Torino, 13 febbraio 2026 — San Siro accende i riflettori su Inter–Juventus: non è solo un altro big match, ma uno scontro che può influenzare la corsa allo scudetto e le scelte strategiche del campionato. La rivalità storica tra le due squadre si mescola a esigenze concrete: la Juventus arriva con il bisogno di riscatto dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia e con l’obiettivo di tornare ai posti che contano in classifica.
Il capitano prende la parola
In assenza dell’allenatore, a parlare in conferenza è stato Manuel Locatelli: ha scelto parole di responsabilità più che di retorica. Per lui contano personalità e lavoro quotidiano, soprattutto ora che il calendario stringe e gli impegni si susseguono. Dopo il pareggio con la Lazio la squadra ha ricaricato le energie e orientato gli allenamenti verso la solidità: consolidare la posizione in classifica è la priorità più immediata.
Locatelli insiste su crescita e esperienza. Secondo il centrocampista, ridurre il gap con l’Inter non passa per soluzioni estemporanee ma per far maturare i meccanismi di squadra, ripetendo esercitazioni e affinando gli automatismi. Spesso sono i dettagli — una copertura mancata, un inserimento puntuale — a decidere partite di alto livello; per questo il lavoro settimanale deve essere preciso e ripetuto.
Leadership concreta, non slogan
Con la fascia al braccio Locatelli ricorda che fare il capitano significa dare l’esempio ogni giorno: non solo guidare in campo, ma tenere unito il gruppo, infondere sicurezza e responsabilità. La continuità nella leadership, osservano nello staff, impatta direttamente sulle prestazioni collettive: disciplina tattica e coesione facilitano la gestione delle gare chiuse e le transizioni difensive.
Aspetti tattici: attenzione a Dimarco e alle fasce
Sul piano tecnico, l’Inter arriva con soluzioni offensive pronte a fare la differenza, soprattutto sulle fasce e nelle transizioni rapide. Federico Dimarco, per esempio, è una fonte costante di pericolo grazie ai suoi cross e agli assist; contenerlo richiede copertura attenta dei terzini e disciplina nel ripiegamento. Limitare i suoi spazi sarà fondamentale per non concedere occasioni nitide.
La Juventus, dal canto suo, dovrà lavorare molto sui raddoppi e sul posizionamento per non subire gli exploit delle ali nerazzurre. Rotazioni misurate e esercitazioni mirate sui doppi marcaggi sono nell’agenda tecnica: migliorare gli automatismi nelle sedute delle prossime ore è ritenuto decisivo.
Dietro le quinte: Ottolini e il progetto a medio termine
A Torino è tornato Marco Ottolini come direttore sportivo. Il suo rientro mette l’accento sulla continuità, soprattutto nel collegamento tra Next Gen e prima squadra. Sul tavolo ci sono processi di scouting più strutturati e una maggiore attenzione alla valutazione dei giovani: l’obiettivo è trasformare prospetti promettenti in risorse effettive per il campo.
La gestione del mercato segue logiche di medio termine: la società ha avviato alcuni rinnovi, a partire da Kenan Yildiz, per trattenere i pezzi migliori del vivaio e costruire intorno a loro una squadra competitiva. A gennaio il club ha sondato piste per un centravanti — nomi come Mateta, En Nesyri e Kolo Muani sono circolati — ma le difficoltà logistiche e i vincoli temporali della sessione invernale hanno bloccato qualsiasi affondo deciso. La priorità resta comunque rinforzare l’attacco nelle prossime finestre, compatibilmente con l’equilibrio economico.
Giovani e sostenibilità finanziaria
Lo staff tecnico osserva con attenzione il percorso d’inserimento dei giovani nel sistema di gioco: la loro tenuta tattica e la capacità di finalizzare saranno indicatori immediati dello stato di salute del progetto. La dirigenza, dal canto suo, mantiene le scelte di mercato subordinate ai vincoli finanziari: ogni operazione dovrà passare dal confronto tra esigenze sportive e valutazioni economiche.
Cosa ci dirà la partita
Questa sfida di San Siro fungerà da banco di prova per misurare lo stato di avanzamento del progetto juventino: coesione, rendimento e reattività alle scelte tecniche usciranno sotto esame. I dati raccolti sul campo — prestazioni, adattamento tattico, gestione degli impegni ravvicinati — orienteranno le decisioni future della società. È un momento per valutare leader, automatismi e direzione strategica. Il risultato conterà, ma forse ancora di più conteranno le risposte che la squadra saprà dare sul piano caratteriale e collettivo.