Attribution model con intelligenza artificiale per aumentare il ROAS e migliorare la customer journey

I dati ci raccontano una storia interessante: un attribution model guidato dall'intelligenza artificiale può sbloccare opportunità misurabili lungo il customer journey

Come l’attribution model guidato dall’intelligenza artificiale ottimizza il ROAS
I dati ci raccontano una storia interessante: il marketing oggi è una scienza. Nella sua esperienza in Google Ads, Giulia Romano osserva come un attribution model intelligente possa trasformare budget sparsi in campagne con ROAS misurabile. L’articolo spiega la tendenza, analizza performance reali, descrive un case study e propone una tattica praticabile per implementare un modello di attribuzione basato su intelligenza artificiale.

Attribution model è l’insieme di regole che assegna valore ai touchpoint del percorso d’acquisto.

1. Trend: perché l’attribution model AI è la prossima frontiera

I dati raccontano una storia interessante: il passaggio dal click all’interazione richiede strumenti diversi. Nei touchpoint moderni — social, search, display, email — il valore si distribuisce su più punti di contatto. Per questo motivo, l’adozione di modelli che valutino il contributo effettivo di ogni touchpoint è diventata prioritaria.

2. Analisi dati e performance

Nella sua esperienza in Google, Giulia Romano ha confrontato tre approcci: last-click, time-decay e un modello AI basato su causal inference. Le analisi si sono svolte su campioni controllati e su periodi omogenei per stagionalità.

I risultati mostrano vantaggi misurabili. Il modello AI ha migliorato il ROAS medio del 18-30% rispetto al last-click. Ha aumentato il CTR delle campagne ottimizzate del 12% e ridotto il CPA del 22% in test A/B condotti su sei settimane. Questi indicatori suggeriscono una redistribuzione del budget verso touchpoint sottovalutati dal last-click.

Metriche chiave osservate:

  • CTR: incremento mediato del 12% sulle creatività ottimizzate in base all’attribuzione AI.
  • ROAS: miglioramento del 18-30% dopo riallocazione budget verso canali con contributo incrementale.
  • Tasso di conversione: aumento del 9% grazie a targeting più preciso.
  • CPA: riduzione del 22% grazie a un bidding basato su valore reale di conversione.

3. Case study dettagliato: e-commerce moda (Q4 2025)

Contesto: un e-commerce di moda con traffico omnicanale (search, social, display, email). Obiettivo: aumentare il ROAS durante il periodo promozionale di Q4. È stato implementato un attribution model AI integrato con feed di conversioni server-side e dati CRM.

Approccio

I dati raccontano una storia interessante: la redistribuzione del valore tra touchpoint modifica le priorità di investimento.

La strategia ha previsto tre linee operative. Primo, integrazione server-side del feed di conversioni per migliorare la qualità dei segnali. Secondo, sincronizzazione dei dati CRM per arricchire le regole di bidding con il valore cliente. Terzo, riallocazione dinamica del budget verso canali con contributo incrementale misurato dall’attribution model.

Dalla esperienza di Giulia Romano in Google emerge che l’adozione di segnali server-side riduce la perdita di attribuzione tra dispositivi. Di conseguenza, il bidding basato su valore ha permesso di ridurre il CPA e aumentare il tasso di conversione.

La misurazione ha combinato metriche di performance e metriche incrementali. Sono stati usati test A/B e analisi holdout per isolare l’impatto delle variazioni di budget. I risultati hanno confermato il miglioramento del ROAS e la crescita del CTR registrati nella fase iniziale.

Prossimi step attesi: estendere il modello a canali non brand e automatizzare regole di riallocazione in tempo reale. Il monitoraggio continuerà sui KPI principali: ROAS, CPA, tasso di conversione e metriche incrementali.

Il monitoraggio ha guidato tre interventi principali:

1) Implementazione di raccolta dati server-to-server per ridurre la perdita di tracciamento.

2) Training di un modello causale volto a stimare il contributo marginale di ogni touchpoint.

3) Riallocazione dinamica del budget e delle strategie di bidding verso i canali con valore incrementale più elevato.

Risultati

I dati ci raccontano una storia interessante: rispetto al periodo precedente basato su last-click, in otto settimane sono emersi miglioramenti misurabili.

  • ROAS è passato da 3,2x a 4,1x, pari a un aumento del 28%.
  • CTR medio delle campagne search e social è aumentato del 14%.
  • CPA è sceso da 28€ a 21€, corrispondente a una riduzione del 25%.
  • Funnel: incremento dell’11% nelle micro-conversioni (iscrizioni newsletter, aggiunte al carrello), utile per attività di nurturing e fidelizzazione.

L’analisi di attribution basata su intelligenza artificiale ha evidenziato che il canale display contribuisce per il 18% alle vendite incrementali, soprattutto tramite awareness e retargeting sequenziale.

Il monitoraggio proseguirà sui KPI principali — ROAS, CPA, tasso di conversione e metriche incrementali — per rilevare variazioni di performance e ottimizzare ulteriormente la distribuzione del budget.

4. Tattica di implementazione pratica

Playbook operativo: una sequenza di azioni ripetibili per trasferire in campo le analisi di performance. Il testo seguente descrive i passaggi essenziali, presentati in forma impersonale e replicabile dai team di marketing.

Prima fase: consolidamento dei dati. Si centralizzano i segnali provenienti da fonti primarie e si verifica la qualità delle variabili chiave. L’obiettivo è ottenere una vista unificata del customer journey e delle conversioni attribuite.

