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La FIFA ha annunciato una novità che ridefinisce la composizione degli staff tecnici nelle competizioni sotto la sua egida: da ora in poi ogni formazione dovrà avere almeno due donne nello staff e una di queste dovrà ricoprire il ruolo di allenatrice o di assistente. Questa decisione punta a modificare concretamente la rappresentanza femminile nelle panchine e a incidere sulla percezione del ruolo tecnico nel mondo del calcio. La misura si applicherà sia ai tornei giovanili sia a quelli professionistici organizzati dalla FIFA.
L’introduzione della regola è pensata per partire da settembre con l’entrata in vigore già nei prossimi impegni internazionali femminili di categoria; la FIFA ha inoltre previsto interventi di accompagnamento per facilitare l’attuazione delle novità, in alcuni casi con un supporto economico per le squadre che non riuscissero a rispettare subito i requisiti. Questo approccio combina un obbligo formale con misure di assistenza, nell’intento di accelerare la transizione verso una maggiore rappresentanza femminile.
Ambito e modalità di applicazione
La regola interessa tutte le competizioni organizzate dalla FIFA, sia per nazionali sia per club, a livello giovanile e professionistico. È importante sottolineare che, nel contesto delle competizioni per club, la FIFA organizza pochi eventi diretti: di fatto la FIFA quasi non organizza competizioni per club, a eccezione del Mondiale per club la cui prima edizione sarà nel 2028. L’obbligo di avere due donne nello staff e una figura tecnica femminile vale quindi ovunque la FIFA abbia voce in capitolo, e si affianca a possibili forme di sostegno per le realtà meno attrezzate.
Impatto operativo per le squadre
Per le società e le federazioni l’adeguamento comporterà una serie di scelte pratiche: reclutamento, budget per ingaggi e formazione, e una più intensa ricerca di allenatrici qualificate. In molti casi le squadre dovranno riorganizzare i propri piani sportivi per includere percorsi di carriera e opportunità di crescita per tecniche donne. Il ruolo della FIFA come facilitatore è ritenuto cruciale, perché non tutte le realtà hanno subito la possibilità materiale di assumere o formare staff in linea con i nuovi criteri.
Le radici del problema: perché mancano le allenatrici
La scarsità di donne nelle panchine non è un fenomeno improvviso, ma il risultato di una concatenazione di fattori strutturali: i costi e i criteri di accesso ai corsi di abilitazione, la difficoltà di ottenere credibilità in un ambiente storicamente maschile e la limitata visibilità delle figure femminili di guida. Nel calcio femminile nazionale la situazione è emblematica: nella Serie A femminile di quest’anno tra le dodici squadre c’è una sola allenatrice, Suzanne Bakker del Milan, a dimostrazione di come i nodi siano ancora molti da sciogliere.
Barriere strutturali e culturali
Tra le principali barriere ci sono i costi elevati per ottenere le qualifiche, i requisiti d’accesso spesso poco flessibili e la mancanza di reti professionali che favoriscano la crescita delle donne tecniche. A questo si somma la difficoltà di guadagnare fiducia e credibilità in settori dove la leadership è tradizionalmente maschile. Jillian Ellis, responsabile del calcio alla FIFA, ha evidenziato che «ci sono semplicemente troppe poche donne oggi nel ruolo di allenatrici» e ha sottolineato la necessità che la FIFA «faccia di più per accelerare il cambiamento creando percorsi più chiari, ampliando le opportunità e aumentando la visibilità delle donne sulle nostre panchine».
Possibili effetti e prospettive future
L’introduzione di questo requisito può generare diversi effetti concreti: un aumento delle opportunità professionali per le donne, una maggiore attenzione alla formazione e alla certificazione tecnica femminile, e un incremento della visibilità di allenatrici nei mass media e nei contesti istituzionali. Tuttavia, perché il cambiamento sia sostenibile serve più di una regola: servono investimenti mirati, programmi di mentoring e un lavoro costante sulla rimozione delle barriere di accesso.
In definitiva, la misura della FIFA rappresenta un passo importante verso una maggiore equità nelle panchine, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità delle federazioni e dei club di trasformare l’obbligo in opportunità reale. Sarà fondamentale monitorare l’applicazione pratica della norma e valutare gli strumenti di supporto messi in campo per favorire un aumento stabile e duraturo del numero di allenatrici a tutti i livelli del gioco.