Il calcio torna sotto i riflettori non per un risultato sportivo, ma per le parole di Hector Bellerín ex Arsenal e attualmente terzino del real betis. In un intervento televisivo il difensore, che ha 31 anni, ha affrontato temi sociali delicati: la scarsità di calciatori dichiaratamente omosessuali nei campionati professionistici e il ruolo del mondo del calcio davanti a crisi umanitarie internazionali.
La conversazione è stata inquadrata da esempi concreti: l’episodio dei cori anti-musulmani durante l’amichevole tra Spagna ed Egypt al RCDE Stadium nonostante il protagonista assoluto della nazionale spagnola sia Lamine Yamal musulmano, e l’esperienza di club come Athletic Club che hanno preso posizioni pubbliche rispetto alla situazione in Palestina. Queste osservazioni hanno spinto Bellerín a descrivere come alcuni calciatori preferiscano andarsene piuttosto che affrontare ambienti ostili.
Omofobia negli spogliatoi: la fuga dei giocatori
Secondo Bellerín, il fenomeno non è solo una sensazione personale ma un problema strutturale: «me lo chiedono moltissimo», ha spiegato, dicendo di non aver conosciuto personalmente calciatori professionisti apertamente omosessuali. Racconta di un incontro con un antropologo che gli ha spiegato come, nel passaggio tra le categorie giovanili e il calcio professionistico, molti giocatori che non si riconoscono nell’eterosessualità «si allontanano perché gli spazi non sono sicuri per loro».
Questa analisi mette al centro la dinamica degli spogliatoi come contesti sociali dove atteggiamenti ripetuti e linguaggi discriminatori possono determinare scelte di carriera. Bellerín ha sottolineato che il calcio «riflette la società»: dove la società mostra intolleranze, gli impianti sportivi e i club finiscono per riprodurle, creando un circolo che allontana talenti e limita la diversità.
Relazioni personali e ambiente di squadra
Nel corso dell’intervista sono emerse anche riflessioni personali: il legame con Borja Iglesias, compagno di squadra al Betis e ora al Celta de Vigo è stato citato come esempio di supporto reciproco all’interno del gruppo. Bellerín ha ricordato il periodo a Sevilla in cui i due erano «uniti come chiodo e carne», sottolineando come la presenza di alleanze positive in uno spogliatoio possa fare la differenza rispetto a un ambiente ostile o indifferente.
Il calcio, Palestina e Ucraina: accuse di ipocrisia
Oltre al tema dell’omofobia, Bellerín ha criticato la reazione del mondo del calcio di fronte a eventi geopolitici. Ha evidenziato la differenza di atteggiamento osservata tra la mobilitazione pubblica che accompagnò l’invasione russa dell’Ucraina e la risposta molto più contenuta rispetto alla situazione in Palestina. Il giocatore ha osservato che nel caso dell’Ucraina si videro bandiere sui tabelloni e prese di posizione diffuse, mentre per la tragedia in Palestina l’impegno è apparso più limitato.
In Spagna, secondo Bellerín, solo Athletic Club mantenne una posizione pubblica netta, ospitando una partita tra la nazionale basca e la nazionale di Palestine con i proventi devoluti per gli aiuti nella Gaza. Questa iniziativa è stata citata come esempio concreto di come una società sportiva possa tradurre la protesta o la solidarietà in azione tangibile.
Contestualizzazione dell’episodio al RCDE Stadium
Il riferimento ai cori contro i musulmani durante l’amichevole Spagna-Egypt al RCDE Stadium è servito a Bellerín per illustrare come comportamenti discriminatori possano manifestarsi anche in contesti internazionali, a prescindere dall’identità dei singoli giocatori. L’episodio ha richiamato l’attenzione sul fatto che nemmeno la presenza di un talento musulmano come Lamine Yamal abbia impedito il verificarsi di cori offensivi, a dimostrazione dell’entità del problema.
Nel complesso, le parole del terzino del Betis hanno riacceso il dibattito su quanto il mondo del calcio sia pronto a gestire tematiche sociali complesse: dall’accoglienza e sicurezza negli spogliatoi fino alla coerenza nelle risposte pubbliche rispetto a crisi internazionali. Le sue osservazioni mettono in luce tensioni reali tra l’immagine pubblica del calcio e le pratiche quotidiane all’interno dei club.



