Arturo Mariani, scrittore ed ex calciatore della Nazionale italiana di calcio amputati, ha lanciato una proposta audace per i Mondiali 2030 organizzare contemporaneamente, negli stessi stadi, i Mondiali per atleti con disabilità fisiche e intellettive. Una rivoluzione che potrebbe cambiare il volto del calcio e della società.
La proposta di Mariani arriva dopo l’emozionante vittoria della Spagna nella finale dei Mondiali 2026 contro l’Argentina. L’ex calciatore, che ha giocato 104 partite in 38 giorni, suggerisce di unificare i tornei per atleti con disabilità fisiche e intellettive con i Mondiali tradizionali, seguendo l’esempio della Homeless World Cup sostenuta dal Papa nella Lettera La vita in abbondanza.
Un calcio per tutti: l’inclusione come diritto
Mariani sottolinea che lo sport è universale e dovrebbe essere accessibile a tutti. La sua proposta mira a eliminare la distinzione tra atleti e gare di Serie A e serie B, unificando Olimpiadi e Paralimpiadi. Para è un suffisso greco che significa la stessa cosa e se lo sport è uno, perché non dovrebbe essere vissuto nello stesso momento?
Vedere in campo centravanti con una gamba sola, centrocampisti con autismo e difensori con sindrome di Down sarebbe una potenza sociale senza precedenti. Non si tratta di fare inclusione ma di garantire il diritto alla partecipazione di tutti. Lo sport può arrivare dove le strategie sociali e solidali spesso falliscono.
L’esperienza di Mariani: un sogno diventato realtà
Mariani ha vissuto in prima persona l’emozione di giocare i Mondiali. Nel 2014, in Messico, con la nazionale italiana amputati, ha segnato il gol per portare l’Italia ai supplementari contro Haiti, ma ha poi sbagliato il tiro ai calci di rigore. Nonostante la delusione, Mariani ha sempre creduto nel suo sogno di giocare a calcio, dimostrando che nulla può fermare la passione per questo sport.
L’ex calciatore preferisce parlare di pro-abilità piuttosto che di disabilità, mettendo in risalto il positivo. Con una gamba e due stampelle, ha giocato i Mondiali, gli Europei e la Champions, segnando gol e facendo rovesciate. La sua esperienza dimostra che la vita può essere vissuta in pienezza attraverso lo sport.
Un atto rivoluzionario per il futuro del calcio
Organizzare i Mondiali 2030 contemporaneamente per tutti gli atleti sarebbe un atto sociale rivoluzionario. Vedere le azioni e ascoltare le interviste dei campioni senzatetto, amputati, con autismo e sindrome di Down sarebbe un’esperienza arricchente per tutti. Lo sport non dà mai una sentenza definitiva: cadi e ti rialzi più forte, quando perdi trovi slancio e motivazioni per vincere la volta successiva.
Mariani ricorda che gli avversari non sono nemici. Nelle partite di calcio amputati c’è sempre uno spontaneo terzo tempo caratteristica del rugby, non solo tra i giocatori ma anche per il pubblico sugli spalti. La violenza è inimmaginabile, e gli avversari sono visti come sfide difficili da affrontare nella vita.
In attesa dei prossimi Mondiali per amputati in Messico dal 13 novembre, Mariani invita tutti a vivere lo sport come un’esperienza di vita in abbondanza, per dirla con Leone XIV.

