Negli ultimi giorni Angelo Forgione ha offerto una lettura severa e lucida del momento che attraversa il Napoli, spostando lo sguardo oltre il risultato sul tabellino. Per lui non si tratta soltanto di qualità tecnica della rosa: pesa di più il clima intorno alla squadra, la gestione delle tensioni e il modo in cui si affrontano le controversie pubbliche. Nella sua analisi il Napoli — tra le prime sei squadre in classifica — è quella che mostra più segnali di difficoltà proprio perché vittima di fattori extra-sportivi che finiscono per condizionare le prestazioni.
Tensioni esterne che pesano
Forgione punta il dito sui rapporti tra club e sulle vicende che hanno alterato il sereno societario. Prende come esempio la querelle intorno a Victor Osimhen e la trasforma in un caso di scuola: un episodio gestito male può degenerare rapidamente se i toni salgono e i media soffiano sul fuoco. Il giornalista sottolinea anche la necessità di proteggere i giovani talenti — tra cui viene citato Alisson — perché l’esposizione pubblica e l’eccesso di aspettative rischiano di frenare lo sviluppo di chi sta crescendo professionalmente.
Non è una critica tecnica fine a sé stessa: Forgione amplia lo sguardo alla sfera istituzionale e civica del calcio italiano, trovando un deficit di responsabilità e un divario rispetto a modelli esteri dove le regole del gioco fuori dal campo sono più chiare. Quando media e club si lasciano trascinare da conflitti pubblici, a perdere sono la qualità delle relazioni sportive e l’attenzione al progetto tecnico: si disperdono energie che dovrebbero essere dedicate al campo.
Il Napoli tra campo e contesto
Secondo l’analisi, la partita decisiva per il Napoli si gioca anche lontano dalla linea laterale: serve un cambio di toni e una mentalità più defilata per ridurre i contrasti. La combinazione di gestione dello spogliatoio, pressione mediatica e aspettative del pubblico ha influenzato scelte tattiche e rendimento. Se da un lato il pareggio con la Roma viene letto come un risultato utile — utile a conservare il vantaggio negli scontri diretti e a tenere viva la corsa verso la Champions — dall’altro le performance internazionali hanno mostrato lati più fragili.
La parola chiave che Forgione ripete è continuità: non solo continuità di risultati, ma stabilità emotiva e mentale nelle partite che contano. Per arrivare al finale di stagione con chance concrete, la squadra deve ridurre il “rumore” esterno. Dirigenza, staff e leader interni hanno il compito di ricostruire fiducia e serenità: ogni punto ottenuto negli scontri diretti assume un peso strategico alto in questo contesto.
Il caso Osimhen: una crepa evitabile
La vicenda che ha coinvolto Osimhen viene descritta come una crisi gestibile, non come un tracollo irreversibile. Forgione mostra apertura verso la possibilità di ricomposizione: le scuse e i tentativi di chiarimento possono rimettere insieme i pezzi. Il vero problema è stata l’escalation mediatica che ha trasformato un episodio circoscritto in una frattura amplificata. In una città dove l’eredità emotiva è particolarmente carica — e i paragoni con figure mitiche come Maradona restano dietro ogni discussione — reazioni collettive e indignazione pubblica possono rendere più difficile il rientro nei ranghi.
Per questo motivo l’autore ribadisce l’importanza di ascolto, prudenza e gestione attenta della comunicazione. Comprendere le differenze culturali, aprire al confronto e limitare gli effetti di sbalzi emotivi avrebbe potuto contenere lo strappo. Nei prossimi giorni sarà cruciale osservare come evolveranno le prese di posizione: saranno un termometro della volontà reale di ricostruire un clima professionale.
Alisson: entusiasmo sì, ma con limiti
Il caso di Alisson viene usato come esempio opposto: entusiasmo legittimo per i segnali positivi, ma accompagnato dalla necessità di protezione. Caricare un giovane di troppe aspettative può esporlo a un fallimento che non rispecchia il suo valore reale. La “tutela” proposta passa sia attraverso lo staff tecnico sia con un filtro comunicativo che riduca la pressione esterna. Conte, nel racconto, emerge come un riferimento capace di incanalare l’entusiasmo in ordine tattico, ma la responsabilità è collettiva: dirigenti, allenatori e chi cura la comunicazione devono collaborare per garantire uno sviluppo sereno.
Conclusione pratica: cambiare i toni
Forgione mescola osservazioni tecniche e riflessioni civiche: il Napoli deve ritrovare serenità, e la gestione degli episodi va pensata nella chiave della tutela collettiva. Errori corribili, se non contenuti, possono avere conseguenze pesanti sul rendimento della squadra. Perciò l’invito concreto è a riequilibrare entusiasmo e protezione, a ridurre le tensioni e a verificare periodicamente il carico emotivo e atletico dei giocatori. Solo così il club potrà sperare in un’inversione di tendenza che parta prima di tutto dal modo in cui si parla, si ascolta e si agisce fuori dal campo.