Inter e Como hanno chiuso 0-0 la gara d’andata di Coppa Italia: un pareggio che lascia tutto ancora aperto in vista del ritorno, ma che non ha certo placato i malumori dei tifosi nerazzurri. Il dato più chiacchierato della serata è netto: zero tiri nello specchio. Un’indicazione tecnica che sui social ha acceso critiche e sospetti sulle scelte di formazione e di gioco.
Chivu ha presentato una squadra diversa dal consueto, puntando sul 3-5-1-1. A fare da riferimento avanzato è stato Pio Esposito, con Davide Frattesi spostato più vicino alla trequarti. L’idea di gestire la rosa e le assenze ha un senso, ma sul campo l’effetto è stato la scarsa incisività offensiva e poca profondità. Alcuni giocatori sono stati adattati a ruoli non loro — il caso di Frattesi da trequartista e di Diouf sulla fascia destra è stato richiamato spesso come esempio di forzatura che ha ridotto le opzioni in attacco.
La scelta di lasciare in panchina elementi come Dimarco ha alimentato ulteriori polemiche. C’è chi ha letto quella mossa come prudenza in vista del ritorno a San Siro; altri la considerano una rinuncia a cercare la porta già in trasferta. La sensazione comune tra i tifosi è che il turnover abbia spezzato l’intesa tra reparti, rendendo difficile sfondare la linea di pressione del Como, squadra fisicamente compatta e ben organizzata.
Il finale di partita ha aumentato le divisioni di opinione. Con il Como visibilmente stanco, l’Inter ha scelto il possesso prolungato nella propria metà campo invece di forzare azioni offensive: una tattica che molti hanno definito troppo conservativa, una “melina” che ha spento il ritmo e ridotto le chance di creare pericoli veri. Sui social i commenti peggiori hanno parlato di possesso sterile, senza quella verticalità che i tifosi si aspettavano.
Detto questo, va ricordato il contesto: una rosa con acciacchi, il calendario fitto e la necessità di dosare gli sforzi. L’adozione del 3-5-1-1 e le rotazioni in difesa possono essere spiegate come scelte di gestione, ma sono anche saltati all’occhio i limiti in costruzione e nella protezione degli spazi. Per funzionare, adattamenti così marcati richiedono tempo; in partita, invece, si paga spesso la perdita di automatismi.
Il ritorno a San Siro sarà l’appuntamento decisivo per chiarire la direzione. Recuperi e rientri di titolari potranno permettere aggiustamenti di modulo e più continuità nelle catene di gioco. Servirà tuttavia qualcosa in più della sola cornice: l’Inter dovrà dimostrare concretezza offensiva, altrimenti il passaggio del turno rischia di basarsi soltanto sul fattore campo. Le scelte per il reparto avanzato e la voglia di fare la differenza saranno il primo vero termometro delle intenzioni dello staff.