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16 Agosto 2026

Serie A Women: i numeri che raccontano la crisi finanziaria

Il calcio femminile italiano affronta una crisi economica senza precedenti. Scopri come il professionismo ha aumentato i costi e cosa si può fare per salvare il movimento.

Serie A Women: i numeri che raccontano la crisi finanziaria

Il calcio femminile italiano si trova ad affrontare una delle sfide più complesse della sua storia recente. Dopo il passaggio al professionismo, i club di Serie A Women stanno lottando per mantenere la sostenibilità economica. La situazione è così critica che il dimissionario presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha deciso di includere il tema nella sua relazione sullo stato del calcio italiano.

Il professionismo, riconosciuto ufficialmente il primo luglio 2026, è stato accolto come una conquista di civiltà ma ha portato con sé un aumento dei costi del 40%, principalmente a causa del maggiore carico fiscale. Nel 2026-2026, il costo del lavoro ha sfiorato i 30 milioni di euro, con più di un terzo rappresentato da imposizione fiscale. Questo ha creato un divario significativo tra entrate e uscite per i club.

L’impatto economico del professionismo

Il passaggio al professionismo ha avuto un impatto immediato sulle finanze dei club. Secondo i dati del ReportCalcio 2026, i club di Serie A hanno registrato perdite in aumento nelle ultime tre stagioni, raggiungendo i 3,3 milioni di euro medi nella stagione 2026-2026. Questo è il risultato di un aumento dei costi che non è stato compensato da un corrispondente incremento dei ricavi.

Un esempio emblematico è il contributo Nannicini un emendamento della legge di bilancio 2026 che prevedeva sgravi contributivi del 100% sulla stipula dei nuovi contratti professionistici. Tuttavia, i 11 milioni di euro stanziati si sono rivelati insufficienti. In media, un club di Serie A femminile spende oggi 4,4 milioni di euro a stagione, a fronte di ricavi di poco superiori al milione di euro.

Il confronto con la Spagna

Gravina ha sottolineato come la Spagna abbia affrontato il passaggio al professionismo in modo diverso, con un contributo pubblico quasi doppio rispetto all’Italia. Questo ha permesso ai club spagnoli di gestire meglio la transizione. In Italia, invece, le proposte di misure pubbliche di sostegno avanzate dalla Federazione e dalla Divisione Serie A femminile sono rimaste lettera morta.

Le potenzialità inespresse del calcio femminile italiano

Nonostante le difficoltà economiche, il calcio femminile italiano ha dimostrato un grande potenziale. La doppia partecipazione delle azzurre ai Mondiali e la finale sfiorata agli ultimi Europei in Svizzera sono testimonianze di un movimento in crescita. Tuttavia, per sfruttare appieno queste potenzialità, è necessario un cambiamento strategico.

Incrementare gli introiti derivanti dalle sponsorizzazioni, dalle attività commerciali e dai diritti audiovisivi è una priorità. Attualmente, i club italiani guadagnano in media circa 400 mila euro dalle sponsorizzazioni e 53 mila euro dai diritti audiovisivi, cifre nettamente inferiori rispetto ai principali campionati europei. Questo gap economico limita la capacità dei club di investire e crescere.

Per garantire un futuro sostenibile, è necessario un intervento concreto sia da parte dello Stato che dei club stessi. Solo attraverso una pianificazione attenta e una visione di lungo periodo sarà possibile colmare il divario e sfruttare appieno il potenziale del movimento.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.