Calcio. Foggia dov'eravamo rimasti?

venerdì 25 agosto 2017

Il Foggia sulle figurine Panini (album Panini) ndr
di Mario Schena


Foggia 25 ago - Si riparte e qualcuno ci aggiungerebbe un sacrosanto “era ora”. Diciannove anni. Un’eternità. Una intera generazione che ha passato la sua infanzia e la sua giovinezza nell’inferno della Serie C. Una generazione che ha sentito di quello che il Foggia era stato in passato da Pugliese a Toneatto a Puricelli passando per Marino e per quello che era stata “Zemanlandia”. Storia consegnata agli archivi del calcio documentata da vecchi filmati e tramandata dai racconti dei papà con gli occhi persi nel vuoto e pieni di nostalgia. Dove eravamo rimasti? Gli album “Panini” e la storia dei rossoneri scritta da illustri colleghi possono rinfrescare la memoria ed anche noi che quei tempi li abbiamo vissuti abbiamo deciso di far rivivere l’ultimo atto del Foggia tra le Big del calcio, per far comprendere ai numerosi tifosi e appassionati il crollo del sodalizio dauno avvenuto nell’ultimo campionato di serie B e la condanna dei rossoneri a patire per quasi un ventennio nel Limbo del calcio degli sconosciuti o quasi. Era la stagione 97/98, la stagione nota per le varie “aste” tenutesi al tribunale di Napoli per l’acquisizione del pacchetto azionario del Foggia. I vari gruppi, illudendo la piazza, non riescono a prendersi il Foggia, fallisce nell’intento il gruppo capeggiato dall’avvocato Follieri, seguito dal duo Villani e Mercuri che se la batte con il gruppo di Perrone e Del Buono. Inizialmente sembrano spuntarla Villani e Mercuri che versano subito due miliardi, ma successivamente risulteranno inadempienti. Si va avanti con la curatela fallimentare, la parte organizzativa viene affidata all’inesperto Giovanni Galli e la panchina va a Mimmo Caso, che dopo aver sbagliato uomini e tattiche viene sostituito da Cancian che si rivelerà anch’egli un fallimento tanto che dopo aver pareggiato ad aprile tre a tre a Treviso con i rossoneri in vantaggio di due gol ad otto minuti dalla fine, riconsegna la panchina a Caso. Di quel Foggia faceva parte Giuseppe Colucci, attuale direttore generale della società. La squadra è zeppa di giovani e prestiti. Tre gli stranieri Axeldal, Back e Vukoja, ma non faranno la differenza. L’inizio della stagione non è male. Si supera il primo turno di Coppa Italia con il Cosenza e si va vicino all’impresa a Milano contro l’Inter di Ronaldo dove si va fuori dalla manifestazione subendo un gol con il portiere rossonero Roma a terra. E’ la stagione in cui il Foggia subisce un mare di rimonte. Ben otto nel girone di andata, dove l’unico sussulto la squadra di Caso lo ha battendo la Salernitana capolista allenata da Delio Rossi. Poi un mare di alti e bassi. Le due vittorie consecutive contro Monza e Padova tengono viva la fiammella della speranza. Il Foggia può ancora farcela anche grazie alla vittoria di Castel di Sangro dove Roma para un rigore a Spinesi, ma il Foggia si gioca tutto nello scontro diretto contro il Ravenna dove la vittoria avrebbe consegnato la salvezza al Foggia. In vantaggio di due reti i rossoneri si fanno raggiungere a pochi minuti dalla fine. Si può ancora credere nella salvezza, ma bisogna almeno pareggiare a Salerno e sperare contestualmente nella sconfitta del Monza. La Salernitana non ci grazia, restituendo al Foggia un vecchio dispetto. Si va in C. Ora però si riparte. Società solida, organico di prim’ordine e tecnico bravo e preparato. Si riparte contro un pezzo importante della storia del Foggia quel Zdeneck Zeman che proprio a Foggia ha spiccato il volo verso mete ambiziose dopo aver fatto divertire tutta l’Italia con il suo Foggia dei Signori, Baiano, Rambaudi, Shalimov, Di Biagio ed altri soci fondatori del più bel parco calcistico mai esistito: “Zemanlandia”. Sarà dura contro il maestro, ma sarà bello batterlo.



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