Salta al contenuto
19 Maggio 2026

Come Italia ’90 ha influenzato comunicazione e design

Il convegno del Politecnico ha esplorato come logo, mascotte e manuali abbiano segnato un passaggio nella comunicazione degli eventi sportivi

Come Italia '90 ha influenzato comunicazione e design

Negli spazi del dibattito pubblico gli eventi sportivi internazionali non sono solo partite: diventano contenitori di simboli, narrazioni e pratiche progettuali che attraversano la società. Un gruppo di ricerca del Politecnico ha scelto di interrogare proprio questi effetti prendendo come caso di studio Italia ’90, per capire come elementi grafici e strategie comunicative abbiano prodotto un impatto duraturo sulla cultura visiva italiana. L’approccio adottato combina storia, design e studi sulla comunicazione, mettendo in luce che i grandi eventi sportive lasciano tracce che sopravvivono alle statistiche tecniche e alle cronache sportive.

La dimensione pubblica di queste riflessioni è stata resa visibile durante l’incontro intitolato Italia ’90 On Air – Comunicazione & Design, svolto l’8 maggio nella Sala Mollino al Castello del Valentino. L’iniziativa è stata promossa dalla prof.ssa Elena Dellapiana e dal ricercatore Giacomo Girocchi, entrambi del Dipartimento di Architettura e Design – DAD del Politecnico. L’evento si inserisce nel più ampio progetto PRIN denominato Italia ’90 atlas. History, impact and legacy of the Football World Cup e finanziato dal MUR, dimostrando come la ricerca accademica possa riaprire mappe interpretative su momenti culturali condivisi.

L’evento e il contesto

Il convegno ha richiamato studiosi provenienti da diverse università, confermando il carattere interdisciplinare dell’indagine: all’iniziativa hanno partecipato rappresentanti dell’Università di Firenze, del Politecnico di Bari e dell’Università di Ferrara, oltre al corpo docente e ai ricercatori del Politecnico. L’apertura dei lavori è stata curata dallo storico Fabien Archambault, che ha collocato i mondiali di Italia ’90 non solo nello scenario sportivo ma anche nel quadro politico e sociale dell’epoca, sottolineando come le manifestazioni internazionali fungano da specchio per tensioni e trasformazioni nazionali.

Organizzazione e linee di ricerca

L’orientamento del progetto PRIN mira a documentare e interpretare l’eredità visiva di Italia ’90 attraverso fonti, materiali e pratiche progettuali. In questo senso il lavoro del Dipartimento di Architettura e Design si è focalizzato sulla produzione grafica e sui manuali operativi, mentre i contributi delle altre università hanno arricchito la lettura con sguardi storici e sociologici. La collaborazione tra atenei ha permesso di mettere a confronto archivi, testimonianze e analisi critiche, restituendo una narrazione più articolata rispetto a una semplice celebrazione nostalgica dell’evento.

Brand identity e simboli

Gran parte del dibattito si è concentrata sulla brand identity dell’evento: il logo, la mascotte e il relativo manuale di immagine coordinata sono stati letti come strumenti che hanno contribuito a definire la percezione pubblica dei mondiali. La prof.ssa Elena Dellapiana ha approfondito il lavoro di Gianni Brunazzi, evidenziando come la sintesi grafica tra mascotte e logotipo, originata da un concorso a partecipazione popolare, sia stata poi codificata in un manuale operativo che mirava a garantire coerenza di immagine su scala nazionale. L’analisi ha mostrato come quel set di regole abbia avuto ritorni pratici e simbolici nel tempo.

Il ruolo di Gianni Brunazzi

Il contributo su Brunazzi ha evidenziato la complessità del ruolo del progettista quando lavora per eventi massivi: oltre alla componente estetica, esiste una volontà di rendere comunicabile un’identità condivisa. Il lavoro di armonizzazione tra elementi visivi e la messa a punto di linee guida traduceva in pratica la sfida di rendere riconoscibile e utilizzabile il patrimonio iconografico su manifesti, gadget e veicoli di comunicazione. Questo processo ha generato un corpus di materiali che ancora oggi può essere studiato per le sue scelte formali e operative.

Critiche e usi successivi

Accanto ai riconoscimenti per il progetto grafico, sono emerse letture critiche che hanno messo in luce come l’iconografia di Italia ’90 sia stata col tempo contraffatta, riciclata e contestata, secondo l’analisi proposta da Michele Galluzzo. Tali pratiche di riuso e reinterpretazione rivelano la natura viva dei simboli: la loro capacità di essere rimaneggiati li rende strumenti di memoria ma anche soggetti a dispute estetiche e politiche, aprendo questioni sulle modalità di tutela e sulle dinamiche di appropriazione culturale.

La mascotte Ciao e le interpretazioni

Particolare attenzione è stata dedicata alla mascotte Ciao, tema affrontato da Laura Bortoloni e Davide Turrini. La loro lettura la descrive come un’icona ambivalente, sospesa tra retoriche di partecipazione popolare e scelte di astrazione autoriale: una figura pensata per coinvolgere ma anche per incarnare scelte stilistiche che hanno richiesto mediazione tra pubblico e progetto. Il caso di Ciao mostra quanto una mascotte possa diventare materiale di dibattito critico oltre che oggetto di merchandising e consenso mediatico.

Conclusioni e aperture

L’incontro all’8 maggio ha confermato che studiare un evento come Italia ’90 significa esplorare una rete di pratiche che coinvolgono progettisti, istituzioni, pubblico e mercato. I contributi hanno messo in luce come il lavoro su logo, mascotte e manuali costituisca una fonte preziosa per chi si occupa di storia del design e comunicazione visiva, offrendo spunti per ricerche future su identità visiva, patrimonio grafico e riuso culturale. L’approccio interdisciplinare, come dimostrato dal convegno, resta lo strumento più efficace per decifrare la complessità dei simboli sportivi nelle società contemporanee.

Autore

Francesca Lombardi

Francesca Lombardi, fiorentina, prese appunti tecnici dal primo box di un circuito toscano e da allora firma approfondimenti sui motori. In redazione sostiene un approccio metodico alle prove su pista, cura il format 'tecnica e cronaca' e conserva i fogli di appunti del debutto tecnico in autodromo.