El Sharaawy segna, gli altri no. I (non) numeri dell'attacco rossonero preoccupano

lunedì 29 ottobre 2012

di Giovanni Sgobba
MILANO- Il Milan ed Allegri possono respirare per qualche giorno, prima di ributtarsi in campionato nella sfida contro il Palermo. Sabato, contro un Genoa forse ancor più inguaiato dei rossoneri, il Milan ha ritrovato il successo dopo 3 sconfitte consecutive tra Serie A e Champions.
Tralasciando per una giornata la questione sistema di gioco,  i rossoneri hanno sbloccato un match dall'andamento atarassico solo nel finale grazie alla rete del solito El Sharaawy. Bene, si potrebbere dire, ha segnato ANCORA il giovane attaccante con la cresta. Ma il sorriso nel vedere come il ragazzo con la maglia n. 92 stia crescendo in maniera costante ed esponenziale, svanisce, qualche istante dopo, riflettendo sul fatto che abbia segnato ANCORA UNA VOLTA SOLO lui. E gli altri?
Preoccupa e tanto, come l'intero sistema d'attacco del Milan sia con le polveri bagnate. Nessuno segna, e nessuno ci prova per lo meno. Il Milan, stando a dati statistici, rischia di rimanere impantanato in una situazione che oramai da mesi non si sblocca. In campionato, infatti, in 9 match disputati, i ragazzi di Allegri sono andati a segno solo 10 volte ed hanno subito 10 goal. Che significa? Che se il Milan non chiuderà prontamente il rubinetto in difesa che continua a perdere ed in attacco non si sbloccaneranno le punte, la media continuerà ad essere sempre più nera (che rossa). E' la stagione del letargo non è ancora iniziata.
Ancor più facile in Champions: 3 partite, 3 goal fatti e 3 subiti. Elementare no?
Non paghi dei numeri, è anche nella maniera in cui il Milan ha sengnato che non può rallegrare: oltre ai 7 goal di El Sharaawy in questa stagione, si registra la tripletta di Pazzini conto il Bologna (rivelatasi, al momento, solo un fuoco di paglia), la rete di De Jong sfiorata leggermente in Lazio - Milan, e la rete di Emanuelson su punizione (deviazione che ha spiazzato il portiere) contro lo Zenit ed un autogoal, sempre contro i russi.
Qui non c'è cura tattica che possa risanare questo deficit: possiamo parlare di moduli poco idonei a Pazzini, dei continui infortuni in avanti, dei capricci di chi avrebbe dovuto essere il leader, ma il mio pensiero è sempre lo stesso: se un ragazzino che ha da qualche giorno compiuto 20 anni, dimostra di essere abbastanza maturo da non soffrire cambi di moduli e tale da caricarsi sulle spalle una squadra a suon di goal e di prestazioni cariche di ripiegamenti difensivi, beh possiamo parlare di tutto, ma parleremmo di infantili giustificazioni...




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