Napoli-Lecce, il rischio del possesso sterile e il metodo pragmatico di Conte

Compagnoni richiama l'attenzione sul rischio di cali di tensione e sull'importanza di chiudere la partita contro il Lecce

Nelle ultime ore le parole di Maurizio Compagnoni, giornalista e telecronista di Sky Sport, hanno riacceso il dibattito tattico intorno al Napoli in vista della partita contro il Lecce. Intervenuto a Radio Marte, Compagnoni ha messo al centro della sua riflessione la gestione del possesso palla, l’uso della costruzione dal basso e la necessità per gli azzurri di non abbassare la guardia in una gara che può nascondere insidie. Il contesto è chiaro: una partita al Maradona dove, secondo l’analisi, non basta dominare il campo se non si traduce in concreti tentativi di rete.

Perché la costruzione dal basso non è sempre la soluzione

Compagnoni ha ricordato come la costruzione dal basso possa essere una scelta valida, ma non se adottata come dogma. Secondo il giornalista, l’utilizzo sistematico di questa modalità espone la squadra a vulnerabilità evitabili, specie quando l’opposizione sa pressare con intensità o annullare le linee di passaggio. Ha fatto riferimento a esempi internazionali per sottolineare che anche club di alto livello possono pagare caro certe scelte. Per questo motivo, nella valutazione tattica va introdotta la distinzione tra possesso funzionale e possesso sterile, dove il primo conduce alla finalizzazione e il secondo resta autoreferenziale.

Possesso funzionale vs possesso sterile

Il concetto chiave, ribadito più volte, è la differenza tra possession che produce opportunità e quella che invece diventa un fine a sé stesso. Compagnoni ha espresso apertamente il suo fastidio per la cosiddetta “melina” nella propria metà campo: scambi ripetuti tra difensori che non scardinano la difesa avversaria. Ha puntualizzato che quando la costruzione dal basso è eseguita con qualità è spettacolare — citando come esempio il lavoro del Napoli di Sarri — ma quando non sfocia in un cambio di ritmo o in un tiro verso la porta, perde ogni valore pratico.

Il modello pragmatico di Conte

Nel suo intervento Compagnoni ha evidenziato il profilo dell’allenatore azzurro: Antonio Conte viene descritto come un tecnico che non persegue la costruzione dal basso in modo rigido. L’allenatore è apprezzato per la sua capacità di variare le soluzioni, privilegiare la costruzione verticale e richiedere ai giocatori di adattarsi ai momenti della partita. Questo approccio riduce l’esposizione ai rischi di impostazione e rende la squadra meno prevedibile: quando serve, il gioco parte lungo, mentre in altre fasi si favorisce il fraseggio rapido per sfruttare gli spazi.

Perché Milinkovic-Savic è un esempio di adattamento

Compagnoni ha anche citato la scelta di Conte di inserire giocatori come Milinkovic-Savic per la loro capacità di rilanciare lungo: una precisa indicazione tattica che va nella direzione del pragmatismo. L’uso di elementi con capacità di lancio lungo mostra la volontà di non restare incastrati nella propria metà campo e di avere soluzioni immediate per i contropiedi o per superare pressioni aggressive. In sostanza, Conte applica un mix di soluzioni che privilegia l’efficacia sopra l’estetica.

Un avvertimento prima del match: Lecce da non sottovalutare

Guardando alla sfida specifica, Compagnoni ha messo in evidenza il lavoro che Davide Di Francesco sta portando avanti al Lecce e la voglia della squadra salentina di confrontarsi con i top club. Per questo motivo ha consigliato al Napoli di non abbassare mai l’attenzione: «Se non la chiudi rischi di prendere gol», è il messaggio. La raccomandazione è chiara: evitare cali di tensione, cercare di finalizzare le opportunità e non accontentarsi di un possesso esteticamente piacevole ma sterile.

Il giudizio sul futuro di Conte secondo Moggi

Completano il quadro le parole di Luciano Moggi, che in un’intervista ha manifestato fiducia nel proseguimento di Conte alla guida del Napoli. Moggi ha sottolineato come gli infortuni abbiano condizionato la stagione e come in queste circostanze un allenatore debba saper fare di necessità virtù. Questa lettura offre una prospettiva diversa ma coerente: la fiducia nella capacità del tecnico di adattarsi alle difficoltà e di mantenere un progetto tattico concreto resta alta, nonostante le complicazioni del calendario e delle assenze.

In sintesi, il quadro che emerge dagli interventi è duplice: da un lato l’esortazione a limitare i rischi legati a una costruzione dal basso troppo rigida, dall’altro il riconoscimento della concretezza di un tecnico come Conte. Per il Napoli la sfida contro il Lecce diventa quindi un banco di prova sulla capacità di coniugare possesso e finalizzazione, evitando cali di concentrazione e trasformando il dominio territoriale in occasioni pericolose e reti.

Scritto da AiAdhubMedia

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