La vicenda giudiziaria che ha coinvolto un ex giovane promessa del calcio giovanile si è conclusa con una pronuncia definitiva. Il 29 ottobre 2026 la Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi e ha confermato le pene pronunciate in secondo grado per il sequestro di persona avvenuto la notte del 23 dicembre 2022 nei pressi del ristorante Moku di Ponte Milvio.
Il ragazzo sequestrato, identificato come Danilo Valeri, figlio di Maurizio Valeri noto con il soprannome “Il sorcio” negli ambienti legati al traffico di sostanze stupefacenti, venne prelevato con la forza intorno alle due di notte e trattenuto per diverse ore. La sentenza di Cassazione ha reso definitive le pene: nove anni di carcere per Aboudramane Diaby, ex calciatore della Primavera della Roma, e cinque anni per Osvaldo Jimenez Gonzalez.
Il rapimento e i particolari ricostruiti dagli inquirenti
Secondo l’accusa, la dinamica fu rapida e violenta: all’uscita dal locale i sequestratori avrebbero costretto Valeri a salire su un’auto, usando violenza fisica durante la presa. Le indagini hanno ricostruito che il movente era un contenzioso economico legato a un debito di droga, inizialmente quantificato in circa 17.000 euro e successivamente ridotto nella ricostruzione processuale a circa 9.000 euro. La vittima fu trasportata in una stanza di un albergo della zona di Cinecittà e vi rimase per circa dieci ore, finché il padre non intervenne per ottenerne il rilascio.
Elementi probatori utilizzati nel processo
Le prove che hanno portato alla condanna comprendono intercettazioni telefoniche, riprese video delle fasi iniziali del sequestro e tracciamenti delle celle telefoniche degli imputati. Testimonianze di presenti al locale hanno permesso il riconoscimento di Diaby tra i sequestratori, mentre per Jimenez sono stati determinanti gli elementi raccolti sulle vetture impiegate e sugli spostamenti del suo telefono. Un terzo presunto complice, identificato come Dylan Londono Reyes, era stato oggetto di indagini e rimane coinvolto con procedimento separato dopo l’estradizione dalla Spagna.
Il passato giudiziario e lo scivolone dalla carriera giovanile
La vicenda processuale non è isolata nella storia personale di Diaby. Nei mesi precedenti al sequestro il giocatore era stato fermato dalla polizia in possesso di sostanze stupefacenti e di una consistente somma in contanti: gli agenti trovarono 160 grammi di hashish, 2 grammi di cocaina e circa 60.000 euro in un’auto a noleggio. Successivamente, in una perquisizione domiciliare, fu sequestrata anche una partita di stupefacente pari a circa 2,5 kg di hashish.
La presenza ripetuta nello scenario dello spaccio fu descritta in atti giudiziari come un inserimento stabile nel mercato della droga, circostanza che ha inciso sul quadro probatorio. Sul piano sportivo, il giocatore, nato a Roma e considerato in gioventù una promessa del vivaio giallorosso, aveva collezionato poche apparizioni tra i professionisti prima di essere allontanato dal percorso agonistico.
Comportamenti contestati e contesto familiare
Durante le indagini emersero anche tentativi di ostacolare le attività di controllo: è stato contestato che l’imputato avesse cercato di bloccare l’accesso ai propri dispositivi mobili per impedire la visione dei contenuti ai poliziotti. In aggiunta, elementi raccolti durante le perquisizioni coinvolsero familiari in comportamenti collegati alla detenzione e alla gestione della droga.
La sentenza di Cassazione del 29 ottobre 2026 chiude il percorso giudiziario per i due imputati con la conferma delle pene stabilite in appello, segnando così la fine di un capitolo che ha mescolato vicende di cronaca nera e la caduta di una giovane carriera calcistica.



