.

Il lutto per Geovani da Silva è dunque un misto di rimpianto e gratitudine: rimpianto per le opportunità non pienamente espresse in campo europeo e gratitudine per quei momenti di pura magia sportiva, come il tiro al Franchi, che hanno consegnato il suo nome a una generazione di appassionati. Il ricordo rimane vivo nei cuori di chi lo ha visto giocare e in chi lo ha sostenuto anche fuori dal terreno di gioco.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.