Nel mondo del calcio femminile, un caso di gravità inaudita ha scosso la comunità sportiva. Luca De Felice, ex allenatore del CSL Prato Social Clubè stato squalificato per quattro anni per comportamenti inaccettabili. Le accuse contro di lui includono frasi offensive, allusioni sessualmente esplicite e istigazione alla violenza.
La vicenda, emersa durante la stagione sportiva 2026/25, ha visto la Corte Federale d’Appello confermare la squalifica iniziale, sottolineando la gravità delle azioni dell’allenatore. Ma cosa è realmente accaduto?
Le accuse contro Luca De Felice
Luca De Felice è stato accusato di aver rivolto frasi offensive, irriguardose e lesive della dignità e dell’autostima delle giocatrici che allenava. Le dichiarazioni contestate includono anche allusioni sessualmente esplicite e di carattere discriminatorio. Ma non è finita qui.
Il punto più grave riguarda un episodio specifico del 18 novembre 2026quando De Felice avrebbe chiesto a tre calciatrici di procurare un grave infortunio a una loro compagna di squadra, arrivando a dire: “spaccate una gamba alla vostra compagna”. Di fronte al netto rifiuto delle giocatrici, l’allenatore avrebbe poi chiesto loro di isolare progressivamente la compagna di squadra per indurla ad abbandonare il gruppo.
Secondo la Corte, queste richieste erano finalizzate a impedire alla calciatrice di svolgere l’attività sportivaponendo fine ad asserite pressioni subìte da un consulente e sponsor della società, nonché genitore della predetta calciatrice, affinché quest’ultima venisse schierata come titolare nelle gare di campionato.
Le conseguenze per il CSL Prato Social Club
La vicenda non ha coinvolto solo l’allenatore. La Corte ha disposto una squalifica di sei mesi per il presidente del CSL Prato Social Club, Roberto Macrìe per il responsabile societario del safeguarding, Simone Carollo. Entrambi sono stati accusati di mancata adozione di misure volte ad assicurare il rispetto delle regole.
Roberto Macrì ha dichiarato di non aver mai assistito a comportamenti scorretti da parte dell’allenatore, rimettendosi a quanto scritto nella sentenza. Ha inoltre spiegato che era stato il genitore della calciatrice coinvolta a segnalare il caso alla giustizia sportiva, rappresentando, secondo lui, la volontà del club di indagare sull’accaduto.
La difesa di Luca De Felice e il reclamo respinto
Luca De Felice, tramite il proprio avvocato, ha presentato un reclamo basato sulla testimonianza di un’altra calciatrice che lo smentiva. Il legale ha posto l’accento sulla carenza di prova e contraddittorietà tra le dichiarazioni delle tesserate, oltre che sull’irrilevanza delle frasi asseritamente offensive e di contenuto sessualepronunciate solo a mo’ di scherzo e accettate come tali dalle calciatrici.
Tuttavia, la Corte d’Appello non ha accolto il reclamo, ritenendo la testimonianza a favore dell’allenatore non credibile. Questo ha portato alla conferma della squalifica di quattro anni per De Felice, che nel frattempo si era dimesso da tecnico.
La vicenda ha sollevato un dibattito sulla necessità di misure più rigorose per la protezione delle atlete e sulla responsabilità degli allenatori e dei dirigenti sportivi. Il caso del CSL Prato Social Club rimane un esempio di come il comportamento inaccettabile possa avere conseguenze gravi e durature nel mondo del calcio femminile.



