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Il ritorno in Serie A del Como, avvenuto nell’estate del 2026, ha portato con sé una serie di risultati e performance che hanno attirato l’attenzione. La squadra allenata da Cesc Fàbregas si è ritagliata un ruolo da protagonista nel campionato: vittorie tonanti, prestazioni di qualità e una posizione in classifica superiore alle aspettative hanno costruito una narrativa positiva. Eppure, tra quei numeri brillanti si nasconde un dato singolare: il tabù statistico che vede i lariani incapaci di trovare la via del gol contro l’Inter.
Più che una spiegazione tattica immediata, si tratta di una coincidenza che però si ripete con regolarità. Il Como ha segnato contro gran parte delle avversarie: è arrivato un 6-0 al Torino, un 5-0 al Pisa e reti messe a segno contro club come Juventus, Atalanta, Milan, Roma, Lazio e Napoli. Contro l’Inter, invece, la casella delle reti rimane vuota da quando i lariani sono tornati in massima serie.
Il paradosso numerico e le precedenti sfide
Dal giorno della promozione il bilancio dei confronti con i nerazzurri è sempre stato a favore dell’Inter. Nella stagione 2026-25 il Como incontrò l’Inter in campionato perdendo 2-0 sia a San Siro che al Sinigaglia: nel primo caso le reti furono firmate da Carlos Augusto e Thuram, nella seconda occasione da De Vrij e Correa, in uno dei match in cui venne espulso anche Pepe Reina nell’ultima uscita della sua carriera. Il copione si è ripetuto anche nella sfida di andata recente: il 19 ottobre scorso a San Siro l’Inter si impose nuovamente e il Como rimase a secco.
Dati e contesto
I numeri non raccontano sempre le sfumature di una partita, ma segnano uno schema che è difficile ignorare. Quattro confronti consecutivi tra tutte le competizioni e zero gol segnati dai lariani contro l’Inter descrivono un fenomeno statistico più che una sentenza tecnica: il Como segna con facilità contro avversarie di diverso livello, ma davanti ai nerazzurri quel muro non è ancora caduto.
Le possibili soluzioni tattiche di Cesc Fàbregas
Per ribaltare questo dato, Cesc Fàbregas sta valutando scelte e assetti diversi. La possibilità di schierare una difesa a tre è una delle opzioni sul tavolo: questo modulo garantirebbe maggiore copertura in fase di non possesso e la libertà di spinta per i terzini, con Smolcic e Valle pronti a trasformarsi in quinti della squadra. L’alternativa è tornare al classico 4-2-3-1, con un centravanti più tradizionale che possa attaccare le spaziature dell’Inter.
Chi in attacco: Diao o Morata?
Il dubbio tra un centravanti puro e un false nine è centrale nella preparazione. L’impiego di Diao come punta centrale offrirebbe forza fisica e velocità sulle fasce, utili a mettere in difficoltà la coppia Bastoni-Dimarco. Dall’altra parte, la scelta di Morata come terminale resta plausibile: nonostante sia ancora a secco in campionato, la sua esperienza (177 gol in carriera) può essere decisiva in partite di alta tensione. Esiste poi l’opzione di un attacco a rotazione con giocatori come Paz, Caqueret e Baturina in grado di interpretare il ruolo di false nine in diversi momenti della gara.
Il fronte tifosi: la protesta della Curva Nord
Alla vigilia dell’incontro un elemento esterno all’aspetto tecnico ha attratto l’attenzione: la Curva Nord dell’Inter ha annunciato che non si recherà in trasferta al Sinigaglia, lasciando vuoti quasi mille posti nel settore ospiti. La protesta, documentata il 9 aprile 2026, nasce dal rifiuto dell’obbligo di registrazione preventiva imposto dal club lariano per l’acquisto dei biglietti. I tifosi organizzati hanno definito la prassi una «aberrante imposizione» che «calpesta la nostra identità», ricordando analoghe scelte di protesta già adottate in passato contro Juventus e Sassuolo.
Quel che era cominciato come un dato curioso rischia così di trasformarsi in un evento con più livelli di lettura: da una parte la ricerca di una risposta tecnica per scardinare l’Inter, dall’altra la dimensione simbolica rappresentata dall’assenza di una parte della tifoseria avversaria. Per il Como la partita della 32ª giornata resta l’occasione per chiudere un cerchio e dimostrare che il percorso stagionale, costruito su qualità di gioco e risultati, non ha limiti fissi. I dati indicano una storia: come tutte le statistiche, però, sono fatti destinati a cambiare con la prossima partita.