Champions League: Milan ed il pareggio contro l'Anderlecht. Sforzarsi nel vedere il bicchiere mezzo pieno, anche se non lo è.

mercoledì 19 settembre 2012

di Giovanni Sgobba.
MILANO- Tutto l'ambiente, tifosi in testa, speravano che ascoltando l'inno della Champions, i giocatori del Milan si sarebbero scrollati di dosso paure e timori, galvanizzati dall'importanza che solo un match di Coppa può dare. A fine partita l'unica cosa che hanno potuto udire sono stati i fischi del pubblico (poco).
Qualcosa si è mosso, certo, ma dopo il pareggio a reti bianche contro l'Anderlecht, si è costretti nuovamente fare il "copia ed incolla" di quanto detto e scritto al termine delle due partite casalinghe in campionato.
Ci si deve sforzare nel trovare delle noti positive, laddove in un periodo normale non ce ne sarebbero. Parlando chiaramente, il non aver subito una rete contro la formazione belga non può essere una consolazione, ma al momento, dove tutto gira storto o non gira per nulla, bisogna appigliarsi a qualcosa di positivo, qualsiasi cosa.
Allegri è consapevole che anche ieri sera la difesa un po' ha traballato con le incursioni di Biglia e con le spallate del possente Kanu e di Mbokani, ma l'esperienza di Mexes e di Bonera ed il giusto piglio di De Sciglio hanno permesso di arginare momentaneamente le difficoltà.
Si potrebbe criticare la scelta del tecnico livornese di sostituire Boateng, ma con quel cambio, che ha stizzito il ghanese e che ha fatto gridare in molti allo scandalo, Allegri ha voluto lanciare un messaggio: non basta fare il proprio compitino, tentare un tacco e qualche tiro da fuori, quando si hanno le capacità e le potenzialità per trascinare una squadra. Aiutare gli altri e farsi dare una mano, senza strafare: un solo giocatore non può essere la panacea per un malessere che appartiene a tutta la squadra. Ed El Sharaawy, subentrato proprio al posto del numero 10 rossonero, sembra aver recepito questo messaggio. Basta vedere il linguaggio del corpo, la grinta con la ha recuperato palloni in mezzo al campo, l'intensità con cui ha provato a segnare, per intuire che il "piccolo faraone", che proprio contro l'Atalanta era stato sostituito dopo una prestazione senza sapore, ha capito che in questo delicato momento storico del Milan bisogna dare qualcosa di più.
Ecco che sforzandosi di vedere il bicchiere mezzo pieno, almeno per oggi, è possibile apprezzare l'intensità di Nocerino e di Emanuelson, che, vero, commetteranno pure errori, risulteranno imprecisi ed in certi istanti un po' disordinati, ma  lottano e giocano per tutti i 90' e soprattutto dimostrano di voler essere da Milan.
Steccare all'esordio casalingo una partita sulla carta da vincere, avrebbe significato l'aver compromesso il cammino in Champions, ma in un girone come quello C, dove manca un punto di riferimento e dove Malaga e Zenit devono ancora dare conferme e trovare una loro dimensione, nulla è ancora segnato. Senza illudersi o ingannarsi, ma con la convinzione di poter cambiare rotta, anche questo rende il bicchiere apparentemente mezzo pieno...




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