Luciano spalletti, arrivato alla panchina della Juventus nell’ottobre 2025, ha concesso un’intervista approfondita in cui ha tracciato un bilancio della propria carriera. Il tecnico ha voluto evidenziare le differenze sostanziali tra le realtà che ha guidato, sottolineando come ogni club rappresenti un contesto culturale unico. Tra le sue parole spicca la definizione della Juventus come “una mentalità”, un concetto che va oltre il semplice fattore sportivo.
La mentalità Juventus secondo Spalletti
Per Spalletti la Juventus non è soltanto una squadra, ma una storia del calcio che impone un mix di gioia, orgoglio e responsabilità. “Non basta vivere di calcio, bisogna vivere di Juventus”, ha dichiarato, aggiungendo che il club compete soprattutto con il proprio livello, non con gli avversari. Questo approccio, secondo l’allenatore, genera un interesse globale grazie alla reputazione di eccellenza consolidata nel tempo. La mentalità bianconera, secondo lui, è una fusione di tradizione e innovazione, dove le emozioni intense sono accompagnate da una costante ricerca di perfezione.
Il ricordo della tifoseria romanista
Spalletti ha poi rivolto lo sguardo al periodo trascorso a Roma, dove ha vissuto una realtà diversa: “Alla Roma ho allenato una tifoseria”. Per lui, la passione dei giallorossi è stata viscerale e ha lasciato un segno indelebile. A differenza della Juventus, dove la “mentalità” è il fulcro, a Roma la fedeltà e l’entusiasmo dei sostenitori rappresentavano il motore principale. Il tecnico ha descritto questo legame come un’esperienza che ha forgiato il suo approccio alla gestione di gruppi di giocatori, enfatizzando l’importanza di sentirsi parte di una comunità.
Giocatori che hanno lasciato il segno
Nel ripercorrere la sua carriera, Spalletti ha citato alcuni calciatori su cui ritiene di aver avuto un impatto significativo: Gonzalo Pizarro a Udine, Stanislav Lobotka e Nika Kvara a Napoli, Mohamed Salah a Roma e Joao Cancelo all’Inter. L’allenatore ha ricordato in particolare Salah per il contributo tecnico fornito durante la sua unica stagione romanista, definendolo “uno dei più vividi nella mia mente”. Queste scelte mostrano come Spalletti valorizzi diversi profili, dalla creatività offensiva di Salah alla solidità difensiva di Cancelo.
Kenan Yildiz: l’imprevedibilità a confronto con Kvara
Un punto focale dell’intervista è stata l’analisi di Kenan Yildiz, giovane talento turco che, secondo Spalletti, “rompe il sistema”. Il tecnico lo ha paragonato a Nika Kvara per la capacità di creare situazioni inaspettate, affermando che Yildiz non segue schemi predefiniti e spesso sorprende gli avversari con movimenti non prevedibili. Questa “follia nell’inventiva” è vista come un valore aggiunto per la Juventus, in grado di dare un vantaggio tattico in momenti chiave delle partite.
Dusan Vlahovic: la ricerca dell’equilibrio emotivo
Spalletti ha concluso parlando di Dusan Vlahovic, centro-attaccante che, a suo avviso, deve ancora trovare la “tranquillità” necessaria per esprimere appieno il proprio talento. Il tecnico ha spiegato che Vlahovic tende a “incasinarsi da solo” quando l’intensità emotiva è sbilanciata, evidenziando la necessità di un approccio più equilibrato tra energia e calma. Questa osservazione rientra nel più ampio tema della crescita personale dei giocatori, elemento cruciale per il progetto a lungo termine della Juventus.
Riforme societarie e prospettive future
Nel quadro più ampio, Spalletti ha commentato i recenti cambiamenti alla vertice del club, citando un aumento di capitale di 250 milioni di euro e il ruolo di John Elkann, definito una figura semplice ma determinante. Nonostante le trasformazioni, l’allenatore sottolinea che la continuità della proprietà è una garanzia di stabilità, mentre la “maturazione” del progetto richiederà tempo. La fiducia riposta nella storia della Juventus, combinata con la nuova gestione, rappresenta per Spalletti una sfida stimolante da affrontare con la stessa mentalità che caratterizza il club.



