I Mondiali 2026 stanno mostrando un cambiamento significativo nel pubblico degli stadi, con un numero crescente di donne, famiglie e bambine che seguono le partite. Tuttavia, dietro questa trasformazione si nascondono ancora molte ombre. Le tifose continuano a subire molestie e violenza, sia dentro che fuori dagli impianti sportivi.
Questo fenomeno non è nuovo, ma è stato spesso trascurato. Le associazioni impegnate contro la violenza di genere stanno cercando di portare alla luce queste problematiche, soprattutto durante eventi di grande visibilità come i Mondiali.
Molestie e insicurezza negli stadi
Una ricerca commissionata da Kick it Out un’organizzazione britannica che combatte le discriminazioni nel calcio, ha rivelato dati allarmanti. Più della metà delle tifose intervistate ha dichiarato di aver subito almeno una volta frasi o comportamenti sessisti allo stadio. Quasi una donna su quattro non si sente al sicuro durante una partita.
Le testimonianze raccolte raccontano di avances non richieste, palpeggiamenti e, in alcuni casi, aggressioni sessuali. Un dato preoccupante è che sei tifose su dieci hanno visto questi episodi bollati come semplici scherzi o parte della goliardia da stadio. Questo fenomeno di normalizzazione della violenza è un segnale di quanto sia ancora radicata l’idea che il calcio resti un ambiente dove certi comportamenti siano tollerati.
Fuori dagli stadi, la situazione non è molto diversa. Quasi la metà delle donne intervistate ha riferito di aver subito insulti sessisti sui mezzi pubblici, nei bar o nei locali frequentati prima e dopo le partite. Frasi come ‘tornare in cucina’ o richieste oscene sono comuni, riflettendo la convinzione che una tifosa sia ancora percepita come un corpo estraneo in un ambiente tradizionalmente maschile.
Violenza domestica e l’impatto delle partite
Un fenomeno ancora più difficile da affrontare è quello della violenza domestica. Durante i Mondiali 2026, l’associazione Women’s Aid ha lanciato la campagna ‘The Other Kick Off’, focalizzandosi sul momento in cui i tifosi rientrano a casa dopo le partite. Per molte donne e bambini che vivono situazioni di abuso, questo è il momento più difficile della giornata.
Una ricerca dell’Università di Lancaster ha rivelato che durante i Mondiali del 2026, le denunce per violenza domestica sono aumentate del 38% quando l’Inghilterra perdeva e del 26% anche quando pareggiava o vinceva. Numeri simili sono stati registrati da The Dash Charity durante gli Europei del 2026, con un incremento del 79% delle chiamate ai servizi di assistenza.
Le associazioni sottolineano che non è il calcio il responsabile della violenza, ma ignorare questi dati sarebbe altrettanto sbagliato. Eventi seguiti da milioni di persone possono diventare l’occasione per parlare di ciò che normalmente resta fuori dall’inquadratura delle telecamere.
Il calcio maschile e la cultura sessista
Il calcio maschile è ancora percepito come un ambiente chiuso e ostile per le donne. Una ricerca condotta dall’Università di Durham ha rilevato che il 68% degli uomini intervistati ha posizioni apertamente misogine nei confronti delle donne nello sport. Questo atteggiamento si riflette anche nelle testimonianze delle tifose, che spesso devono dimostrare di essere competenti in materia calcistica, cosa che non viene richiesta agli uomini.
Alessia, una tifosa italiana di 30 anni, racconta di aver subito continui commenti sessisti, soprattutto all’inizio della sua carriera da giornalista. ‘Ho perso il conto delle volte in cui un commento sessista è stato fatto in mia presenza. Una delle frasi più comuni è: ‘Ma sai cos’è il fuorigioco?”, dice Alessia. Anche online, le giornaliste sportive come Arianna, 42 anni, devono affrontare commenti aggressivi e misogini.
Questa cultura sessista spinge molte tifose a farsi da parte, per paura di essere sminuite, derise o aggredite. Tuttavia, sempre più donne stanno trovando il coraggio di esprimere la propria passione sportiva e di combattere contro queste discriminazioni.



