Iran ai Mondiali 2026: la Fifa conferma la partecipazione e resta la polemica sul diniego in Canada

Infantino ribadisce che l'Iran giocherà le sue gare negli Stati Uniti, ma il respingimento dei delegati a Toronto e le accuse di legami con le Guardie della Rivoluzione mantengono alta l'incertezza diplomatica

Al congresso della FIFA a Vancouver il presidente Gianni Infantino ha dissipato le speculazioni sulla possibile esclusione dell’Iran dal Mondiale 2026, ribadendo che la nazionale parteciperà e giocherà le sue gare negli Stati Uniti. L’intervento di Infantino è arrivato in un contesto già carico di tensione diplomatica, dopo il diniego d’ingresso in Canada a una parte della delegazione iraniana. In parallelo, anche dichiarazioni favorevoli arrivate da Washington hanno contribuito a stemperare parte della polemica, pur non cancellando del tutto le questioni aperte.

La vicenda ha assunto più profili: sportivo, politico e logistico. Da un lato c’è la conferma ufficiale dell’ente calcistico internazionale; dall’altro il rifiuto all’atterraggio di alcuni rappresentanti iraniani, con ricadute potenzialmente delicate in vista dell’avvio del torneo, fissato dall’11 giugno al 19 luglio 2026. Per capire le implicazioni è necessario distinguere tra la garanzia di partecipazione della squadra sul campo e le difficoltà che emergono nella dimensione istituzionale e diplomatica.

La posizione della Fifa e le reazioni internazionali

Durante il discorso inaugurale del congresso la FIFA ha adottato un tono inclusivo, sottolineando il ruolo del calcio come strumento che «unisce le persone». Infantino ha spiegato che la partecipazione dell’Iran è confermata e che le sue partite saranno giocate negli Stati Uniti, spegnendo così le voci su possibili ripescaggi o esclusioni. A Washington, la leadership politica ha espresso un giudizio di fiducia verso la decisione della federazione, contribuendo a creare un clima di apparente normalità sul fronte sportivo.

Le partite e il calendario della nazionale iraniana

La nazionale iraniana è inserita nel gruppo G e ha un calendario stabilito: affronterà la Nuova Zelanda il 15 giugno, il Belgio il 21 giugno e l’Egitto il 26 giugno, con incontri in stadi di Inglewood e Seattle. Questi appuntamenti, confermati dalla pianificazione ufficiale, rimangono validi a meno di cambiamenti straordinari decisi dalla FIFA. È utile ricordare come, in passato recente, episodi burocratici o logistici abbiano creato fraintendimenti (come l’errore nella sfilata delle bandiere), ma non sempre hanno inciso sulla partecipazione effettiva delle squadre.

Il diniego d’ingresso in Canada e le motivazioni

Nel corso dello stesso periodo il presidente della federcalcio iraniana, Mehdi Taj, insieme a due membri della delegazione, è stato fermato all’aeroporto Pearson di Toronto e rispedito indietro su un volo per la Turchia. Le autorità canadesi hanno motivato la decisione con i presunti legami dei delegati con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), che dal 2026 figura nella lista delle organizzazioni terroristiche di Ottawa. La situazione rimane controversa soprattutto per la versione della delegazione, che afferma di essere in possesso di visti validi e denuncia un trattamento inaccettabile da parte degli agenti d’immigrazione.

Aspetti burocratici e dichiarazioni ufficiali

Le autorità canadesi hanno parlato di revoca o mancata conferma del permesso di soggiorno temporaneo, mentre la ministra degli Esteri ha invitato alla calma, rimandando ogni chiarimento al ministero competente. La FIFA ha intuito il rischio di escalation e, secondo fonti riportate dai media, si è mossa per contattare la delegazione iraniana e organizzare un incontro con Infantino per risolvere il disguido. Rimane sul tavolo il problema di come conciliare la libertà di movimento dei rappresentanti sportivi con le preoccupazioni di sicurezza nazionale dei singoli Paesi ospitanti.

Conseguenze pratiche per il torneo e scenari futuri

Sul piano pratico la nazionale mantiene lo status di qualificata e le partite sul suolo statunitense sono confermate, ma persistono incognite che potrebbero complicare la preparazione: amichevoli annullate, difficoltà nei trasferimenti dei funzionari e possibili tensioni diplomatiche. In passato l’Iran aveva anche minacciato un boicottaggio o la richiesta di spostare le gare in Messico, proposta ritenuta impraticabile dalla FIFA per ragioni logistiche. Il termine ultimo per eventuali modifiche straordinarie è il 11 maggio, data che ora acquista una rilevanza concreta nella gestione del caso.

Nei prossimi giorni sarà cruciale il dialogo tra federazioni e governi: da una parte la FIFA e le federazioni ospitanti, dall’altra le istituzioni iraniane che cercano garanzie di sicurezza per i propri atleti e funzionari. Qualunque soluzione dovrà bilanciare il rispetto delle normative internazionali di sicurezza con il principio sportivo fondamentale della partecipazione. Fino all’inizio del torneo, il binomio campo-diplomazia resterà sotto osservazione, con possibili nuovi sviluppi che potranno influenzare il clima attorno al Mondiale 2026.

Scritto da Roberto Marini

Leeds avanti 3-1 sul Burnley, Calvert-Lewin chiede cautela nonostante l’euforia