Disfatta Azzurra: Mourinho e Di Matteo insegnano

lunedì 2 luglio 2012


di Davide Colonna
CRACOVIA- Come si ferma il calcio spagnolo? Come si ferma il "tiki - taka"? Come si può neutralizzare il "marchio di fabbrica" del Barcellona di Guardiola e della Nazionale Spagnola di Del Bosque ormai simbolo del calcio di ultima generazione? Con quali mezzi si può arginare? Ecco le domande che si pongono molti tecnici prima di affrontare un simile incubo. La "ragnatela" di passaggi, il possesso palla esasperato, operato con pazienza, tecnica e soprattutto molta personalità che non permette agli avversari di toccare pallone anche per decine di minuti e che ti punisce quando ti distrai. Chi si trova davanti a squadre che attuano questa tipologia di calcio nel migliore dei modi, sa già che ha poche possibilità di uscirne vittorioso o comunque a testa alta.
Cesare Prandelli, ieri sera e comunque prima di affrontare la Spagna, sicuramente si sarà posto queste domande. Nella partita del girone, la prima del nostro cammino europeo, gli azzurri, riuscirono in parte a disinnescare il meccanismo spagnolo realizzando un pareggio insperato dopo esser passati addirittura in vantaggio ma, sembra che il punticino, non sia servito a tenere i piedi per terra. L'Italia, in realtà, riuscì anche a battere le "furie rosse" in amichevole a Bari qualche mese fa ma, un conto è la partita all'amicizia e un altro è la finale dell'europeo.
Il pareggio "inaugurale", probabilmente, è stata una gran botta di...fortuna e se si riguarda la partita, ci si rende conto che dopo un buon primo tempo e il pareggio spagnolo, le cose ci sono andate fin troppo bene anche grazie ai piedi storti di Torres che sfruttava nel peggiore dei modi le disattenzioni di un sacrificato De Rossi. Rispetto a quel giorno però, molte cose sono cambiate: le motivazioni ma anche la forma fisica di entrambe le squadre.
L'Italia di Prandelli, sarà ricordata per esser stata una delle più belle nazionali ma, anche in questo senso la storia ci insegna che anche chi gioca bene, contro le spagnole ha avuto la peggio o ha dovuto utilizzare altri metodi di gioco meno belli ma di sicuro non meno efficaci per avere la meglio.
Magari il nostro C.t. avrebbe dovuto prendere spunto da due tecnici che si son rivelati le "bestie nere" dei maestri del calcio attuale.
Josè Mourinho e Roberto Di Matteo che rispettivamente con Inter e Chelsea, sono riusciti ad eliminare il grandissimo Barcellona inventore del possesso palla ubriacante. I due allenatori, nelle loro occasioni, adottarono il "catenaccio" all'italiana per poi ripartire in contropiede e tramortire i catalani. L'Inter del triplete, arrivò a schierare Eto'o terzino lasciando il solo Milito avanti ma comunque dietro la linea del pallone mentre Di Matteo e il suo Chelsea, riuscirono a fare esteticamente peggio schierando quasi dieci giocatori in area di rigore ad eccezione di Drogba. Il comune denominatore in entrambe le situazioni però, non sta nello schema difensivo in se ma nel sacrificio di tutti gli uomini, attaccanti compresi, sacrificio che non si è riscontrato nell'Italia dove Balotelli e Cassano erano troppi isolati e troppo pigri per dare una mano ai compagni in fase di contenimento e Montolivo non mostrava di sicuro una autonomia polmonare alla Nocerino.
Analizzando ancora più nello specifico la ragnatela iberica, non solo nel contesto Nazionale ma anche in quello Barça, vediamo che in assenza di un grande finalizzatore (Villa ad esempio), il possesso palla risulta sterile. Spesso e volentieri, lo stesso Messi, non riusciva a sbloccare i risultati senza colpi di genio assoluti. Lionel è però argentino e a maggior ragione, non esistendone uno spagnolo, la tattica del catenaccio poteva risultare efficace anche ieri sera. Certo, avremmo sofferto ma, non avremmo probabilmente preso quattro gol e con un po di fortuna, avremmo anche potuto vincere..ai rigori.
Di sicuro, a tutti fa piacere vedere un bel calcio e l'Italia a tratti lo ha espresso ma, davanti a una netta inferiorità, bisogna mettere da parte la bellezza e considerare la concretezza. Mourinho e Di Matteo lo avevano capito e sono diventati degli eroi per i loro tifosi.
Gli azzurri, considerando anche le interviste pre partita, si sono presentati troppo sicuri, troppo poco umili davanti a un simile avversario che è sicuramente più forte anche della Germania e il K.o è meritato anche per questo.
Che ci serva da lezione per il futuro! La strada imboccata sembra quella giusta e con qualche accorgimento, saremo competitivi anche nei prossimi anni.


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