La presidente del Messico ha confermato che il Paese ospiterà la nazionale iraniana durante la Coppa del Mondo, accogliendo una richiesta avanzata dalla FIFA. La decisione trasforma Tijuana in una base d’appoggio per la squadra, che intende usare il Messico per ritiro e allenamenti per tutta la durata del torneo. Questa soluzione nasce in un contesto segnato da tensioni diplomatiche e da dubbi sulla possibilità che l’intera delegazione ottenga i visti necessari per soggiornare negli Stati Uniti.
In precedenza la nazionale iraniana aveva pensato di stabilirsi a Tucson, in Arizona, ma la posizione dell’amministrazione statunitense ha reso necessaria una alternativa. I giocatori si stanno preparando anche in Turchia, tra Antalya e Ankara, prima dello spostamento definitivo verso la frontiera nord-occidentale del Messico. La soluzione messicana è stata proposta e coordinata con la FIFA per garantire continuità alla preparazione sportiva della squadra.
Perché Tijuana: motivazioni pratiche e politiche
La scelta di Tijuana risponde a esigenze sia logistiche sia diplomatiche. Sul piano pratico, la città è uno scalo di confine che facilita gli spostamenti e consente voli diretti organizzati con compagnie come Iran Air, riducendo le complicazioni dovute a permessi di transito. Sul piano politico, il Messico ha ribadito di non avere «alcun motivo» per negare ospitalità a una squadra impegnata in una competizione internazionale, segnalando un approccio diverso rispetto ad alcune posizioni espresse dall’amministrazione americana.
Un ruolo attivo della FIFA e dei vertici sportivi
La federazione internazionale ha agito come mediatore per trovare una soluzione pratica: ai colloqui hanno partecipato dirigenti della nazionale iraniana e funzionari della FIFA, con scambi anche via videoconferenza. Il presidente della federazione iraniana ha confermato che l’intesa con gli organi del calcio mondiale ha permesso di definire lo spostamento del ritiro dalla città americana alla città di confine messicana, evitando così possibili intoppi amministrativi.
Visti, calendario delle partite e scenari possibili
Il calendario dei Mondiali prevede che l’Iran giochi tre gare della fase a gironi negli Stati Uniti: due partite nei pressi di Los Angeles e una a Seattle. Le date assegnate al girone della nazionale iraniana sono il 15 e il 21 giugno vicino a Los Angeles e il 26 giugno a Seattle. Questo significa che, pur avendo il ritiro in Messico, la squadra dovrà comunque organizzare trasferimenti internazionali per disputare le partite programmate su suolo statunitense.
Incertezze sui permessi d’ingresso e possibili sviluppi
Le autorità americane hanno dichiarato che i calciatori saranno ammessi a giocare sul territorio statunitense, ma permangono dubbi sulla capacità di estendere i visti a tutti i membri della delegazione. La questione è aggravata da una politica migratoria che in passato ha visto la sospensione dell’elaborazione di visti per numerosi Paesi; ciò ha alimentato la ricerca di soluzioni alternative come quella messicana per evitare problemi di viaggio all’ultimo momento.
Conseguenze per la competizione e punti di attenzione
Da un punto di vista sportivo, il trasferimento della base non influisce sulla partecipazione alle partite del girone, ma introduce variabili logistiche: tempi di viaggio, adattamento all’altitudine e gestione della delegazione. Se l’Iran dovesse qualificarsi oltre la fase a gironi, anche le gare a eliminazione diretta potrebbero svolgersi negli Stati Uniti, riaffermando l’importanza di risolvere le questioni relative ai permessi di ingresso per il personale tecnico e i dirigenti.
In sintesi, la scelta del Messico come sede del ritiro rappresenta una soluzione pragmatica voluta dalla FIFA e accettata dalle autorità messicane per tutelare la preparazione della nazionale iraniana. Resta aperto il nodo dei visti e delle modalità operative per gli spostamenti tra Tijuana e le città statunitensi che ospiteranno le partite, elementi che potrebbero determinare l’effettiva partecipazione e la gestione del torneo per la squadra.