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21 Settembre 2026

Mazzola racconta il padre, Superga e il legame con l’Inter

Sandro Mazzola ripensa al padre, alla tragedia di Superga e al legame con l’Inter, chiedendo un ricordo permanente a Torino.

Mazzola racconta il padre, Superga e il legame con l’Inter

Il mondo del calcio italiano ha perso nel notte tra venerdì 18 e sabato 19 settembre 2026 Sandro Mazzola una delle figure più amate sia dall’Inter che dalla nazionale. A 83 anni, il suo ultimo pensiero è stato rivolto al nome che lo ha preceduto per tutta la vita: Valentino Mazzola capitan del leggendario Grande Torino deceduto nella tragedia di Superga.

Il primo tocco di palla legato al ricordo del padre

Nel racconto più toccante, Sandro ricorda il giorno in cui, ancora piccolo, entrò nello spogliatoio del Filadelfia con la mano di Valentino stretta nella sua. Il vecchio capitano gli pose la sinistra sulla testa e gli mostrò come calciare un rigore. “Bacigalupo agitava le braccia come nei campionati, la porta era piccola, io la colpivo dall’altra” diceva, evocando l’emozione di quel primo gol immaginario. Il ricordo è diventato un simbolo del legame familiare e sportivo che ha accompagnato tutta la sua carriera.

La partenza di Valentino e la scoperta di Superga

Il padre, nato a Cassano d’Adda in una famiglia numerosa e povera, aveva trascorso gli anni giovanili tra carceri e marina prima di approdare a Torino, dove lavorò alla Fiat e poi guidò il Grande Torino verso cinque scudetti. Quando la tragedia di Superga colpì nel 1949, Sandro, allora di sei anni, rimase all’oscuro della notizia: la compagna di Valentino lo affidò a una coppia di amici in un mulino, temendo per l’eredità. Solo dopo un mese fu trovato dalla madre e da alcuni tifosi torinesi, scoprendo così di avere un fratello, Ferruccio, e che il padre non sarebbe più tornato.

La propria strada nel mondo dell’Inter

Nonostante il dolore, Sandro trovò la sua casa nel club nerazzurro. Grazie a Benito Lorenzi il “Veleno” della squadra, entrò nella squadra giovanile e conobbe Giuseppe Meazza come allenatore. A 21 anni già brillava nella prima squadra, segnando il suo unico gol nella memorabile partita Inter-Juve 9-1, mentre Sivori mise a segno sei reti. La sua prima Coppa dei Campioni fu nel 1965, dove si confrontò con Alfredo Di Stéfano e, dopo due reti, ricevette l’apprezzamento del leggendario argentino, che lo definì “come suo padre”.

Il mito del doping e le controversie

Il fratello Ferruccio accusò il tecnico Helenio Herrera di somministrare una “pastiglietta” ai giocatori. Sandro, pur confermando l’esistenza di pratiche di “scioglimento” di pillole nel caffè, sostenne che il vero “doping” era psicologico: il tecnico intimidiva gli avversari con commenti sprezzanti, ma l’effetto sul risultato rimaneva da dimostrare.

Una richiesta di memoria a Torino

Nel 2025, la città di Milano ha intitolato una via a Valentino Mazzola. Sandro chiese allora a Torino di fare lo stesso: “Sarebbe bellissimo dedicare una strada al mio papà, per onorare tutti i compagni del Gran Torino”. L’attore, ormai quasi settantaseiesimo, ricorda che suo padre aveva cercato più volte di contattare il club granata, ma non aveva ricevuto risposta. La sua speranza è che la capitale piemontese trovi lo spazio per commemorare quel nome che, secondo lui, “rimane nel cuore della città”.

L’eredità di Valentino Mazzola ha così attraversato tre generazioni: dal campo di Superga, al mito dell’Inter, fino alla battaglia per una memoria fisica a Torino. La scomparsa di Sandro Mazzola chiude un capitolo di storia, ma il suo desiderio di vedere il nome del padre inciso in una via rimane un richiamo al valore della memoria sportiva.

Autore

Francesca Lombardi

Francesca Lombardi, fiorentina, prese appunti tecnici dal primo box di un circuito toscano e da allora firma approfondimenti sui motori. In redazione sostiene un approccio metodico alle prove su pista, cura il format 'tecnica e cronaca' e conserva i fogli di appunti del debutto tecnico in autodromo.