Nel panorama dei giovani calciatori, la Next Generation del Guardian ha scelto solo tre italiani per la sua edizione dedicata ai nati nel 2009: Antonio Arena, Riccardo Cassano e il promettente Destiny Elimoghale. Il suo nome, già inserito tra i 60 talenti più osservati a livello mondiale, sta suscitando grande interesse non solo in Italia, ma anche oltre i confini nazionali. A 17 anni, il giovane bianconero ha già sperimentato il calcio sotto-15, la Primavera e persino il contesto della prima squadra, dimostrando una crescita a ritmo impressionante.
La storia di Destiny è radicata nel quartiere torinese di Rebaudengo, dove ha mosso i primi passi con il GAR locale. Nato il 23 aprile 2009 da genitori nigeriani, ha ricevuto il pallone di gomma dal padre fin da piccolo e ha condiviso i giochi di strada con la sorellina, che oggi lo accompagna agli allenamenti. Questo legame familiare rimane al centro del suo percorso, alimentando la volontà di «mettere a posto tutta la famiglia» attraverso il calcio.
Il viaggio da Rebaudengo alla Juventus
All’età di sette anni, Destiny ha firmato il suo primo contratto con il settore giovanile della Juventus entrando così in una delle accademie più prestigiose d’Europa. Il passaggio è stato il punto di partenza di una scalata costante: nella categoria Under-15 ha realizzato 14 reti in 24 partite di campionato, aggiungendo tre gol nella fase ad eliminazione diretta. L’anno successivo ha contribuito in modo decisivo al titolo nazionale Under-16, giocando un ruolo chiave nella finalissima.
I trionfi nelle categorie giovanili
Nel ciclo 2025/26, nonostante l’età, è stato promosso all’Under-17 e subito ha debuttato in Primavera, accumulando più di 20 presenze tra campionato, Coppa Italia e Youth League. La squadra bianconera ha scelto di farlo crescere senza bruciarlo, garantendogli minuti contro avversari più esperti e lasciandolo maturare sia dal punto di vista tecnico che fisico. Il suo impatto è stato evidente: ha dimostrato capacità di gestire la pressione e di influenzare il risultato anche nelle partite più importanti.
Caratteristiche tecniche e paragoni
Destiny è principalmente un ala sinistra ma la sua versatilità gli permette di operare anche a destra o più vicino alla punta. La sua forza è la capacità di dribblare in spazi ristretti accompagnata da un’accelerazione fulminea e da cambi di direzione rapidi. Alto circa 1,82 m, combina una struttura fisica robusta a una fluidità tipica dei più agili. Spesso viene paragonato a Rafael Leão per la progressione, ma egli stesso afferma che il vero modello è Neymar nella fase Santos, un calciatore capace di trasformare l’impossibile in routine.
Questa dichiarazione sottolinea la sua volontà di non diventare una copia, ma di costruire una propria identità. Il suo stile si caratterizza per la propensione al duello individuale, la ricerca costante del contatto e la capacità di trasformare il primo tocco in metri guadagnati, qualità che lo rendono pericoloso in ogni zona offensiva.
Verso la prima squadra e le prospettive internazionali
L’estate 2026 ha segnato il passaggio decisivo: Destiny è stato inserito nel ritiro estivo della prima squadra, lavorando sotto la guida di Luciano Spalletti. A settembre ha ricevuto la prima convocazione ufficiale per la partita di Europa League contro il NEC Nijmegen, diventando così uno dei più giovani a vestire la maglia bianconera in una competizione europea.
Parallelamente, ha continuato a brillare con le nazionali azzurre: con l’Under-17 ha segnato il gol decisivo contro la Croazia nelle qualificazioni europee e, nel 2026, è stato promosso all’Under-19. Il suo obiettivo è chiaro: conquistare un posto nella Serie A e, secondo le sue stesse parole, puntare al Pallone d’Oro. Questa ambizione dimostra come il suo percorso, finora rapido, continui a essere guidato da una determinazione ferrea e da una consapevolezza delle proprie radici.