Seconda fase: segmentazione e priorità. Si definiscono segmenti basati su valore potenziale e comportamento. Si assegnano priorità alle audience con maggiore impatto sul rendimento economico.

Terza fase: sperimentazione controllata. Si avviano test A/B e test su campioni stratificati per isolare l’effetto delle variazioni creative e di budget. Si monitorano metriche robuste per decisioni basate su evidenza.

Quarta fase: automazione delle decisioni. Si implementano regole e script per riallocare budget in tempo quasi reale sulle audience più performanti, mantenendo soglie di sicurezza per il controllo dei costi.

Quinta fase: revisione e scaling. Si valutano i risultati, si aggiornano i modelli di attribuzione e si scala progressivamente ciò che genera valore misurato. I dati guidano le scelte successive.

Infine, il processo prevede checkpoint periodici per assicurare coerenza tra obiettivi di business e attività operative. Nei cicli successivi si attende un miglioramento continuo delle metriche di conversione e dell’efficienza di spesa.

Giulia Romano indica passaggi operativi per trasferire le analisi nel marketing digitale e migliorare l’efficienza delle campagne.

  1. Centralizza i dati: integra le conversioni server-side e il CRM con Google Marketing Platform o piattaforme equivalenti per ottenere un dataset completo e coerente.
  2. Seleziona il modello: partire da un modello di attribution multi-touch e implementare un layer di machine learning per stimare i contributi marginali. Se non sono disponibili risorse interne, valutare soluzioni SaaS che supportino la causal inference.
  3. Testa con experimenti: utilizzare A/B test o esperimenti holdout per validare i segnali del modello e misurare l’incrementalità delle attività.
  4. Rialloca budget dinamicamente: integrare le stime di valore nelle strategie di bidding (CPA target o ROAS target) e aggiornare le creative per i segmenti ad alto valore.
  5. Automatizza il monitoraggio: predisporre dashboard con aggiornamenti giornalieri su CTR, ROAS, CPA e attribution lift per supportare decisioni rapide.

Nei cicli successivi si prevede un miglioramento continuo delle metriche di conversione e dell’efficienza di spesa, con iterazioni basate sui risultati degli esperimenti.

Nota pratica: non migrare tutto in una volta. Avvia un progetto pilota su un segmento di audience e scala progressivamente.

5. KPI da monitorare e ottimizzazioni

Per mantenere precisione e responsabilità nelle decisioni, monitorare questi indicatori chiave è essenziale.

  • ROAS: misura finale per valutare il rendimento economico dell’investimento pubblicitario.
  • CTR: indica la rilevanza creativa e la qualità del traffico generato.
  • CPA: controllo diretto dell’efficienza di acquisizione per singola conversione.
  • Attribution lift: percentuale di vendite incrementali attribuite al modello AI rispetto al baseline.
  • Customer journey metrics: micro-conversioni, time to purchase e frequenza di riacquisto, utili per capire il percorso d’acquisto.

I dati raccontano una storia interessante: i KPI devono guidare ciclo di test e ottimizzazioni. Secondo Giulia Romano, ex Google Ads specialist, le iterazioni sistematiche su segmenti ridotti consentono miglioramenti misurabili delle performance.

Le ottimizzazioni consigliate includono: test A/B regolari sulle creatività, attribuzione basata su modelli ibridi, integrazione dei dati server-side e allineamento dei KPI tra team marketing e vendite. Si prevede un incremento progressivo del ROAS e della conversion rate grazie alle iterazioni sperimentali.

  • Aggiornare i modelli con rolling window per catturare trend stagionali e variazioni nel comportamento degli utenti.
  • Segmentare per valore cliente: adottare una LTV predittiva per ponderare diversamente le conversioni dei clienti ad alto valore.
  • Verificare i bias di attribuzione: assicurare che i dati rappresentino tutti i touchpoint, includendo traffico organico e canali offline quando possibile.

Conclusione

I dati raccontano una storia interessante: adottare un attribution model guidato dall’intelligenza artificiale è una necessità per massimizzare il ROAS e ottimizzare la customer journey. Secondo Giulia Romano, ex Google Ads specialist, i team che hanno centralizzato i dati, condotto test sperimentali e automatizzato il bidding hanno registrato miglioramenti misurabili e ripetibili. Il marketing oggi richiede un approccio scientifico: misurare, sperimentare e scalare con iterazioni continue.

A seguito delle iterazioni sperimentali si prevede un incremento progressivo del ROAS e del tasso di conversione. Tra i prossimi sviluppi attesi vi è una maggiore integrazione dei dati offline nei modelli di attribuzione per ridurre i bias e migliorare le decisioni di allocazione budget.

L’articolo propone l’analisi del funnel e l’elaborazione di un piano pilota di attribution AI fondato sui dati.

Secondo Giulia Romano, ex Google Ads specialist, i dati ci raccontano una storia interessante: l’integrazione dei dati offline contribuisce a ridurre i bias nei modelli di attribuzione.

Il percorso prevede la valutazione dei punti di attribuzione, test pilota e linee guida per l’implementazione tecnica, con attenzione alla misurabilità dei risultati.

L’approccio privilegia metriche replicabili e dashboard che supportano decisioni di allocazione budget basate su evidenze.

È atteso un aumento delle integrazioni cross-channel nei modelli di attribuzione, condizione che potrà migliorare la precisione delle strategie di marketing.

Scritto da AiAdhubMedia

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