La Figc ha affrontato una lunga fase di incertezza nella scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale che è iniziata alle dipendenze del nuovo settore tecnico guidato da Paolo Maldini e Leonardo con il presidente Giovanni Malagò attivamente coinvolto nel processo di nomina.
La vicenda ha assunto rilevanza nazionale e internazionale perché riguarda la guida della squadra che rappresenta l’Italia nelle competizioni internazionali e perché ha esposto tensioni tra dirigenza, politica e scelte commerciali dei candidati.
Il tentativo su Pep Guardiola e la prima fase di scelta
Il progetto iniziale del nuovo assetto tecnico prevedeva il tentativo di convincere Pep Guardiola a diventare commissario tecnico. Maldini e Leonardo hanno organizzato un viaggio a Barcellona per incontrarlo, ma il colloquio non ha portato all’accordo voluto: Guardiola ha lasciato intendere di non voler tornare in panchina e ha manifestato scarsa convinzione verso l’offerta ricevuta.
La candidatura di Andrea Pirlo e il caso Fonbet
Con Guardiola fuori dai giochi l’attenzione si è spostata su Andrea Pirlo, ritenuto inizialmente un candidato praticabile da parte della dirigenza tecnica. La candidatura di Pirlo è però stata messa in difficoltà da un contratto commerciale che lo legava a Fonbet, un sito di scommesse con sede ritenuta problematica in relazione alla rappresentanza della Nazionale.
Il rilievo politico e istituzionale del contratto ha trasformato una scelta tecnica in un terreno di scontro pubblico tra figure del mondo dello sport. Il ministro dello Sport ha definito l’episodio come una «brutta figura per il calcio italiano», mentre il presidente della Figc ha commentato che “dipende da chi l’ha fatta.”
La posizione di Maldini, Leonardo e Malagò
Maldini e Leonardo hanno continuato a sostenere Pirlo nonostante le ripercussioni politiche e mediatiche, sostenendo la necessità di un progetto tecnico e di continuità. Malagò ha assunto un ruolo più direttivo nella fase finale delle valutazioni e ha deciso di escludere la candidatura di Pirlo dal prosieguo della selezione.
La dinamica dei rapporti tra i tre dirigenti è risultata centrale nella gestione della crisi: la scelta dei nomi, i tentativi di convincimento dei candidati e la gestione delle reazioni istituzionali hanno determinato una fase di 18 giorni caratterizzata da incertezze e colpi di scena.
La scelta finale e le reazioni successive
Con Pirlo escluso dagli scenari possibili, la Figc ha orientato la scelta su Roberto Mancini, considerato dalla dirigenza come un profilo più stabile e capace di garantire esperienza alla guida della Nazionale. Mancini è stato individuato come soluzione per chiudere la fase di instabilità e avviare un percorso di rilancio tecnico.
La vicenda ha suscitato attenzione anche all’estero e ha generato commenti critici sul modo in cui la nomina è stata gestita. La ricerca del ct è rimasta comunque un processo in evoluzione fino all’annuncio definitivo della designazione di Mancini.
Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2026



