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18 Ottobre 2026

Elezioni, evangelici e calcio: il nuovo bivio del Brasile

Scopri come l’espansione dell’evangelicalismo sta plasmando le elezioni brasiliane e alterando il tradizionale stile della Seleção, tra fede, politica e campo.

Elezioni, evangelici e calcio: il nuovo bivio del Brasile

Il 25 ottobre 2026 il Brasile si avvicina a un secondo turno elettorale che potrebbe riportare al potere la destra estrema, guidata da Flávio Bolsonaro. L’evento non è solo politico: l’intero Paese, compresa la Seleção brasiliana vive una profonda crisi che affonda le radici in un fenomeno sociale in rapida crescita, l’evangelicalismo. I due mondi, sportivo e politico, si sono intrecciati in modo tale da creare un vero e proprio campo di battaglia ideologica, dove la fede è divenuta una carta vincente per alcuni candidati e un possibile nemico per il tradizionale stile di gioco brasiliano.

Il ballottaggio del 25 ottobre e l’appoggio delle chiese evangeliche

Nel primo turno, Flávio Bolsonaro ha superato Luiz Inácio Lula da Silva di circa due punti percentuali, una sorpresa rispetto ai sondaggi. La spiegazione più evidente, secondo gli esperti, è la presenza di un “voto silenzioso” proveniente dal segmento evangelico più conservatore, che si è tradotto in un sostegno quasi automatico all’estrema destra. La ricercatrice brasiliana Juliana Peixoto Batista membro del Núcleo del Partido dos Trabalhadores in Argentina, ha evidenziato come questo voto sia difficile da invertire perché radicato in una convinzione religiosa che va oltre le tradizionali dinamiche partitiche.

Intervista a Juliana Peixoto Batista

Peixoto ha spiegato che il “voto della vergogna” – quello che in Argentina si chiama voto silencioso – è tipico dell’estrema destra brasiliana. “Le chiese evangeliche hanno adottato una posizione incondizionata verso Bolsonaro, perché il loro messaggio morale si allinea a quello del candidato”, ha affermato. Solo una piccola minoranza delle comunità evangeliche sostiene il centro-sinistra, ma nel panorama elettorale questa fazione resta marginale rispetto al grosso blocco che appoggia l’attuale governo.

L’evangelicalismo dentro la Seleção: numeri e protagonisti

Negli ultimi due decenni, il evangelicalismo è passato da meno del 5 % della popolazione a quasi il 27 % del Paese, diventando il segmento religioso più rapido in crescita. Questa espansione ha trovato terreno fertile tra i calciatori, molti dei quali provengono da classi sociali svantaggiate. L’associazione Atletas do Cristo fondata nel 1984, ha promosso la fede cristiana tra i professionisti, contribuendo a diffondere la religione anche in Europa attraverso giocatori come Nicola Legrottaglie e Edinson Cavani.

Atletas do Cristo: un progetto nato negli anni ’80

L’organizzazione ha creato reti di supporto spirituale e ha organizzato momenti di preghiera prima delle partite, rendendo la religione un elemento di identità collettiva. Player di fama mondiale come KakáNeymarRoberto Firmino e David Luiz hanno pubblicamente dichiarato la propria appartenenza, indossando magliette con la scritta “Io appartengo a Gesù”. Queste testimonianze hanno contribuito a rendere l’evangelicalismo una componente quasi standard nella vita dei calciatori brasiliani.

Statistica della lista per il Mondiale 2026

Nel convoca della Seleção per il prossimo mondiale, il 76 % dei giocatori ha dichiarato di essere evangelico, il picco più alto mai registrato. Nonostante ciò, la squadra non ha più vinto un titolo mondiale dal 2002 e non è riuscita a raggiungere nemmeno una finale negli ultimi due tornei. Questo dato fa sorgere la domanda se la crescita religiosa abbia influito sullo stile di gioco tradizionalmente associato al “samba football”.

Al di là della religione: perché la Seleção non vince più

Attribuire l’intera crisi al solo evangelicalismo risulta riduttivo. Fin dagli anni ’70, gli storici del calcio hanno notato un progressivo allontanamento dal gioco di zona e dall’estro individuale promosso da Pelé, a favore di una mentalità più pragmatica e tattica, ispirata al calcio europeo. Allenatori come Mário ZagalloCarlos Alberto Parreira e Felipe Scolari sono stati accusati di aver introdotto schemi meno “brasiliani”.

Influenza tattica europea

Il successore Tite ha cercato di adottare il “possession based football” diffuso da Guardiola, sacrificando parte della creatività spontanea a scapito della disciplina difensiva. Parallelamente, nazionali come Francia e Spagna, che solo trent’anni fa erano considerate minori, hanno dominato la scena mondiale, dimostrando che l’ordine globale del calcio è cambiato radicalmente.

Un nuovo ordine mondiale nel calcio

La crisi brasiliana si inserisce in un contesto più ampio: anche Germania e Italia attraversano lunghi periodi senza titoli, mentre le nazioni emergenti hanno affinato strutture giovanili più moderne. Quindi, la mancanza di successi non può essere spiegata esclusivamente dalla fede dei giocatori, ma è il risultato di un insieme di fattori che includono strategie tecniche, gestione dei talenti e l’evoluzione degli standard internazionali.

Tuttavia, la crisi della Seleção brasiliana è alimentata anche da scelte tattiche, dal mutamento dell’equilibrio globale nel calcio e da una generazione di allenatori che hanno privilegiato la disciplina sopra l’estro. Il futuro del Brasile dipenderà da come questi singoli filoni – fede, politica e sport – riusciranno a conciliare le loro esigenze.

Autore

Francesca Lombardi

Francesca Lombardi, fiorentina, prese appunti tecnici dal primo box di un circuito toscano e da allora firma approfondimenti sui motori. In redazione sostiene un approccio metodico alle prove su pista, cura il format 'tecnica e cronaca' e conserva i fogli di appunti del debutto tecnico in autodromo.