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14 Giugno 2026

Alberto Stasi lascia Bollate con affidamento in prova: abbracci, norme da rispettare e la voglia di tornare a guidare

Alberto Stasi ha iniziato la fase di affidamento in prova ai servizi sociali: saluti ai compagni di detenzione, pranzo con la madre e il ritorno alla vita esterna con limiti e possibilità, tra cui la guida di moto

Alberto Stasi lascia Bollate con affidamento in prova: abbracci, norme da rispettare e la voglia di tornare a guidare

Il 42enne Alberto Stasi ha lasciato il carcere di Bollate dopo il via libera del Tribunale di Sorveglianza all’affidamento in prova ai servizi sociali, una misura alternativa che gli consente di proseguire l’espiazione della pena fuori dalla cella senza però cancellare la condanna definitiva. L’uscita segna un nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria legata al delitto di Garlasco e apre una fase di reinserimento controllato, con prescrizioni e limiti fissati dal magistrato.

Le prime ore all’esterno sono state scandite da gesti semplici ma simbolici: abbracci con chi ha condiviso gli anni di detenzione, il trasferimento degli effetti personali e un pranzo in famiglia che ha assunto un valore diverso rispetto alle uscite precedenti. Tra le cose dette e non dette, è riemerso un desiderio pratico e umano: tornare a guidare, la passione per le moto che per anni è rimasta sospesa.

Uscita da Bollate, saluti e oggetti lasciati al compagno di cella

Quando è arrivato il provvedimento ufficiale, Stasi si è mosso con riservatezza: ha evitato l’entrata principale del penitenziario e ha preferito un’uscita secondaria per minimizzare l’esposizione mediatica. Prima di oltrepassare la soglia ha salutato il personale e i detenuti con cui ha condiviso quasi un decennio di vita carceraria. Al compagno di cella ha lasciato alcuni oggetti pratici come un ventilatore e un frigorifero portatilesegno delle piccole abitudini accumulate in anni di detenzione.

Il personale e gli educatori coinvolti nell’accompagnamento

Allo scambio di saluti hanno partecipato diverse figure della struttura: dal direttore agli educatori e agli addetti dell’area riabilitativa. La presenza del personale non è stata una cerimonia, ma il riconoscimento formale di un percorso ritenuto compatibile con il reinserimento sociale. In più di trecento persone, tra detenuti e operatori, hanno voluto testimoniare questo passaggio, che per molti dentro la struttura è stato percepito come un momento di chiusura e apertura insieme.

Il pranzo con la madre, la routine e le prescrizioni da rispettare

Dopo l’uscita Stasi si è recato in un appartamento in affitto nell’hinterland dove ha incontrato la madre, un appuntamento che ormai era consolidato nel calendario settimanale ma che, questa volta, ha assunto connotati diversi: nulla di festoso, piuttosto un pranzo sobrio con piatti preparati in casa e la presenza costante della sua avvocata. La scena racconta un equilibrio tra normalità domestica e la consapevolezza delle restrizioni che accompagnano la misura.

Tra le prescrizioni imposte dal Tribunale figurano l’obbligo di dimora nella Regione Lombardia e il divieto di trascorrere le notti fuori dall’abitazione assegnata. Stasi non potrà lasciare il territorio nazionale e dovrà rispettare orari e indicazioni del programma di reinserimento, ma è autorizzato, se previsto, a spostamenti per motivi consentiti e alla guida, un aspetto che riaccende la sua passione per i motori e le due ruote.

Il regime giuridico e il percorso processuale ancora aperto

È importante sottolineare che l’affidamento in prova non modifica la condanna definitiva: la pena resta confermata, mentre la misura alternativa regola le modalità dell’esecuzione penale nel tentativo di favorire il reinserimento sociale. Contemporaneamente la difesa annuncia che continuerà a lavorare su eventuali istanze processuali, in parallelo agli sviluppi di nuove indagini che sono state avviate su altri profili collegati al caso.

La famiglia della vittima ha espresso una reazione netta ma misurata, riconoscendo la legittimità della misura senza rinunciare a ricordare la sentenza definitiva. Sul piano politico e istituzionale la vicenda è stata commentata da esponenti che hanno sollevato riflessioni sul funzionamento del sistema giudiziario e sul modo in cui casi complessi vengono valutati attraverso gradi di giudizio diversi.

Il primo giorno fuori dal carcere non ha segnato un ritorno alla quotidianità pre-2007, ma l’avvio di una convivenza tra obblighi giudiziari, relazioni familiari e piccoli desideri personali: tra questi, la speranza di un giro in moto che, simbolicamente, racconta la volontà di riappropriarsi di gesti normali dopo anni di vita controllata.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.