Var, Rambaudi chiede meno tecnologia e più dialogo per recuperare il calcio

Rambaudi sostiene che la tecnologia ha superato il senso del gioco: propone dialogo tra arbitri, allenatori e giocatori, mentre il dibattito sull'episodio di Bergamo coinvolge giornalisti e dirigenti

La sconfitta del Napoli a Bergamo contro l’Atalanta ha riacceso il dibattito sulla gestione arbitrale. Al centro restano il uso del VAR e il ruolo dell’arbitro nella conduzione della partita.

In trasmissione a Il Bello del Calcio, Roberto Rambaudi ha sostenuto che l’eccesso di tecnologia rischia di ridurre le responsabilità individuali e collettive in campo. Rambaudi ha indicato come esempio la pratica applicata in Serie C, dove il dialogo diretto tra direttore di gara e giocatori favorisce una relazione più umana e meno meccanica.

VAR è qui inteso come sistema di assistenza audiovisiva utilizzato per rivedere decisioni arbitrali controverse. La proposta di estendere modalità comunicative simili ai livelli superiori è ora oggetto di confronto tra operatori del calcio e commentatori, con sviluppi attesi nelle prossime riunioni tecniche.

Critiche al sistema e proposte alternative

Nella stessa puntata, diversi opinionisti hanno riassunto le critiche originarie dall’episodio contestato al Gewiss Stadium. Ivan Zazzaroni ha evidenziato la mancanza di criteri uniformi nelle decisioni arbitrali e il rischio di allontanare il pubblico. Pierpaolo Marino ha sollecitato una revisione strutturale del sistema arbitrale e non soltanto un avvicendamento nelle nomine.

Tra le proposte emerse vi è l’idea di limitare l’intervento tecnologico mantenendo strumenti come la goal-line technology e l’fuorigioco semiautomatico, ma evitando che il VAR assuma un ruolo che sovrascriva il giudizio del direttore di gara. Le indicazioni sono già oggetto di confronto tra operatori del calcio e commentatori, con sviluppi attesi nelle prossime riunioni tecniche.

Dialogo e responsabilità: l’esempio della Serie C

Roberto Rambaudi ha sollecitato il ripristino di un confronto costante tra arbitri, allenatori e giocatori, già praticato nella categoria inferiore. Secondo l’ex centrocampista, tale modalità rafforza la responsabilizzazione degli attori in campo e riduce le polemiche sulle interpretazioni tecniche. Rambaudi ha sottolineato la necessità di regole chiare e di un percorso comunicativo trasparente per spiegare le decisioni ai tifosi. Ha inoltre osservato che, più che accrescere gli interventi tecnologici, serve consolidare una cultura della chiarezza e della trasparenza. Le proposte saranno oggetto di confronto nelle prossime riunioni tecniche degli operatori del calcio.

Reazioni e analisi dal mondo del calcio

Proseguendo il dibattito avviato da Roberto Rambaudi, le istanze sollevate saranno discusse nelle prossime riunioni tecniche degli operatori del calcio. L’obiettivo è chiarire procedure e responsabilità dopo l’episodio che ha riacceso la polemica sugli interventi arbitrali.

Stefan Schwoch ha definito l’episodio relativo a Hojlund non punibile con il calcio di rigore. Ha inoltre sostenuto che il ruolo del VAR abbia in più casi indebolito l’autorità del direttore di gara, producendo incertezza nelle decisioni sul campo.

Francesco Modugno ha individuato un problema generazionale nella classe arbitrale. Secondo Modugno, la carenza di personalità e di capacità decisionale di alcuni direttori di gara contribuisce alle controversie interpretative.

Gianluca Gifuni ha descritto l’attuale sistema come un «esperimento fallito». Ha auspicato un ripensamento delle procedure e un potenziamento della formazione arbitrale per ristabilire coerenza e autorevolezza nelle scelte tecniche.

Le proposte avanzate dagli esperti riguardano in particolare la revisione dei protocolli di intervento del VAR e l’introduzione di percorsi formativi standardizzati per gli arbitri. Gli sviluppi attesi saranno valutati nelle prossime sessioni tecniche.

Richieste pratiche e scenari possibili

Sugli sviluppi attesi, gli ospiti hanno avanzato proposte concrete per migliorare l’applicazione del VAR. Tra le ipotesi è stata indicata la revisione dei protocolli di intervento, con la limitazione dell’uso a situazioni chiaramente decisive e l’automatizzazione di alcuni soli aspetti tecnici. Pierpaolo Marino ha chiesto investimenti mirati sulla formazione degli arbitri anziché su nuove sovrastrutture tecnologiche. Italo Cucci ha invece sottolineato che, dopo anni dall’introduzione del sistema, la fiducia nei confronti dello strumento non è aumentata ma è risultata in calo.

Il lato tecnico: errori individuali e principi tattici

Accanto alla polemica arbitrale, l’analisi del match ha messo in luce responsabilità tecniche e schemi difensivi inadeguati del Napoli. L’osservazione iniziale indica una serie di errori individuali che hanno creato spazi per l’avversario. Il palato non mente mai: la lettura collettiva delle situazioni è risultata frammentata e ha inciso sul risultato.

Tra gli spunti emersi vi sono la perdita di palla di Mazzocchi, che ha favorito un calcio d’angolo avversario, e il posizionamento errato di Olivera sul secondo gol. Inoltre, è stato rilevato un cambiamento di atteggiamento di Hojlund, più orientato al raccordo con i compagni che alla ricerca della profondità. Questi fattori spiegano come la squadra abbia pagato lacune di attenzione e di organizzazione difensiva, oltre al peso delle decisioni arbitrali controverse.

Dal punto di vista tattico, l’analisi segnala carenze nel pressing coordinato e nel posizionamento della linea difensiva. La mancata compressione degli spazi centrali ha favorito le linee di passaggio dell’avversario. Gli osservatori suggeriscono interventi su esercitazioni specifiche per migliorare sincronizzazione e lettura delle transizioni difensive.

Lo sviluppo atteso riguarda quindi adeguamenti tecnici in sede di allenamento e una maggiore attenzione ai dettagli tattici nelle partite successive. Restano aperti gli effetti di queste misure sulla coesione collettiva e sui risultati futuri.

Restano aperti gli effetti di queste misure sulla coesione collettiva e sui risultati futuri. Il contesto resta complesso: la lotta per lo scudetto e le posizioni in classifica rendono ogni episodio più incisivo sul piano emotivo e gestionale. Tra chi invoca la completa abolizione del VAR e chi ne propone un uso più contenuto, il punto fermo è la necessità di ristabilire certezze interpretative e responsabilità. Sul piano sportivo, la priorità resta la ripresa sul campo: il Napoli deve correggere aspetti tattici e nervosi per non farsi risucchiare dal dibattito e restare competitivo nella corsa ai traguardi stagionali.

Scritto da AiAdhubMedia

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