Milan - Inter 0-1: un Derby anomalo, lento ed insufficiente

lunedì 8 ottobre 2012


di Giovanni Sgobba
MILANO- Quando Samuel ha sbloccato la partita al terzo minuto di gioco e quando, qualche istante dopo, Milito ha sciupato rovinosamente la palla del 0-2, il pensiero è stato: "qua finisce in goleada".
Del resto in una stagione dove tutto gira storto e le beffe sembrano ordinarie, anche l'Inter avrebbe potuto, a distanza di un decennio, riprendersi la rivincita per quel 6-0 tennistico che in molti ancora ricordano. Perché dico questo? Quella partita fu sbloccata proprio al terzo minuto da Comandini e, ieri, la disorganizzazione del Milan nei primi 5-6' per certi versi ha ricordato molto quella dell'Inter di Tardelli di quella nefasta sera di maggio. Ma a mente lucida i fantasmi sono stati presto scacciati: Milito non è stato letale quanto Shevchenko, l'Inter di ieri non voleva dominare il match come quel Milan di Cesare Maldini e soprattutto, per quanto in difficoltà possa essere questo Milan, non è (al momento) ridotto in macerie e spaesato come quella formazione neroazzurra, demoralizzata per una stagione fallimentare.
Dopo dieci minuti burrascosi, in effetti, la partita ha cambiato profilo evidenziando la carente qualità di idee (di tecnici ed giocatori) di entrambe le formazioni. E se viene annullata, l'unica giocata pazzesca in una gara insufficiente, ovvero la rete di Montolivo, allora non era destino vedere un po' di spettacolo.

 L'Inter, quella che vorrebbe puntare allo scudetto, dopo nemmeno un quarto d'ora di gara, ha alzato barricate per difendere un (UNO) preziosissimo goal e di fatto consegnando ai rossoneri, le chiavi del gioco, con l'intento di ripartire e di far male in contropiede. Contano i tre punti, certamente, chi vince ha sempre ragione, verissimo, ma arroccarsi fin dal primo tempo (l'espulsione di Nagatomo ha semmai enfatizzato questa scelta, più che motivarla), chiudersi a riccio e soffrire oltre al dovuto solo perché si ha paura di mettere il muso al di là del centrocampo è roba da masochisti, ma tant'è che l'andamento delle partite della squadra di Stramaccioni sta evidenziando un comune denominatore: far giocare gli altri, aspettare l'errore avversario per attaccare. Sagacia e furbizia tattica o mancanza di idee?Dopo la partita contro la Fiorentina e questo derby, aspettiamo il terzo indizio per smascherare i reali intenti di Stramaccioni.

E il Milan? Di sicuro non se la passa meglio, anzi, se avesse potuto, avrebbe volentieri lasciato il pallino del gioco ai cugini. L'evoluzione del match ha messo il Milan ed Allegri dinanzi ad un serio problema, ovvero, l'incapacità di saper e voler offendere. L'atarassia più estrema: De Jong si lava le mani da qualsiasi responsabilità di regia, Abate, entrato nella ripresa quando l'Inter era in 10, e quindi teoricamente fresco, si è limitato a girare la palla all'indietro, El Sharaawy non ha superato un avversario, Boateng si schiacciava troppo in area vanificando la sua qualità nel dribblare l'uomo in progressione.
Troppo, davvero troppo poco per una squadra che annaspa nella parte di destra della classifica e che in superiorità numerica, non ha saputo sfondare la difesa avversaria. E' mancata la rabbia agonistica, pensare di poter riacciuffare la partita: crossare sempre dalla sinistra è stata l'unica idea espressa in 90'. Tanti limiti in una squadra dove Emanuelson, Bojan e Montolivo hanno provato a metterci impegno, tentando qualche dribbling, qualche conclusione, ma di fatto sono stati annullati dall'inconsistenza degli altri. Soprattutto l'ex centrocampista viola, criticato la settimana scorsa per l'ingenuità di Parma, non ha sofferto pressioni e ha portato avanti la croce, non temendo figuracce e provando più e più volte il tiro da lontano.
A chi è sembrato che il Milan stesse giocando in superiorità numerica? Attualmente la formazione di Allegri, nel suo andamento altalenante, più che ad un Ulisse che si spinge al di là dei propri limiti, assomiglia ad  una Penelope che fa e disfa costantemente la tela: progressi a Parma ed a San Pietroburgo, vanificati in una sola, scialba, serata.

Insomma, paradossi e contraddizioni di un derby insufficiente, lento (non ce ne voglia Cambiasso, ma se è stato il migliore a centrocampo, pur non essendo più quello di una volta, qualcosa vorrà dire) ed anomalo. Anomalo anche tra gli spalti, dove, a causa dello scambio Cassano - Pazzini, si sono visti stessi striscioni, ma in curve invertite, rispetto alla passata stagione ("Interista diventi pazzo" suona come un dejà vù) e dove   in sostanza 3/4 del pubblico ha ben pensato di fischiare (lecito) ed insultare, anche con striscioni offensivi, (gesti da condannare) l'ex Cassano, piuttosto che incoraggiare i loro beniamini, spronarli nel dare qualcosa di più. E' comprensibile l'amarezza più profonda per una stagione travagliata, ma ad ottobre già iniziato, recriminare qualcosa che ormai è passato, perde qualsiasi senso logico. Anche perché c'è un presente che più che rosso, tende al nero...




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