"O mia bela Fiorentina, che te brillet de luntan..."

martedì 13 novembre 2012

di Giovanni Sgobba
MILANO- Non bisognava sbancare San Siro per capirlo, semmai la "Scala del calcio", per la sua fama storica, può conferire trionfi e riconoscimenti. Il calcio espresso dalla Fiorentina di Montella merita questo palcoscenico ed è un vero peccato che per questa stagione abbia terminato di esibirsi, laddove, quando primeggiano le tinte rossonere, di bel calcio se ne vede ben poco. Dipende dai punti di vista, certo, ma non si può non affermare democraticamente che la Fiorentina di Vincenzo Montella, alla dodicesima giornata di campionato, rappresenti la cosa più riuscita del campionato italiano. La risposta genuina alla crisi che cuce i portafogli dei presidenti: un allenatore giovane, ma con un background solido, tanti giocatori determinati con la voglia di affermarsi o di rimettersi in gioco. Se ci sono questi due, tre fattori, ne seguirà anche un quarto: la pazienza dei tifosi che vedono serietà nel progetto. 
Ecco perché l'1-3 fa ancora più effetto. La Fiorentina è tutto ciò che il Milan non è, ma che tanto vorrebbe essere: un gruppo messo su in mezza estate coeso e soprattutto non fisso e fermo nella sua staticità. Ogni pedina risulta essere interscambiabile da dimenticarsi che Jovetic non ha preso parte al trionfo viola. 

Sarà che le stagioni calcistiche si susseguono tra alti e bassi altalenanti, sarà che l'anno passato la viola era sull'orlo fallimentare, mentre il Milan provava a bissare lo scudetto della passata stagione, sarà, ma per motivi differenti sono entrambe partite da zero, volente o nolente andava messa una linea rossa sulla stagione passata. 
Il tasto reset sembra, però, aver formattato la memoria rossonera: da come si sta sul campo, da come si difende a come si attacca, passando attraverso lo schema da utilizzare, a tal punto che Mexes, difensore (stando ai suoi precedenti), si dimentichi come fronteggiare Borja Valero sul goal del 0-2, salvo poi reinventarsi elegante attaccante, che con un tacco al volo, colpisce il palo sul quale si avventa Pazzini per l'illusorio goal della speranza. E anche Allegri sembra aver perso lucidità e la certezza di essere seguito: mettere tante punte senza raziocinio è un eccesso inutile, è fuffa. E' il gesto più prossimo allo sbaraglio totale, fatto con la stessa intelligenza di certi semafori cittadini.

Teniamoci, invece, stretti la Fiorentina che nel disorientamento calcistico italiano può rappresentare una linea guida: oltre alle caratteristiche sopra enunciate, aggiungeteci pure che esprime il miglior calcio soprattutto mantenendo ermetica la difesa con soli 9 goal subiti (solo 2 in casa). Si può essere spettacolari e (con)vincenti senza i pirotecnici 5-4 (qualcuno ha pensato a Zeman?), tanto che, guardandola sul prato milanese di San Siro, vien voglia di cantare "o mia bela Fiorentina, che te brillet de luntan..."



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