Il film L’estranea, diretto da Paolo Strippoli, si colloca nel genere thriller e trasporta lo spettatore nella Bari di fine millennio. Lì, tra le vie del centro storico, si aggira una famiglia che, a prima vista, incarna l’idillio della borghesia italiana: ricchezza, felicità e un futuro apparentemente lucido.
Al centro della narrazione troviamo Walter, proprietario della storica sartoria Colonna, Anna, moglie e madre modello, e i due figli, Alice e Tobia. Ognuno di loro è impegnato in una vita che gli altri invidiano, ma sotto la superficie si celano aspirazioni non realizzate, ambizioni segrete e una strana dipendenza che farà da catalizzatore all’intera vicenda.
Walter Colonna e la sartoria di lusso a Bari
Walter ha ereditato la sartoria Colonna dal nonno e l’ha trasformata in un punto di riferimento per l’alta borghesia locale. Il negozio, situato nel cuore della città, fornisce uniformi su misura che riflettono lo status sociale dei clienti più esigenti. Questa attività non solo garantisce alla famiglia un reddito stabile, ma diventa anche un simbolo di prestigio e di tradizione. Il successo del laboratorio è alimentato dall’esclusività dei tessuti e dall’attenzione ai dettagli, elementi che Walter considera fondamentali per mantenere la reputazione della famiglia.
Tobia, la promessa del calcio
Il giovane Tobia rappresenta la speranza di un futuro ancora più brillante. Talento precoce, è già al centro dell’attenzione di scout sportivi e sogna di indossare la maglia della nazionale. La sua carriera è segnata da allenamenti intensi e tornei giovanili, ed è considerato una promessa del calcio italiano. Tuttavia, la pressione per eccellere e le aspettative dei genitori trasformano la sua crescita in una corsa contro il tempo, aggiungendo ulteriore tensione al nucleo familiare.
Alice, la giovane volto della pubblicità e i sogni di Anna
Alice, la figlia maggiore, è appena stata scelta per una campagna pubblicitaria della nota azienda alimentare Barilla. Questo ingresso nel mondo della comunicazione eleva ulteriormente il profilo della famiglia e alimenta l’orgoglio di Anna, che vede in Alice la possibilità di realizzare, in parte, il proprio sogno infranto di diventare attrice. Anna, infatti, ha sempre coltivato l’aspirazione di calcare la scena teatrale, ma ha sacrificato la carriera per sostenere la famiglia. Ora, attraverso il successo di Alice, spera di rivivere i riflettori, anche se questo desiderio resta velato da una realtà che la costringe a interpretare il ruolo di madre perfetta.
Il lato oscuro: dipendenza di Anna e le tensioni familiari
Dietro la facciata impeccabile di Anna si nasconde una curiosa abitudine: consuma incessantemente rotelle di liquirizia a nastro per placare un’ansia indefinita. Questo rituale, apparentemente innocuo, rivela una dipendenza che la protagonista tenta di nascondere a tutti. La sua insicurezza, alimentata dal rimpianto di non aver mai raggiunto la scena teatrale, si manifesta in questo gesto ripetitivo, diventando quasi un simbolo della sua lotta interiore. La tensione culmina quando le pressioni esterne e le aspirazioni personali cominciano a intrecciarsi, trasformando la vita domestica in un labirinto di segreti, tradimenti e sospetti, tipici di un avvincente thriller psicologico.



