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La Coppa del Mondo FIFA 1966, nota anche come Coppa Jules Rimet, si svolse in Inghilterra dall’11 al 30 luglio 1966 e rappresenta una tappa fondamentale nella storia del calcio internazionale. I padroni di casa conquistarono il titolo per la prima volta, in una manifestazione segnata da vittorie a sorpresa, incidenti arbitrali e momenti di grande pathos. Nel racconto seguente ricostruiremo l’organizzazione, gli episodi più discussi e le prestazioni individuali che hanno lasciato un segno indelebile.
La competizione vide la partecipazione di 16 nazionali e la presenza di 51.094 spettatori medi per incontro. Tra i protagonisti emerse Eusébio, capocannoniere con 9 reti, e la nazionale dell’Inghilterra, unica a conquistare finora quel titolo tra Campionati del Mondo ed Europei. Il torneo fu anche la prima edizione a introdurre una mascotte ufficiale e a lanciare azioni di marketing che avrebbero cambiato le future edizioni.
Organizzazione, sedi e formato
La rassegna fu articolata in quattro gironi da quattro squadre, con le prime due di ogni gruppo qualificate ai quarti di finale: una formula semplice e diretta che privilegiava il ritmo di gara. Vennero scelti otto stadi dislocati in sette città inglesi, con il Wembley Stadium come centro nevralgico e teatro della finale. La distribuzione delle partite seguì criteri geografici per ridurre gli spostamenti delle nazionali; Wembley ospitò il maggior numero di gare, compresa la finale, mentre impianti come Goodison Park e Roker Park furono utilizzati per incontri di rilievo.
Sorteggio e qualificazioni
Il sorteggio del 6 gennaio 1966 fu trasmesso in diretta per la prima volta e stabilì i raggruppamenti, con Inghilterra e Brasile collocate d’ufficio in due gironi differenti. Alle qualificazioni parteciparono 71 nazionali per 14 posti disponibili, dato che Inghilterra e Brasile erano già qualificati. L’assegnazione delle slot divisero le confederazioni e provocò tensioni: tra le più rilevanti ci fu il boicottaggio di 15 federazioni africane in protesta per le regole di spareggio e la successiva esclusione del Sudafrica a causa dell’apartheid. Alla fine la Corea del Nord uscì vittoriosa da un complicato percorso interzonale e guadagnò l’accesso alla fase finale.
Gironi, sorprese e primi verdetti
La fase a gironi confermò alcune favorite ma riservò anche clamorose sorprese. Il Brasile, campione uscente, venne eliminato prima del tempo, battuto da Ungheria e Portogallo, mentre la Corea del Nord sconvolse l’opinione pubblica eliminando l’Italia grazie a un gol di Pak Doo-Ik. Il Portogallo di Eusébio si impose come rivelazione, proponendo un calcio offensivo che culminò con l’approdo alle fasi ad eliminazione diretta. L’approccio tattico più conservativo di molte squadre rese il torneo meno spettacolare in termini di gol rispetto ad altre edizioni, ma più intenso sul piano fisico e tattico.
Momenti di tensione
I quarti di finale offrirono episodi destinati alla memoria collettiva: Inghilterra-Argentina a Wembley fu caratterizzata dall’espulsione del capitano argentino Antonio Rattín, episodio che alimentò aspre polemiche internazionali; la gara terminò 1-0 in favore degli inglesi. Allo stesso tempo il match tra Corea del Nord e Portogallo si trasformò in una rimonta epica: i nordcoreani arrivarono a condurre 3-0 prima che Eusébio e compagni ribaltassero il risultato vincendo 5-3.
Semifinali, finale e controversie
Le semifinali videro la Germania Ovest prevalere sull’Unione Sovietica e l’Inghilterra avere la meglio sul Portogallo, con performances decisive di Haller, Beckenbauer e Bobby Charlton. La finale, giocata ancora a Wembley, fu intensa e piena di colpi di scena: la Germania passò in vantaggio con Haller, Hurst pareggiò e Peters portò l’Inghilterra sul 2-1, prima del 2-2 tedesco. Nei tempi supplementari arrivò il celebre “gol fantasma” di Geoff Hurst al 101′, con l’assistente Tofik Bakhramov che segnò la via alla convalida, e il tris finale dello stesso Hurst che fissò il 4-2 conclusivo. La decisione restò oggetto di dibattito per decenni, alimentando analisi tecniche e storie parallele sul ruolo dell’arbitraggio.
Curiosità e bilancio
Il torneo fu segnato anche da un aneddoto curioso: la Coppa Jules Rimet venne rubata durante un’esposizione pubblica e ritrovata il 20 marzo 1966 grazie al fiuto del cane Pickles. Per quanto riguarda i numeri, si giocarono 32 partite con 89 gol totali e una partecipazione complessiva di circa 1.635.000 spettatori. Il Portogallo concluse terzo, risultato storico per quella generazione di giocatori, mentre Eusébio fu premiato come miglior marcatore del torneo.