In una lunga intervista concessa a DAZN il presidente Giuseppe Marotta ha tracciato il profilo del progetto societario, spiegando perché l’Inter non intende limitarsi al solo posizionamento tra le prime in campionato. Tra i temi affrontati ci sono la gestione dello spogliatoio, la fiducia nei tecnici emergenti e la volontà di alzare l’asticella a livello internazionale: l’obiettivo è chiaro, provare a vincere la Champions senza mai perdere di vista la crescita interna e la sostenibilità.
Nel racconto di Marotta emergono i concetti di coraggio e rischio calcolato, insieme alla necessità di trasmettere una cultura della vittoria ai giocatori più giovani. Nozioni come esperienza, continuità e supporto della proprietà ricorrono frequentemente: dall’apprezzamento per il lavoro svolto da chi già c’è in rosa alla spiegazione delle scelte su allenatori e figure tecniche come Chivu, fino alle valutazioni sul mercato e sui giovani simboli del club come Bastoni.
L’ambizione spiegata senza mezzi termini
Marotta non nasconde che esistono società che adottano obiettivi più prudenti, spesso dietro la scusa dell’importanza di qualificarsi per la Champions. Ma la posizione dell’Inter, sottolinea il presidente, è diversa: «bisogna avere il coraggio di puntare alla vittoria». Questa filosofia si traduce in investimenti mirati, in un mélange di esperienza e talento e nella scelta di mantenere uno scheletro di giocatori che rappresentano l’identità della squadra. L’ambizione non è arroganza, è una strategia: dichiarare di voler vincere significa porsi obiettivi più alti e costruire intorno ad essi.
La cultura del gruppo
Al centro del progetto rimane la cosiddetta cultura della vittoria, che Marotta identifica con la capacità dei leader in campo di trasmettere mentalità e disciplina. Nomi come Barella, Bastoni e Lautaro vengono indicati come elementi fondamentali per tenere alta la pressione e insegnare ai nuovi arrivati cosa significhi indossare la maglia nerazzurra. Il presidente insiste sul fatto che il valore di una rosa non si misura solo dai singoli fuoriclasse, ma dalla loro capacità di instaurare una mentalità condivisa.
Scelte tecniche: tra rischio e fiducia
Il capitolo sullo staff tecnico è centrale nella narrazione di Marotta. La nomina di Chivu è descritta come un esempio di rischio calcolato: non una scommessa cieca, ma il frutto di un’analisi che ha valutato il percorso da giocatore e la crescita come allenatore nelle giovanili e in prima squadra. La società avrebbe individuato nel suo profilo le caratteristiche adatte a guidare la squadra, a patto che fosse supportato con calma e fiducia. Il rinnovo contrattuale è visto come un atto di riconoscimento e continuità, necessario per consolidare il lavoro iniziato.
Gestione dei talenti e politica sul mercato
Sui temi di mercato Marotta è netto: la politica del club non è quella di vendere per necessità, ma di valorizzare chi esprime la volontà di restare. Il caso di Bastoni è citato come esempio: se non manifesta il desiderio di andar via, rimarrà un pilastro. Questa linea serve anche a tutelare il progetto sportivo e a dare certezze ai tifosi: i giovani devono essere accompagnati, non esposti a un mercato che spesso amplifica errori o gesti istintivi attraverso i media.
Il profilo del dirigente e il bilancio personale
Nel corso dell’intervista emergono anche riflessioni personali: Marotta parla del suo ruolo, della gestione delle critiche e dell’importanza di saper ricostruire nuovi sogni dopo i successi raggiunti. Il dirigente confessa che la stampa e il mondo digitale hanno amplificato fenomeni come l’invidia e i cosiddetti leoni da tastiera, ma afferma di aver costruito una corazza che gli permette di concentrarsi sul lavoro. Sul passato, il ricordo dell’esperienza alla Juventus viene raccontato con rispetto, spiegando come certe scelte di proprietà possano portare a scelte manageriali diverse e, talvolta, a separazioni indolori.
Chiude il quadro la riflessione sulla leadership: per Marotta il dirigente deve saper prendere decisioni, creare contesti e favorire la crescita dei giovani. Il rapporto con collaboratori e avversari viene letto attraverso la lente della fiducia e dell’esperienza maturata in anni di mercato. L’obiettivo rimane però essenziale e concreto: continuare a inseguire traguardi ambiziosi e, se possibile, portare a Milano il trofeo europeo che manca nella bacheca, con la stessa determinazione che ha guidato i recenti successi.
