La cittadina costiera ospita per il quinto anno consecutivo Chiamare le cose con il loro nome, il festival promosso dalla rivista Tempi. L’evento si sviluppa in tre giornate e conserva l’impronta di riflessione pubblica che ha caratterizzato le edizioni precedenti: incontri, dibattiti e la consegna di due riconoscimenti giornalistici legati alla figura di Luigi Amicone. Il filo conduttore rimane l’obiettivo di offrire al pubblico strumenti di analisi per comprendere questioni complesse della contemporaneità.
Il programma di apertura e il primo premio
La serata inaugurale ha luogo venerdì alle 21 in piazza Vescovado, con un intervento centrale dell’editorialista e giornalista Alessandro Sallusti, ospite del primo incontro intitolato «Non basta parlare, bisogna parlare seriamente». Subito dopo la conversazione, il direttore di Tempi, Emanuele Boffi, consegna a Sallusti il Premio Luigi Amicone 2026. La scena prosegue con un cambio di registro: il vignettista e autore satirico Federico “Osho” Palmaroli porta in piazza le sue vignette tratte dal volume Awanagana, introducendo un momento di leggerezza e riflessione mediante la satira.
Un avvio tra analisi e satira
Questo avvio mette a confronto due registri comunicativi diversi: da una parte il giornalismo d’opinione e la consegna di un premio istituzionale, dall’altra la satira come lente critica della contemporaneità. L’alternanza vuole dimostrare come dibattito serio e umorismo critico possano coesistere in un programma culturale pensato per un pubblico eterogeneo e attento.
La giornata di sabato: lavoro, storie personali e geopolitica
Sabato il festival propone tre appuntamenti distinti. La mattina, alle 11 al Centro civico in piazza Vescovado, è previsto un incontro con Alberto Stefani sul tema «Il Veneto in testa», che analizza questioni legate a casa, lavoro e welfare. Il pomeriggio e la sera riportano la scena in piazza: alle 18 Fabrizio Maiello, soprannominato il «Maradona delle carceri», racconta la propria vicenda attraverso le domande del giornalista Marco Cattaneo. La sua è la storia di una promessa calcistica trasformata da vicende di criminalità e dipendenza, e infine dalle difficili esperienze di carcere e ospedale psichiatrico giudiziario fino a un nuovo inizio.
Confronto sui temi sociali
L’incontro con Maiello si inserisce in una riflessione più ampia sulle dinamiche sociali che possono deviare le traiettorie individuali e sulla possibilità di reinserimento. Riabilitazione, seconda opportunità e la relazione tra sport e marginalità sono i nodi che emergono durante il racconto, offrendo spunti per discutere di politiche pubbliche e azioni locali di supporto.
Serata conclusiva e chiusura del festival
Il sabato si chiude in piazza Vescovado, alle 21.30, con un dibattito dal titolo «Trump e il Fight Club mondiale», che mette a confronto tre firme del giornalismo nazionale: Mattia Ferraresi, Massimo Gaggi e Marco Valerio Lo Prete. Il confronto verte sulle trasformazioni della politica internazionale e sugli effetti dei fenomeni populisti nello scenario globale, offrendo una lettura critica e articolata degli avvenimenti che condizionano la politica estera e l’opinione pubblica.
Premiazione e episodio conclusivo
La festa di Tempi si conclude domenica mattina alle 11 al Centro Civico con la consegna del Premio Luigi Amicone – Premio Cultura Città di Caorle ad Aura Miguel, vaticanista portoghese di Radio Renacença. L’incontro finale propone una conversazione intitolata «Maggioranze silenziose e minoranze creative – La Chiesa ai tempi di Leone XIV», nella quale intervengono il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, e il vaticanista Matteo Matzuzzi, vincitore del Premio Luigi Amicone 2026.
Significato culturale e parole degli organizzatori
Il vicesindaco e assessore alla cultura Luca Antelmo sottolinea come la manifestazione sia cresciuta fino a questa quinta edizione, mantenendo la vocazione di «svelare» le radici delle questioni contemporanee. L’intento dichiarato è quello di stimolare una riflessione critica fondata su verità e libertà, proponendo incontri che aiutino il pubblico a comprendere meglio i fatti che incidono sulla dimensione nazionale e internazionale.
In sintesi, il festival a Caorle propone un mix di eventi che spazia dal giornalismo d’opinione alla satira, dalla testimonianza personale alle analisi geopolitiche, mantenendo al centro la consegna di riconoscimenti che valorizzano il mestiere del giornalista e il dialogo pubblico. Per residenti e visitatori, la rassegna rappresenta un’occasione per partecipare a confronti diretti con figure di rilievo e per riflettere su temi attuali nella cornice storica e turistica della città.
