Angelli: "Dobbiamo cambiare il calcio italiano". Ecco le sue idee. Ma verrà ascoltato?

sabato 27 ottobre 2012

di Giovanni Sgobba
TORINO- "Il calcio si sta evolvendo ma non aspetterà l’Italia". Un tracollo sempre più evidente che non può trovare unica giustificazione nella crisi che sta colpendo il paese, ma anche l'Europa intera. La crisi, certamente, ha rallentato il la macchina calcistica, ma se l'Italia avesse attuato, quando era possibile, uno sviluppo concreto e stabile, ora non ci troveremmo così alla deriva e per di più paralizzati. I continui rallentamente nelle Coppe europee sono alla vista di tutti. Molteplici inoltre sono le differenze struttali che sempre più allargano la forbice tra il nostro paese ed il resto del continente, dalla politica dove gli sviluppi delle leggi sugli stadi sono impantanati, alle spaccature all'interno della Lega, passando attraverso gestioni finalizzate a fare i propri interessi.  Senza dimenticare che siamo avvezzi a rimandare sempe al giorno dopo.
L'imput, allora, per una scossa rapida, arriva dal presidente della Juventus, Andrea Agnelli, che alza la voce in vista delle scadenza elettorali di Coni, Figc e Lega e smette i panni strettamente dirigenziali per abbracciare un progetto atto a risanare tutto il movimento calcistico.
Si può essere di parte o no, ma è indubbio che attualmente in Italia il miglior esempio lo sta dando il club di Torino: l'isolato esempio nazionale di stadio di proprietà ha dato i suoi primi frutti nel bilancio 2011-12, approvato con perdite dimezzate rispetto a un anno fa (da 95,4 a 48,7 milioni) e con ricavi in crescita del 24%. Un progetto che, come avviene in ad esempio in Inghliterra o in Germania, non si ferma solo al terreno di gioco: lo sviluppo immobiliare, infatti, prevede inoltre la riqualificazione della circostante area per un investimento da 40 milioni.
Il gap tra la Juventus e il resto dell'Italia è già partito, ma su questo Agnelli non si sente vincitore: "Noi, però, possiamo arrivare fino a un certo punto, dopodiché è il sistema tutto che deve crescere. Il calcio italiano, dopo i fasti degli ultimi trent’anni, sta vivendo un declino rapidissimo, il suo modello di sviluppo è bloccato da alcuni fattori che riflettono molto fedelmente la crisi in cui versa il Paese. Dobbiamo riposizionarci a livello europeo". Della serie: abbiamo fatto scuola, ma se la mediocrità è estesa come un tumore su tutto il territorio nazionale, anche noi finiremo per trovarci invischiati.
Cosa fare allora?Agnelli tracce le linee guida:

CAMPIONATI: "I campionati di Ae B rappresentano l’unico vero patrimonio sportivo ed economico del movimento". Una dichiarazione forte che esprime seri dubbi sulla Lega Pro e sui movimenti inferiori. Certamente gli attuali club professionistici sono troppi: ne deriva una qualità inferiore ed un sistema ingolfato. 
 
I GIOVANI E LE SECONDE SQUADRE DI A: E' un concetto trito e ritrito, quello di puntare sui giovani. Esaltiamo squadre estere che hanno cantere e settori giovanili fucine di talenti, eppure siamo ancora ancorati in uno stato di inerzia. Ecco le parole di Marotta "Siamo l'unica nazione a non avere le Squadre B. Ogni anno siamo costretti a mandare in giro decine di giocatori dovendo pagare il premio di valorizzazione". Invece il paradosso è che in Serie B, ma anche e soprattutto in Lega Pro, ci siano giocatori oramai arrivati a fine carriera, che provano ad allungarla giocando in campi di periferia e che inevitabilmente hanno un costo che maggiormente grava sulle società.
 
RICAVI TV ED ESTENSIONE ALL'ESTERO: Aggiunge Agnelli: "Focalizziamoci sulla vendita dei diritti esteri per recuperare il gap con la Premier. Finalmente il 5 in Lega parleremo di statuto e ripartizione delle risorse". Internazionalizzare il prodotto, che nonostante tutto, ha ancora ammiratori sparsi per globo, soprattutto nei paesi oientali o che si stanno affacciando al calcio, come gli Emirati.
Ed inoltre, dare maggiore incidenza sulla componente meritocratica, ovvero, diversa distribuzione di soldi in base alla classifica e non solo al prestigio.
 
STADI: La questione più spinosa e quella che più facilmente risalta agli occhi di tutti, competenti e non. Stadi poco funzionali, malmessi, semivuoti, con gradinate prefrabbricate esteticamente impresentabili. La memoria va a cosa è successo a Cagliari con il vecchio "Sant'Elia" e con il nuovo "Is Arenas". Ancor più fresco quanto è successo al Napoli: ieri, infatti, è arrivata dalla commissione disciplinare dell’Uefa una multa di 150.000 per inadempienze che riguardano il San Paolo a causa di alcuni varchi di ingresso del settore ospiti e del settore disabili che risultano pericolosi per la caduta di pezzi di intonaco.
 
Eppure dal Parlamento e dai massimi sistemi non arriva nessun cenno, solo un silenzio tombale. Ancora una volta...
 
 

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